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Tom Clancy’s Rainbow Six Siege – Recensione

Tom Clancy’s Rainbow Six Siege è un FPS tattico pensato e creato unicamente per il multiplayer, ed infatti è il primo della saga a non presentare una campagna in singolo. Per chi non apprezzasse i titoli “competitivi” o non fosse molto portato per i giochi online, ha comunque a disposizione diverse modalità giocabili contro la CPU, anche se chiaramente è un’esperienza molto risicata e certamente meno appagante che affrontare sfide contro veri giocatori.

Titolo: Tom Clancy’s Rainbow Six Siege
Genere: Sparatutto in 1a persona
Sviluppatore: Ubisoft Montreal
Editore: Ubisoft
PiattaformaXbox One, PC e PS4
Data d’uscita: 1 dicembre 2015

Il succo del titolo, come già detto, è il multiplayer online, che vede due squadre da 5 giocatori ciascuno affrontarsi in scenari di vario genere. Che sia un qualsiasi ostaggio da salvare, bombe da disinnescare o attacchi chimici da evitare, da una parte ci sono sempre ben cinque terroristi di diverse classi a difendere i propri obiettivi, e dall’altra altrettante unità delle forze speciali con l’obiettivo di fermarli (eventualmente estraendo l’ostaggio o disarmando le bombe nemiche). Non ci sono vaste arene esplorabili o campi di battaglia, ma soltanto centri abitati, ville o comunque edifici dove si svolgono le irruzioni e funeste sparatorie. Muri in gran parte distruttibili, porte e finestre dove irrompere, trappole e gingilli di ogni tipo, ma anche classiche sparatorie: tutto è permesso, e combinare al meglio gli strumenti tattici e le abilità delle varie classi è la chiave per la vittoria.

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Ogni scontro infatti inizia ben prima di scendere in campo, con la selezione e la personalizzazione delle classi. Assalitori (le forze speciali) e difensori (i terroristi) sono tutti chiamati a scegliersi uno dei 20 operatori disponibili, 10 per parte, tutti con abilità e caratteristiche molto diverse tra loro. I vari operatori hanno mobilità, velocità e resistenza diversa, nonché diversi tipi di equipaggiamenti: c’è chi è dotato di mitra leggeri, chi di scudi e pistole, ma la varietà la si nota anche negli accessori come granate o esplosivi per le interruzioni. La differenza principale tra gli operatori però sta nell’abilità speciale di ciascuno. Tra gli assalitori spiccano IQ con la sua capacità di individuare equipaggiamenti nemici, Fuze con le sue granate a grappolo che vanno a trapanare un muro ed esplodere dall’altra parte, o Montagne con il suo scudo posizionabile capace di coprire sé stesso e i suoi compagni. Anche i difensori però hanno frecce ai loro archi, come Kapkan con le sue trappole posizionabili su porte e finestre, Mute capace di piazzare dei jammer capaci di rendere inutilizzabili i dispositivi nemici, o Jäger col suo dispositivo capace di individuare e disinnescare le granate prima dello scoppio. In un team non ci possono essere due classi uguali, perciò conviene saper utilizzare al meglio più di un operatore per non trovarsi nei guai se il proprio personaggio preferito è già stato preso da qualcun altro. E’ anche possibile variare gli equipaggiamenti e le armi, scegliendo tra una selezione abbastanza ridotta per ogni operatore, nonché aggiungere mimetiche ed accessori alle proprie armi.

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Dopo essersi preparati è tempo di entrare in gioco e affrontare i nemici. Gli assalitori hanno pochissimo tempo per rintracciare gli obiettivi e i terroristi nella casa usando dei veicoli telecomandati dotati di apposita telecamera, altrimenti dopo dovranno perdere del tempo prezioso per individuarli. Nel frattempo, i terroristi dovranno impegnarsi per barricarsi nella loro zona specifica e prepararsi al peggio, evitando di far passare qualsiasi cosa sotto la loro guardia. In una situazione di ostaggi o di bombe, infatti, gli assalitori hanno pochissimi minuti per fare irruzione ed eliminare ogni contatto sgradevole, per mettere in sicurezza l’ostaggio o disinnescare le relative bombe. Come già detto, i livelli sono sempre ambientati in qualche edificio/casa, ma c’è una gran quantità di porte e finestre nonché muri distruttibili, vicoli, scale, piani multipli… non si è mai al sicuro, ma l’alta distruttibilità non deve ingannare i giocatori: Rainbow Six: Siege non è uno sparatutto frenetico dove si spara all’impazzata, perché tra trappole, fuoco amico e il rischio di colpire l’ostaggio, si causerà il game over. Ancora più importante delle sparatorie è saper mappare al meglio il territorio: che si attacchi o si difenda, è possibile utilizzare una serie di dispositivi (nonché le telecamere a circuito chiuso) per scovare i nemici e segnalarli ai propri alleati.

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Per quanto riguarda il comparto offline, non è presente alcuna campagna principale. Sarà anche un titolo pensato principalmente per il multiplayer, ma una buona campagna non avrebbe assolutamente stonato, anzi! Anche chi dovesse giocare le partite in solitaria, quindi senza amici al proprio fianco, spesso può trovarsi nei guai: basta finire in un gruppo dove nessuno usa il microfono o dove tutti parlano un’altra lingua, e all’improvviso ci si sente dei veri lupi solitari in un campo di battaglia, con ben poche speranze di far bene. Siege è un gioco multiplayer puro, e un gruppo di gioco è altamente consigliato per godersi al meglio il titolo, ma comunque penalizzato dalla mancanza dell’offline vero e proprio.

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Rainbow Six: Siege ha avuto un lancio piuttosto travagliato tra problemi di server, crash, compenetrazione di oggetti, fisica ballerina e altro ancora. Tutt’oggi i problemi persistono, ed ancora gli sviluppatori non si sentono il dovere di porre rimedio. A fare da padrona sono costanti problemi di server che interrompono le partite, problemi di collisione che fanno finire la macchina radiocomandata sotto il livello della mappa o il giocatore incastrato in qualche bordo, e così via. Va soprattutto menzionato anche il sistema di spari che per qualche motivo sembra poco affidabile e preciso. Non parlo del rinculo elevato, ma il tutto appare un po’ impreciso alle volte, confermato ulteriormente dalle killcam dove spesso si vedono nemici sparare apparentemente a caso. Problemi gravi per un gioco del 2015.

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In conclusione, credo che Tom Clancy’s Rainbow Six Siege sia un gioco riuscito a metà. Le mappe e le modalità sono davvero poche e molto simili tra loro, il design dei livelli e degli oggetti presenti è molto elevato, ma purtroppo il tutto viene comunque afflitto da problemi gravissimi di collisione dei poligoni e server ballerini. Inoltre, come se non bastasse, si sente molto la mancanza del single player. Consigliato?Diciamo di sì, ma solo se riuscite a reperirlo ad un prezzo molto vantaggioso e soprattutto se avete amici online con cui giocare.

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