Wasteland 2: Director’s Cut – Recensione

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Uno dei giochi più discussi e attesi del momento è senza dubbio Fallout 4… ma sapevate che la serie esiste solo grazie al primo Wasteland del 1988? All’epoca Wasteland era prodotto da Interplay e pubblicato da Electronic Arts, ma nonostante il successo di critica e pubblico EA preferì puntare su altri progetti, causando una rottura con Interplay. Gli sviluppatori volevano creare un seguito, ma non potendo utilizzare il nome Wasteland poichè detenuto da EA, decisero di chiamare il loro nuovo gioco Fallout…  il resto è storia. Nel 2003 Brian Fargo, il produttore e co-disegnatore di Wasteland, fonda lo studio inXile Entertainment e riacquista i diritti del franchise (che nel frattempo erano passati a Konami), ma nonostante la volontà di creare un seguito per diversi anni le acque sono ferme. Solo nel 2012, grazie al successo di una campagna Kickstarter, Fargo riesce a trovare i fondi per realizzare Wasteland 2, e il gioco arriva su PC nel 2014 ottenendo un grande successo tra gli appassionati. A distanza di un anno, ecco arrivare anche Wasteland 2: Director’s Cut, versione riveduta e corretta del titolo che sbarca anche su Xbox One e PlayStation 4. Abbiamo speso un considerevole numero di ore proprio con la versione per l’ammiraglia di Sony, vediamo quindi se il gioco funziona anche su console.

Sviluppatore: inXile Entertainment
Editore: Deep Silver
Genere: RPG Strategico
Giocatori: 1
Piattaforme: Xbox One, PlayStation 4, PC
Localizzazione: Audio e testi in inglese

Iniziamo subito specificando una cosa: Wasteland 2: Director’s Cut è un RPG strategico con meccaniche, ritmi e livelli di sfida che nel mercato attuale probabilmente non si vedono più da diverso tempo. Se cercate quindi un’esperienza rilassante, facile e che sappia intrattenere senza troppi sforzi potete anche smettere di leggere la recensione, perché vi dico subito che non è un gioco adatto a voi. Se invece avete voglia di fare un tuffo nel passato con un titolo profondo, ricco di lore e storie da scoprire in un mondo enorme e brutale, allora iniziate a salutare la vostra vita sociale, perché il quantitativo di ore che Wasteland 2: Director’s Cut è in grado di rubare sono decisamente tante. Una volta iniziata l’avventura, la prima cosa da fare è personalizzare la nostra squadra composta da 4 Ranger, e tramite l’editor si può scegliere l’aspetto, distribuire i vari punti abilità nello skill tree, oltre alla novità di decidere anche una eventuale storia di background o segni particolari per ogni membro. Oltre a modificare alcune linee di dialogo e dare una personalità più marcata, a seconda delle origini o tratti unici si possono attivare alcuni bonus e malus piuttosto insoliti… come quello della fobia per i numeri dispari, grazie al quale avremo la penalità di -2 punti sulle statistiche dispari, ma un bonus di +2 su quelle pari. Fin dall’inizio quindi è bene pianificare lo sviluppo dei personaggi e assegnare ruoli ben precisi per non ritrovarsi impreparati nelle lande selvagge, poiché il mondo post-apocalittico è tutto tranne che accogliente. Pur non essendo particolarmente ispirato o innovativo (anzi, sa molto di “già visto”), l’ambientazione di Wasteland 2: Director’s Cut svolge comunque il suo dovere presentando mappe vastissime e ricche di segreti, ma soprattutto popolate da pericoli di ogni tipo. I nostri 4 Ranger (che potranno diventare 7 nel corso della storia, più vari alleati temporanei) dovranno vedersela con solo con predoni e animali mutanti, ma anche con trappole e radiazioni varie.

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Una volta entrati a contatto con un nemico, l’area diventa un quadrato suddiviso in diverse caselle, e spendendo i Punti Azione a disposizione dovremo decidere come muovere i vari membri del party e quali azioni eseguire. Lo scenario tuttavia gioca un ruolo fondamentale, poiché bisogna tenere conto delle possibili coperture (che possono anche essere distrutte) e vari ostacoli e dislivelli tra noi e il bersaglio… compresi i nostri alleati. Se non si coordiano bene i comandi c’è sempre il rischio di fucilare un nostro compagno che si trovava sulla traiettoria dei proiettili, ma non sarà raro tuttavia vedere anche nemici che crivellano i loro alleati pur di colpirci, segno di una intelligenza artificiale che forse avrebbe bisogno di qualche aggiustamento. Una delle principali novità di Wasteland 2: Director’s Cut rispetto alla versione originale è il sistema Precision Strikes che, come suggerisce il nome, permette di colpire specifici arti del nemico in maniera molto simile allo S.P.A.V. di Fallout. Questo aggiunge una ulteriore componente strategica, infatti colpire una gamba per azzoppare un predone o eseguire un headshot per disorientare un nemico in armatura può fare la differenza tra la vita e la morte. Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, il successo o meno di ogni azione è determinata da un tiro di dado virtuale, e se da una parte abbiamo un fattore di incertezza e imprevidibilità costante (può capitare che si inceppi l’arma nei momenti critici), dall’altra a volte si assiste a scene piuttosto irrealistiche e assurde, come ad esempio un fucile a pompa che manca un bersaglio praticamente attaccato al nostro personaggio. Il sistema di combattimento a turni in ogni caso si rivela perfetto anche con il pad alla mano. e la nuova mappatura dei comandi non fa rimpiangere mouse  e tastiera… ma non del tutto: al di fuori delle battaglie infatti la gestione dei menù, quest log e inventari è piuttosto scomoda e macchinosa, anche se dopo alcune ore ci si prende la mano.

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Dal punto di vista tecnico Wasteland 2: Director’s Cut non stupisce più di tanto, e nonostante il passaggio alla versione più recente di Unity, il livello di dettaglio generale è ancora piuttosto basso. Non che la grafica sia mai stato il punto di forza anche del gioco originale, ma di sicuro qualche accortezza maggiore in occasione di questa Director’s Cut sarebbe stata gradita… specialmente su console, dove ogni tanto si palesa anche qualche problema di frame rate. Ottimo lavoro invece per quanto riguarda l’audio, poiché finalmente sono stati aggiunti i dialoghi parlati, il che aumenta considerevolmente il coinvolgimento generale. Peccato solo che il gioco sia interamente in inglese sia nei testi che nei dialoghi, per cui se non avete dimestichezza con questa lingua potreste avere non poche difficoltà a comprendere le varie quest e soprattutto cogliere i vari indizi durante le conversazioni. Spesso infatti per capire l’obiettivo di una missione bisogna analizzare i vari documenti e tenere le orecchie aperte per ogni dettaglio, altrimenti ci si ritrova a vagare per ore senza sapere cosa fare con esattezza. A seconda delle risposte e delle scelte compiute inoltre si influenza il corso della trama, con conseguenze spesso tangibili solo dopo diverso tempo.

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In conclusione…

Wasteland 2: Director’s Cut è un titolo molto particolare e difficilmente digeribile per gli standard attuali. Si tratta di un RPG strategico in grado di regalare enormi soddisfazioni e decine di ore di gioco, ma la difficoltà elevata, il ritmo lento e ragionato e lo scoglio di essere solo in inglese potrebbe non far apprezzare in pieno il titolo. Se avete pazienza e vi interessa il genere, in Wasteland 2: Director’s Cut troverete pane per i vostri denti: le varie migliore e novità come la grafica rinnovata (anche se ancora sottotono), il doppiaggio, nuove abilità e perk, il sistema di Precision Strikes e un bilanciamento generale migliore rispetto all’uscita originale rendono l’acquisto fortemente consigliato. Su PC inoltre se avete già acquistato il gioco originale avrete l’upgrate alla Director’s Cut gratuito, per cui non avete scuse.

I videogiochi non sono solo una passatempo per Andrea: da anni ormai scrive su riviste e siti specializzati, trasformando così la passione in lavoro. Ha una ossessione al limite del maniacale per Batman, Star Wars e il collezionismo di statue e collector's edition di videogiochi, tanto che la madre ancora si chiede perché semplicemente non si droghi come tutti i ragazzi della sua età... di sicuro spendeva di meno.

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