Call of Duty: Black Ops III – Recensione

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Eccoci giunti all’appuntamento annuale con Call of Duty, questa volta è il turno di Treyarch con il terzo capitolo dedicato alla saga della squadra Black Ops. Da qualche anno a questa parte, Call of Duty fa parlare di sé sia nel bene che nel male, e uno dei principali motivi è la sua poca volontà nel rinnovare e rivoluzionare la serie. Treyarch con i suoi due precedenti titoli ha sempre dimostrato di voler esplorare nuovi orizzonti usufruendo del brand, ma ci sarà riuscita con questo nuovo capitolo di Call of Duty?

Sviluppatore: Treyarch
Editore: Activision
Genere: First Person Shooter
Piattaforme: PS4, Xbox One e PC/MAC.
Localizzazione: Doppiaggio e testi completamente in italiano.

Gli uomini vinceranno sempre contro le macchine.

Ci troviamo nell’anno 2065, ben quarant’anni dopo gli avvenimenti del secondo capitolo, che vedevano le tecnologie ben sviluppate ed inserite in gran parte del mondo, specialmente nel campo di battaglia, dove la cibernetica prendeva il posto del “simbolico” soldato. Ora gli eserciti sono caratterizzati da soldati cibernetici con protesi a sostituire gli arti mancanti o semplicemente per poter perfezionare le abilità fisiche e motorie dell’individuo. Il nostro protagonista non sarà un personaggio ben definito, saremo noi, tramite editor a scegliere il suo sesso e l’aspetto all’inizio della campagna. La storia ci vedrà nelle prime fasi in una infiltrazione alla ricerca di un MVP, catturato insieme ai suoi fedeli uomini. Il nostro compito sarà quello di salvarlo e riportarlo a casa sano e salvo. Una volta infiltrati nel cuore della base nemica, ed individuato il nostro obiettivo, lo metteremo in salvo. Quest’ultimo ci chiederà di liberare il generale delle forze armate, che i nostri nemici intendono usare a proprio favore. Purtroppo durante l’estrazione dei due ostaggi, saremo lasciati indietro, ed il VTOL partirà senza di noi. Circondati da robot cibernetici dalla forza sovraumana, saremo strattonati e gettati da una collina e durante lo scontro perderemo entrambe le braccia e le gambe. Al nostro risveglio, scopriremo che nella nostra nuca è stato impiantato un chip, il “DNI” ed innestati dei nuovi arti “cibernetici”. La prima cosa che vedremo al nostro risveglio sarà il nostro caro amico Taylor, il quale ci spiegherà che la DNI servirà per comunicare rapidamente con tutti i membri che dispongono di quest’ultima e inoltre, permetterà anche di usufruire di diversi vantaggi tattici. Presto ci ritroveremo a bordo di un treno, ma non si tratterà del presente, ma solo di una simulazione del passato vista attraverso la DNI e trasmessa direttamente al nostro cervello. Il treno in questione è stato dirottato per colpa degli svizzeri, i quali non sono riusciti a prevedere questo attacco terroristico.

Le prime fasi della storia potrebbero ingannare il giocatore, in questo capitolo di Call of Duty infatti il focus principale non sarà la guerra tra nazioni o simili, ma su come la tecnologia possa portare alla pazzia e controllare come tanti burattini l’essere umano, senza che quest’ultimo se ne accorga. La trama è ben strutturata nelle prime fasi, e riesce ad intrattenere fino alla fine del suo corso, anche se purtroppo ci sono momenti troppo prevedibili e scene abbastanza distaccate dalla trama principale, mescolando così diversi argomenti e rendendo quest’ultima abbastanza confusonaria. I personaggi presenti nella storia sono discretamente caratterizzati, e la maggior parte di questi sono integrati abbastanza bene all’interno della storyline. Prima di partire per una missione, il gioco ci darà la possibilità di scegliere per bene il nostro equipaggiamento all’interno di un Hub Centrale, nel quale oltre a scegliere le armi, potremo potenziarle, così come i nostri poteri cibernetici, potenziabili attraverso tre nuclei, tutti differenti tra loro. Tra le tante opzioni, all’interno dell’hub potremo rivedere i collezionabili che abbiamo già raccolto, e inoltre, avremo la possibilità o di cambiare il sesso del nostro personaggio o usare il nuovo vestiario sbloccato con il proseguire della storia principale. Come già detto, purtroppo la storia tende a scendere di qualità verso la fine, e inoltre il finale lascia qualche interrogativo di troppo, che potrebbe creare un po’ di confusione. Dopo aver finito la lunga e travagliata storia, potremo affrontare una nuova campagna chiamata Nightmare, dove ripercorreremo gli stessi ambienti – in ordine diverso – ma come nemici dei mangiacervello. La campagna Nightmare è molto divertente ed è un plus molto piacevole, e che riuscirà ad intrattenere per un altra manciata d’ore.

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Mangia cervello e competizione..

zombie-modeLa modalità Zombie è presente anche in questo capitolo di Black Ops, e la modalità Tranzit è stata sostituita con la mappa Shadow of Evil, dove impersoneremo dei personaggi che sono stati marchiati – come ci spiega il video introduttivo – e che si ritroveranno a lottare contro ondate di zombie. La Zombie Mode si è evoluta in meglio, le possibilità che offre la città di Morg sono immense, a partire dalle armi fino ad arrivare a opzioni come la trasformazione attraverso i rituali. La difficoltà è rimasta tale e quale a quella di Call of Duty: Black Ops II, sconsigliato quindi giocare con un numero di giocatori inferiore a due. La trasformazione gioca un ruolo fondamentale all’interno della modalità Zombie, vi sono infatti alcune aree dove si potrà accedere usando il tentacolo del mostro come se fosse un rampino. Il multiplayer si è rinnovato a dovere, infatti prima di partire nel colorato mondo del gioco online ci verrà chiesto di scegliere uno specialista per iniziare a giocare. Gli specialisti sono dei personaggi specifici con determinate abilità, per esempio: uno di questi è l’Outsider, che possiede due abilità, una di queste è lo Sparrow, un enorme arco con dardi esplosivi, che si potrà usare dopo che la nostra barra dell’abilità speciale sarà piena. I nuovi movimenti dovuti alla tecnologia moderna giovano a favore di un Gameplay molto frenetico, specialmente in modalità come Deathmatch a Squadre, dove l’azione risulterà molto veloce e dinamica e anche molto ma molto divertente. Le mappe son ben studiate, specialmente quelle più vaste, dove avremo la possibilità di un azione maggiore usando la camminata sui muri oppure le arrampicate. Purtroppo è presente un neo nel nuovo sistema di movimenti, certe volte risulterà troppo impacciato nelle mappe più piccole, dove il più delle volte, a causa di un errata manovra, ci ritroveremo al tappeto e con un count di morti spropositato. Le modalità sono più o meno quelle già presenti negli altri Call of Duty, ad eccezione delle modalità dove bisognerà accompagnare un drone e cercare di difendere quest’ultimo per più tempo possibile. Nonostante sia stato fatto un leggero “miglioramento” nelle modalità, crediamo che Treyarch voglia espandere col tempo questo punto.

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Audio che vince non si cambia.

Il comparto audio gioca un ruolo fondamentale all’interno del titolo, come negli altri capitoli della saga il gioco è interamente doppiato. Tra le tante voci troviamo il famosissimo Claudio Moneta, doppiatore del Capitano Shepard nella saga di Mass Effect. Purtroppo, nonostante il doppiaggio sia di ottima fattura, il gioco soffre di labbiale fuori sincro. La soundtrack, come al solito, è di ottima qualità e riesce a trasmettere delle piacevoli sensazioni, specialmente per le OST della modalità Zombie, come al solito uniche nel loro genere.

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Commento Finale

Tirando su le somme, possiamo dire che questo nuovo capitolo di Treyarch c’è piaciuto, ed ha saputo portare una ventata d’aria fresca ad una serie che ne aveva assolutamente bisogno. La storia principale è molto interessante, purtroppo non ai livelli del capitolo precedente, ma riesce a soddisfare per tutta la sua durata, circa venti ore. Per quanto riguarda il multiplayer, i fanatici della competizione troveranno pane per i loro denti, i miglioramenti al gameplay giovano a favore in questa modalità, inoltre gli specialisti sono un ottima feature. In conclusione, possiamo dire che il titolo nonostante qualche piccolo neo, sia di ottima fattura e che se amate i giochi competitivi e vi piace la serie di Black Ops, l’acquisto è obbligato.

Federico Molino nasce nel 1996 a Catania, dove iniziò la sua carriera videoludica con la sua prima console, ovvero, il NES. In seguito con l'avvento di PlayStation passò a quella, continuando a crescere con le console del colosso giapponese. Una delle sue tanti passioni è leggere sia romanzi fantasy che manga, ma anche vedere Anime o Film d'animazione strettamente giapponese.

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