Rise of the Tomb Raider – Recensione

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Il nome di Tomb Raider è sicuramente parte della storia videoludica, che negli anni ha visto non poche riproduzioni anche certosine per far conoscere alle generazioni Lara Croft, una delle figure femminili più importanti dei videogiochi. Sono ormai vent’anni che seguono le produzioni, con diversi reboot della serie o storie completamente di altra natura. È il caso di Crystal Dynamics, che dopo Tomb Raider: Legend ha voluto sviluppare un nuovo reboot della serie, dove si andavano a stravolgere completamente i canoni visti nei precedenti titoli: addio vecchia struttura di tombe, di tutorial nel proprio maniero e anche di maggiordomi chiusi nella cella frigorifera (chi non l’ha fatto?). In Tomb Raider del 2013, Lara Croft era una ragazzina ventenne che si ritrova costretta a svolgere azioni oltre la sua portata per il solo senso di sopravvivenza. Sfuggita alla terribile isola sconosciuta, però, eccola tornare in Rise of the Tomb Raider, il secondo titolo di questa trilogia reboot sviluppata ancora da Crystal Dynamics.

Sviluppatore: Crystal Dynamics
Publisher: Microsoft/Square Enix
Genere: Gioco Action-adventure
Giocatori: 1
Piattaforme: Xbox One, Xbox 360
Localizzazione: Italiano

Lara Croft si ritroverà esattamente come l’avevamo lasciata nel precedente titolo, con un nuovo senso di vita e voglia di ricongiungersi “spiritualmente” con il suo defunto padre con cui creò, a causa di alcune teorie visionarie e assenze familiari, un legame burrascoso. Dopo aver lottato per la sua incolumità e scoperto che il mondo ha tanti segreti da nascondere, Lara inizia a sentirsi in colpa per aver spesso fronteggiato il padre alleandosi con le teorie dei giornali nazionali che lo prendevano per pazzo. Il tal senso, sviluppa un motivo di riscatto cercando di portare alla verità quello a cui il padre sembrava stesse lavorando dall’intera vita: la Sorgente Divina. Lara si ritroverà quindi a studiare libri su libri scoprendo anche un’antica lotta, tra il Profeta immortale e la setta della Trinità, membri della chiesa occidentale con scopi da fanatici religiosi. Il Profeta professava una religione che veniva considerata blasfema dalla Trinità, ed era il loro ricercato numero uno, con una continuazione che dura da millenni e si continua anche nel presente. Da qui si svolgono una serie di circostanze che approfondiscono i reali motivi della Trinità, le orme del Profeta e la realtà dei suoi segreti, oltre ad altri piccoli colpi di scena. La trama non è di certo tra le migliori viste negli ultimi anni: alcune situazioni le abbiamo riviste in tutti i capitoli della serie o nei film di Indiana Jones, ma saprà sicuramente stuzzicare la vostra curiosità. La più grande differenza, come nel primo capitolo, si vede attraverso la trasformazione di Lara nel suo processo di crescita, con un carattere sempre più determinato e aggressivo, oltre che spesso imprudente. Le sue ragioni la spingono all’egoismo e anche a un linguaggio più cattivo nei confronti di chi si para davanti. Le parolacce non mancheranno, anche se si tratta di un salto andato male o l’aver disturbato per sbaglio un orso, dimostrando come inizialmente sembra che niente e nessuno riesca a fermarla. Ogni falò (o quasi tutti) sono un momento in cui Lara può chiudersi in se stessa e pensare alla sua vita, ai suoi obiettivi e al suo rapporto col padre, portandolo verso nuovi orizzonti. Sotto questo punto di vista, non c’è da aspettarsi il livello emotivo di The Last of Us, ma è comunque molto ben caratterizzato, grazie anche alle registrazioni del padre ed alcuni flashback.

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Passando, per categoria, alla struttura di gioco, Rise of the Tomb Raider fa degli enormi passi avanti dal primo reboot. L’intera campagna si sviluppa in Siberia, tranne per l’intro sotto il sole cocente della Siria. Crystal Dynamics ha ingigantito il mondo sandbox, con intere aree che sono ognuna circa la metà dell’intera isola precedente. L’area offre una quantità incredibile di segreti da scoprire, panorami mozzafiato, animali da cacciare, tombe da raziare e missioni secondarie. Ci saranno persone che chiederanno il vostro aiuto per determinate cose e se le accetterete, avrete in cambio alcune attrezzature utili per potenziare le vostre armi. Le tombe sono incredibilmente ricche di dettagli e con una struttura a sé, con location dedicata (sempre in Siberia ovviamente) che mostreranno miniere, altre saranno in posti nascosti o in posti importanti prima di scomparire tra le rovine del tempo. Le cripte sono altri elementi tombali dove però il nostro scopo è raggiungere il sarcofago, aprirlo e prendere il premio; sarebbe stato sicuramente meglio uno sforzo in più su questi aspetti, ma ci si può passare sopra. Gli enigmi delle tombe non sono particolarmente difficili, anche a causa della stessa Lara che tra sé e sé pensa ad alta voce su come risolverlo, ma anche ad una particolare linearità dell’enigma, in completa simbiosi con le meccaniche di gameplay. Sarebbe stato incredibile se ogni tomba fosse ancora più complicata da risolvere, ma l’accessibilità ai giocatori di massa l’ha avuta vinta anche questa volta. Per quanto concerne i collezionabili, sono tantissimi e raccontano una Lore precisa e coerente con la trama di gioco: diari, registrazioni e reliquie non faranno che approfondire la storia per dare maggiori punti di vista. Altra novità è il Bazar, dove si possono comprare alcune attrezzature e armi con le monete bizantine, che si trovano nascoste in giro per tutto il mondo di gioco. Purtroppo non parliamo di un commerciante di chissà quanti e quali oggetti, ma se volete recuperare il risalitore, un silenziatore o un fucile a pompa automatico, quello è il posto giusto.

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La novità più grande di questo capitolo è la struttura crafting, completamente rinnovata e approfondita. In giro ci saranno rami secchi da raccogliere, erbe, funghi, tessuti, pellicce e tanto altro che andranno ad impreziosire il vero successo di questo titolo: l’esplorazione. Lara in questo capitolo può sfruttare queste attrezzature per creare oggetti utili alla sopravvivenza. Alle difficoltà più alte – che vi consiglio anche alla prima run – i ramoscelli saranno utili per creare frecce e accendere falò, mentre i funghi potranno essere usati per la creazione di frecce velenose. Non mancheranno alcuni minerali per la creazione di frecce incendiarie ed esplosive per l’arco, ma anche materiali, petrolio e tanti altri oggetti che si dividono per comuni e rari. Lo stesso viene attribuito agli animali, con lepri, scoiattoli, cervi, corvi e colombi quasi sempre presenti, con i volatili da cui si prendono le piume per la costruzione delle frecce e i cervi da cui si ricava la pelliccia per la creazione di borse e fondine. Ci saranno poi i lupi, che si trovano principalmente di notte, ma anche gli orsi e le linci feline che attaccheranno e saranno più difficili da buttare giù, grazie ad una buona intelligenza artificiale. Il crafting veloce come le frecce si potrà fare in qualsiasi momento, mentre la creazione di borse o l’aggiornamento di alcune armi sarà possibile effettuarlo soltanto nei pressi di un falò. L’esplorazione quindi la fa da padrona, ma che consiglio ad una difficoltà maggiore a causa di una curva stretta verso l’accessibilità, risultando decisamente troppo palese. Per una campagna soddisfacente e che vi mette anche in situazioni difficili, è consigliabile l’ultima, mentre per chi vuole equilibrare le cose, la terza difficoltà è perfetta. Sarà divertente anche il solo andare in giro alla ricerca di tombe e reliquie, oltre che cacciare animali e trovare segreti nella grande verticalità delle macrozone disponibili.

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Se comunque nella struttura troviamo degli enormi passi avanti che vanno ad intaccare anche il gameplay puro, questi rimane simile a quello del precedente capitolo. La mobilità di Lara è pressoché simile, così anche la struttura del gioco. Gli sviluppatori avevano parlato di come il vero nemico di Lara Croft sarebbe stata la stessa ambientazione, con un clima rigido e un ciclo giorno/notte che metteva in difficoltà la propria sopravvivenza, ma su questo purtroppo c’è solo un accenno. Una volta completata la trama, spostandosi con il viaggio rapido, il tempo cambia tra alba, tramonto, notte in puro stile Assassin’s Creed Unity, modificando l’area di gioco. Di notte farà più freddo, infatti non mancheranno alcune tempeste di neve, ma anche lupi e animali più pericolosi in piena libertà. In fin dei conti, una struttura basata su questo appiglio non c’è, anche perché seppur sbracciata e con un vestito leggero, Lara Croft riesce ad essere Rambo senza troppi problemi sconfiggendo orde di nemici sul proprio cammino. Sarebbe stato magnifico un sistema di sopravvivenza legato al freddo, ai vestiti bagnati ed altro e con meno nemici da uccidere e affrontare, ma alcuni piccoli accenni ci sono ed è probabile che possa essere preso in considerazione per il sicuro prossimo capitolo.

Rise of the Tomb Raider offre una sola campagna singolo giocatore, ma una buona rigiocabilità e una longevità superiore al precedente. Tra missioni secondarie, tombe, segreti e trama, mi ci sono volute circa 40 ore di gioco, fermandomi al 90% del completamento totale, con ancora non pochi segreti e tombe da visitare. Si aggiunge la modalità Spedizioni, che oltre a poter gareggiare in una sfida a punti con gli amici, offre anche la possibilità di utilizzare alcune carte (sì, anche in Rise of the Tomb Raider si spacchetta) che modificano il gameplay, vantaggiose e non, ma anche divertenti e fuori dal normale. Ci sono i polli che diventano esplosivi, o la testa di Lara gigantesca per fare un esempio, ma anche la possibilità di avere frecce infinite e una salute al limite. Tutte cose che si apprezzano e che speriamo vengano migliorate con il supporto post lancio, visto che gli sviluppatori hanno promesso che con il Season Pass ci saranno delle aggiunte che faranno felici i fan, quindi tutto sommato, il gioco offre un livello contenutistico di spessore già di base e nel prossimo futuro.

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Tecnicamente parlando il gioco si comporta benissimo. Il sistema di illuminazione dinamico è basato su una computazione asincrona per rappresentare al meglio le luci volumetriche, mentre sfrutta anche un nuovo sistema di occlusione ambientale sviluppato dagli stessi programmatori. Il comparto grafico è infatti ricco di dettagli ed effetti particellari molto belli da vedere. La neve si comporta benissimo, con impronte sia della protagonista che degli animali che scappano, mentre quando c’è la neve alta ci saranno grossi problemi di mobilità con una Lara decisamente più lenta. Le animazioni facciali e dei capelli della signorina Croft sono incredibilmente realistici, soprattutto quando si trova nel bel mezzo di una tempesta di neve, o vicino ad un falò; vederla stringersi le braccia per il freddo e battere i denti la rendono molto umana, ma anche riscaldarsi i palmi delle mani vicino al fuoco. Non mancano animazioni relative ai tuffi, e anche in prossimità di muri, dove la protagonista spesso cercherà appiglio per mantenersi in equilibrio. Le ombre e le texture in generale sono di ottima fattura, anche se a volte si nota un particolare aliasing senza motivo su alcuni elementi secondari. Si potrebbe pensare che lo sviluppo cross gen possa aver limitato, seppur in maniera davvero minima, il motore di gioco, ma basterà vedere alcuni luoghi per capire che siamo assolutamente al passo coi tempi. Nonostante tutto alcuni paesaggi sono mozzafiato e alcune zone sono davvero splendide da ammirare, con effetti di luce e di ombre davvero sorprendenti. Le animazioni del fuoco sono incredibilmente belle da risultare fotorealistiche, lo stesso però, non si può dire dell’acqua e dei liquidi in generale, davvero l’unica nota stonata dell’intera produzione tecnica. Sul sonoro nulla da dire, gli effetti delle armi, esplosioni, animali e quant’altro è tutto molto realistico, con musiche d’accompagnamento ricche di azione e altre che si sviluppano in crescendo contemporaneamente al pericolo verso cui ci stiamo dirigendo. Unico vero neo, sono i versi di Lara Croft, con un modo particolare di ansimare anche da ferma che rende incoerente la forma del personaggio e sono talvolta fastidiosi. Le ambientazioni, come detto nella parte superiore, sono il triplo più grandi e ricche del precedente capitolo e ci vorranno ore per farsi tutto con la dovuta calma, in virtù di una vera esploratrice. Rise of the Tomb Raider non vi deluderà di certo perché il lavoro è certosino e curato nei minimi dettagli, distaccandosi dai limiti imposti col precedente capitolo e portando la serie su un nuove orizzonte strutturale.

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In conclusione…

La serie Tomb Raider continua con questo nono capitolo a quasi vent’anni dal primo. Crystal Dynamics ha portato sul mercato un prodotto nuovo e dalle meccaniche degne di nota che possono soltanto essere apprezzate, sia per la maestosità, che per il coraggio di dare questa nuova verve alla saga. Questo gioco di negativo ha relativamente poco e il tutto è condito in una smagliante forma di completezza che non annoia mai, ma che, viceversa, porta al forte desiderio di continuare fino all’ultimo collezionabile. Inutile dire che sicuramente è un ottimo gioco che può essere tra i candidati sotto l’albero di natale. Microsoft ha ritenuto che Rise of the Tomb Raider fosse un titolo importante per la sua line-up natalizia e la mossa è stata del tutto azzeccata. Per tutti i giocatori che posseggono una Xbox One, l’acquisto di Rise of the Tomb Raider potrebbe essere quasi obbligatorio.

Questa recensione è stata scritta grazie ad un codice fornitoci da Microsoft e una collaborazione formalizzata con il gruppo Xbox Paladins.

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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