Siamo onesti: i fan del wrestling hanno atteso con ansia WWE 2K15 fiduciosi di poter finalmente vedere i loro beniamini in salsa dell’allora neonata next-gen, rimanendo poi fin troppo delusi da un titolo che di next-gen aveva ben poco sia a livello tecnico che, soprattutto, di contenuti. WWE 2K16 è quindi l’ultima occasione di riconquistare la fiducia dei fan, ma la decisione del publisher di inviare le copie per le recensioni a pochi giorni dall’uscita e un embargo con l’obbligo di non pubblicare nulla fino all’arrivo nei negozi avevano generato non poco clamore tra chi attendeva il titolo, poiché di solito queste decisioni sono sinonimo di un gioco di scarsa qualità che gli sviluppatori non vogliono mettere troppo in mostra per timore di preorder annullati all’ultimo momento. Fortunatamente però si è trattato di un timore infondato, perché vi anticipo subito che WWE 2K16, seppur con qualche difetto, è un signor gioco in grado di riscattare il nome della serie, e ora analizzeremo il perché.

Sviluppatore: Yuke’s, Visual Concepts
Publisher: 2K Games
Genere: Picchiaduro, Sportivo
Giocatori: 1 / 2
Piattaforme: Xbox One, PlayStation 4, PlayStation 3, Xbox 360
Localizzazione: Audio in Inglese, Testi in Italiano

Una delle principali critiche del precedente episodio era una generale povertà di contenuti sia per quanto riguarda le modalità di gioco sia per il roster ridotto, ma una volta avviato WWE 2K16 ci si rende subito conto di come questa sia ormai acqua passata. La prima voce del menù “Esibizione” ci permette di selezionare praticamente qualsiasi tipologia di incontro, da quello semplice 1 VS 1 fino agli Hell In A Cell, Falls Count Anywhere, Royale Rumbel, Ladder Match e praticamente quasi tutte le tipologie cono conosciute, anche se manca ancora qualcosa come gli Inferno Match. Inutile dire che si tratta comunque di una notevole varietà, così come vario e sconfinato è il roster di lottatori disponibili, che tra Superstar, Divas, Leggende passate e perfino Manager arriva alla bellezza di oltre 120 personaggi comprese le varianti dello stesso lottatore, inoltre molti saranno tuttavia da sbloccare giocando le varie modalità o soddisfando particolari condizioni. Ognuno è caratterizzato dal suo set di mosse personale ed entrate sul ring, anche se purtroppo si nota una certa differenza nella resa grafica, che per i lottatori più famosi come John Cena, Randy Orton, The Rock e Batista è decisamente curata e ben realizzata, mentre atleti minori come le star di NXT devono accontentarsi di modelli poligonali più poveri e grezzi, che in alcuni casi rendono alquanto difficile capire se il lottatore che stiamo usando sia effettivamente lo stesso delle foto. Si tratta di un problema comune nei titoli sportivi e da una parte posso anche capire la scelta di focalizzarsi su personaggi più amati e che sicuramente useremo più spesso, ma l’unico aggettivo che trovo per alcuni modelli semplicemente è “brutti”.

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Tornando alle varie modalità disponibili, i piatti forti sono La Mia Carriera, 2K Showcase e My Universe. Come suggerisce il nome, La Mia Carriera permette di creare la propria Superstar personalizzata e scalare la vetta del successo partendo dagli esorti in NXT fino ad ambire al titolo WWE e la Hall of Fame. Torna quindi finalmente l’editor per creare il lottatore dei nostri sogni esattamente come ce lo siamo immaginato, grazie ad una serie di numerosissime opzioni e possibilità di modificare anche i minimi dettagli, che sia la forma del viso o la tinta dei capelli con meches disegnate direttamente da noi tramite gli analogici del pad. Tramite un’apposita app per smartphone inoltre ci si può scattare una foto, caricarla sui server di 2K e scaricarla nel gioco per utilizzarla come modello del nostro volto. Un editor ricchissimo e sconfinato quindi, con il solo difetto di essere costellato da microcaricamenti che costringono ad attendere alcuni secondi prima di poter vedere gli effetti di ogni modifica sul nostro personaggio, rendendo questa operazione quindi piuttosto lunga e frustrante per i meno pazienti. Manca inoltre la possibilità di creare un personaggio casuale per chi volesse gettarsi subito nella mischia, ma con un minimo di pazienza si può creare letteralmente qualsiasi cosa ci passi per la testa. Una volta conclusa la creazione della nostra Superstar inizierà il nostro cammino verso la gloria, e al termine di ogni match riceveremo punti da investire nell’incremento delle varie statistiche (che ad inizio carriera sono veramente scarse) o l’acquisto di nuovi set di mosse, Manager e altro, inoltre tramite un sistema di interviste a risposta multipla definiremo anche il carattere del nostro lottatore. Si possono inoltre stringere alleanze o accendere rivalità con altre Superstar a seconda delle nostre azioni, ad esempio ora è possibile interferire con i match di altri lottatori anche durante l’entrata, preparando imboscate dal palco o dal ring… anche se naturalmente dovremo stare attenti poi ad eventuali vendette e conseguenze.

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Il 2K Showcase invece, a differenza degli altri anni, non riprende diverse storie di faide, ma si concentra unicamente sulla ventennale carriera di Stone Cold Steve Austin. Nei panni del Texas Rattlesnake rivivremo tutti i suoi match più significativi, inoltre completando i vari obiettivi che ci vengono richiesti durante le partite si sbloccano sequenze e quick time events per ricreare i momenti salienti esattamente come sono avvenuti. Tra un match e  l’altro inoltre assisteremo a filmati d’epoca originali che spiegano le varie faide, alleanze e infortuni che hanno portato Stone Cold fino alla Hall of Fame. Personalmente ho apprezzato il fatto di poter seguire in maniera dettagliata a approfondita la storia di un singolo wrestler invece che tante storie trattate in maniera superficiale, anche se l’unico difetto è che per tutta la durata dovremo per forza di cose utilizzare sempre e solo Stone Cold, il che può portare ad una certa ripetitività.

My Universe infine permetta una completa gestione dei vari show come SmackDown, RAW e NXT, e potremo effettuare trasferimenti di lottatori, creare eventi, faide e match da simulare o giocare direttamente. Le possibilità di personalizzazione sono praticamente infinite, e organizzare incontri, improbabili alleanze e altro tra una scazzottata e l’altra è un piacevole diversivo. Non manca infine la componente Online, anche se qui tocchiamo un tasto dolente: durante le mie prove nei primi giorni è stato veramente un inferno riuscire a completare un match, e tra lag, disconnessioni, bug e problemi vari ho perso la pazienza non poche volte. Probabilmente si è trattato anche dell’improvviso sovraccarico dovuto a tutti i nuovi giocatori che si sono connessi insieme, infatti in questi ultimi giorni la situazione era leggermente migliorata, ma siamo ancora lontani da una infrastruttura solida e affidabile.

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Veniamo ora il cuore del gioco, ovvero il gameplay. Questo presenta diverse novità rispetto al passato, ma la più importante sicuramente è la nuova gestione delle reversal: nel capitolo precedente bastava premere l’apposito tasto con il giusto tempismo e si potevano evitare gli attacchi praticamente all’infinito, mentre in WWE 2K16 le reversal ora sono limitate da una apposita barra divisa in segmenti. Il numero di reversal a disposizione nella barra e la velocità con cui questa si ricarica varia a seconda delle statistiche del wrestler, ma questa all’apparenza piccola modifica rende il gameplay molto più ragionato e tattico. Non potremo più fare affidamento solo sui nostri riflessi e gettarci nella mischia incuranti del pericolo, ma dovremo sempre valutare bene quando effettuare una reversal e quando invece subire gli attacchi, poiché spesso la differenza tra vittoria e sconfitta sarà determinata dalla nostra scelta di subire un pugno e contrastare la mossa finale dell’avversario piuttosto che schivare tutto e rimanere a secco nel momento del bisogno. Inoltre dovremo sempre tenere d’occhio un’ulteriore barra, ovvero quella della stamina. Questa si consumerà per ogni azione eseguita, ed è divisa in vari strati: una volta esaurito uno strato si passa a quello successivo, e non si potrà recuperare quello precedente fino alla fine del match. Attaccando a ripetizione si esauriscono in pochissimo tempo tutti gli strati, lasciando il nostro lottatore privo di energie e inerme per qualche secondo, per cui anche in questo caso bisogna sempre valutare quando partire alla carica e quando invece fermarsi per riprendere fiato. Il gameplay quindi è molto più lento e tattico rispetto al passato, ma anche più realistico e simulativo. Anche il sistema di sottomissione ha subito delle modifiche, e una volta iniziata la presa partirà un minigioco con due segmenti (rosso per chi attacca, blu per chi si difende) all’interno di un cerchio e controllabili con l’analogico destro, e l’obiettivo per chi effettua la sottomissione è sovrapporre il suo segmento a quello dell’avversario per alcuni secondi di fila, mentre chi subisce ovviamente deve evitare che questo succeda. Il sistema è abbastanza semplice e intuitivo, anche se l’ho trovato piuttosto scomodo per quanto riguarda i controlli non sempre precisi.

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Anche le prese Collar & Elbow sono state modificate, e ora il minigioco per liberarsi o danneggiare l’avversario è basato su un sistema simile a sasso-carta-forbice a seconda del tasto che usiamo. Per il resto ci troviamo davanti a tutto ciò a cui eravamo già abituati, con attacchi semplici, prese, mosse speciali e finali eseguibili dopo aver riempito l’apposito indicatore e la possibilità di eseguire mosse mirate a danneggiare specifici arti dell’avversario. Purtroppo rimangono ancora alcuni problemi “storici” come una certa legnosità delle animazioni, qualche difficoltà nel colpire il giusto avversario quando sono più di due e hitbox non sempre precise. Per quanto riguarda il comparto tecnico, la versione Xbox One da me testata come già accennato presentava ottimi modelli poligonali per quanto riguarda il lottatori più famosi, mentre quelli minori hanno ricevuto un trattamento più superficiale. Anche il pubblico ora sembra più realistico e dotato di animazioni più varie, ma ciò che veramente conta è un framerate granitico che non ha praticamente mai mostrato segni di cedimento, cosa molto importante in un picchiaduro dove la fluidità è fondamentale per eseguire le mosse con il giusto tempismo. Certo, non siamo di fronte ad un capolavoro di grafica e di certo non sarà il titolo che vorrete mostrare ai vostri amici per far vedere la potenza delle console next-gen, ma in linea generale si nota un passo in avanti rispetto al passato.

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In conclusione…

WWE 2K16 riesce nell’intento di risollevare le sorti della saga dopo lo scivolone dello scorso anno. I principali problemi del capitolo passato sono stati risolti, e ora il gioco torna ad avere numerose e interessanti modalità (in particolare il 2K Showcase dedicato interamente a Stone Cold Steve Austin), un roster vastissimo con oltre 120 personaggi e un editor che, seppur non privo di difetti, riesce a soddisfare per mettendo una enorme varietà di personalizzazione. Il gameplay inoltre presenta diverse novità che lo rendono molto più simulativo e ragionato, inoltre anche dal punto di vista della realizzazione tecnica si notano dei passi in avanti. WWE 2K16 non è tuttavia perfetto, e rimangono ancora diversi problemi da risolvere, come una infrastruttura online da potenziare, troppi caricamenti nell’editor e una certa legnosità generale del gameplay, ma di sicuro è un ottimo punto di ripartenza per la serie, e non possiamo che essere fiduciosi per i prossimi capitoli.

I videogiochi non sono solo una passatempo per Andrea: da anni ormai scrive su riviste e siti specializzati, trasformando così la passione in lavoro. Ha una ossessione al limite del maniacale per Batman, Star Wars e il collezionismo di statue e collector's edition di videogiochi, tanto che la madre ancora si chiede perché semplicemente non si droghi come tutti i ragazzi della sua età... di sicuro spendeva di meno.

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