Divinity: Original Sin Enhanced Edition – Recensione

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Nato grazie alla campagna su Kickstarter con la quale ha raccolto più del doppio dei fondi inizialmente richiesti, Divinity Original Sin, è stato da più parti indicato come il miglior gioco di ruolo del 2014 e ritenuto un’eccellenza assoluta nel panorama degli RPG negli ultimi quindici anni per PC. Trasportato dall’enorme successo, il team di Larian Studios con l’appoggio di Focus Home Entertainment, decide di riproporre il suo capolavoro anche su console con il nome di Divinity: Original Sin Enhanced Edition, una versione che oltre a riadattare l’elaborato sistema di controllo per il joypad, aggiunge anche numerosi interventi su diverse caratteristiche del gioco.

Sviluppatore: Larian Studios
Publisher: Focus Home Entertainment
Genere: Gioco di Ruolo
Giocatori: Due in locale o Online.
Piattaforme: Xbox One, Playstation 4, PC/MAC.
Localizzazione: Doppiaggio Inglese, sottotitoli Italiano.

Dopo una breve quanto semplice creazione dei nostri due protagonisti, dove potremo sceglierne l’estetica il sesso e la classe, verremo inviati nella città portuale di Cyseal per indagare sull’omicidio di un importante politico locale. La città corrotta dal potere Source, una forza misteriosa che portò avvenimenti terribili, è ormai ai piedi dei suoi seguaci che impararono le arti oscure per inginocchiare il mondo. Il gioco ci mette nei panni di due Source Hunter, inquisitori alla caccia di coloro che praticano le arti proibite della magia legata al vuoto cosmico che modifica direttamente il tessuto dello spazio e del tempo, e come in ogni avventura che si rispetti, presto ci ritroveremo in situazioni drammatiche che includono forme di cultisti, una terribile piaga e l’immancabile invasione degli orchi. Durante la creazione dei personaggi e la scelta della classe, si nota sin da subito l’incredibile mole di personalizzazione, non molto semplice per chi non ama buttarsi alla cieca. Divinity: Original Sin infatti non da troppe spiegazioni per quanto concerne il gioco: tutto è nelle nostre mani, tutto dipende da come vogliamo approcciarci al gioco.
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Divinity: Original Sin, come detto poc’anzi, non è un gioco semplice che ci guida attraverso la mappa, infatti non troveremo indicazioni sul dove andare, mentre le quest forniscono solo una breve descrizione da cui potremmo ricavarne qualche indizio, nella maggior parte dei casi. Dunque, saremo noi a dover capire cosa fare e dove andare, e già nel corso delle prime due ore ci ritroveremo davanti ad un numero spropositato di quest primarie e secondarie che si avvisteranno nella sola zona iniziale di Cyseal, che rappresenta all’incirca un quarto dell’esperienza e ci porterà via un minimo di 20 ore di gioco. Possiamo quindi presumere che molti giocatori supereranno senza problemi le 90 ore, nessuna delle quali sarà spesa vagando nel nulla o affrontando quest fotocopia spesso sfruttate per riempire gli RPG open world: ogni NPC infatti, avrà qualcosa di interessante da dirci e una sua storia personale da raccontare, le cui vicende, sono davvero integrate magistralmente con gli eventi e ci siamo spesso stupiti dalla ricchezza e dalla qualità dei dialoghi che ci regalano innumerevoli storie epiche, strane e buffe in un mondo fantasy ricco di immaginazione.
Il sistema di combattimento su Divinity: Original Sin ricalca quello classico a turni degli RPG: ogni personaggio ha dei punti che verranno spesi a seconda dell’azione che vogliamo compiere, l’utilizzo di un’abilità potente richiederà molti più punti di una di base, quindi saremo noi che dovremo saper gestire le risorse durante gli scontri cercando di volgere la situazione a nostro favore con tattiche e stratagemmi. Nella buona parte dei combattimenti ci sarà consentito di sfruttare l’ambiente a nostro vantaggio, infatti, non è mai detta l’ultima parola e dunque ogni risorsa non potrà che esserci d’aiuto, ad esempio potremo lanciare una candela su una pozzanghera d’olio per dar fuoco ai nemici o in alternativa trasformare l’acqua in ghiaccio per farli scivolare e avere vantaggi tattici. Sarà in questi momenti che il profondo sistema di combattimento diventa davvero soddisfacente, lasciando al giocatore la sensazione di aver dato il massimo delle sue capacità, migliorandole ulteriormente. A tutto questo si aggiunge anche la possibilità di agire in modalità Stealth per formulare strategie studiando il nemico e la location, sfruttando la possibilità di disinnescare tattiche, forzare serrature e tantissimo altro che potrà solo beneficiarci ai fini dello scontro.

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Il sistema di crescita del personaggio, come tutti i classici giochi di ruolo, è basato sull’esperienza ottenuta ad ogni uccisione e al completamento delle quest.
Con l’avanzamento di livello riceveremo punti attributo, punti abilità e talenti ma il sistema di crescita è molto lento, fornendoci circa 1 punto attributo ogni due livelli e un 1 punto talento ogni tre. Non basteranno poche ore ma circa una ventina per iniziare ad ingranare sul serio e iniziare a vedere i primi bilanciamenti, ma fortunatamente gli sviluppatori ci sono venuti incontro con un sistema bottino molto corposo e allettante. Infatti, durante il corso della nostra avventura, potremmo usufruire di alcune armi leggendarie che influiranno molto sul bilanciamento del nostro personaggio, cercando di sopperire all’irrisoria gestione di avanzamento di livello. Una cosa positiva è una migliore gestione dell’inventario, che in questa Enchanted Edition risulta essere decisamente più semplice e immediato.
Gli interventi più importanti su questa nuova versione del titolo hanno riguardato principalmente l’interfaccia e il sistema di comandi nella sua versione console, riadattato per funzionare egregiamente con il DualShock 4 e sul pad di Xbox One. Con la levetta analogica abbiamo accesso al movimento del personaggio selezionato, mentre con la destra potremo roteare e zoomare la visuale a nostro completo piacimento. La croce direzionale invece offre un interazione con la pressione di ogni tasto, con il tasto su potremo attivare la visuale tattica dall’alto, il tasto giù attiverà la modalità furtiva, destra imposta la modalità di attacco e sinistra forza lo schermo condiviso anche quando non necessario. Durante i combattimenti il tasto Y/Δ gioca un ruolo fondamentale in quanto ci permette di passare alla barra delle abilità o oggetti che abbiamo equipaggiato per l’utilizzo veloce, mentre A/X rappresenta il tasto azione, B/O per passare il turno mentre X/□ apre diverse tipologie di menù. Un ruolo fondamentale è anche quello dei trigger, infatti mentre RB/R1 ed LB/L1 avranno come funzione quella di scorrere oggetti e nemici, RT/R2 aprirà un pannello di controllo di selezione radiale in cui troviamo Inventario, Personaggio, Abilità, Crafting, Diario ed Equipaggiamento, insomma un sistema piuttosto semplice ed efficace in grado di rendere godibile anche su console un prodotto di tale spessore.

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Dal punto di vista tecnico, pur non presentando la medesima pulizia grafica della controparte PC, il titolo di Larian Studios si presenta curato e piacevole alla vista con un frame rate che si attesta sui 30 fotogrammi stabili nella maggior parte dei casi anche se vi sono alcuni scatti nelle situazioni più caotiche. L’aggiunta della modalità coop ha influito molto sulla fluidità, ma il risultato è comunque davvero piacevole. Molto utile l’aumento delle dimensioni del font che permette di leggere anche i testi più piccoli a diversi metri di distanza dal televisore, richiesta a gran voce dai fan. Insomma il comparto tecnico di Divinity: Original Sin Enchanted Edition mantiene tutto sommato un ottimo livello qualitativo quasi vicino ai PC con standard massimizzati. Degna di nota anche l’implementazione della traduzione amatoriale di un gruppo di fan italiani del gioco, grazie alla quale, a fronte dell’audio inglese, sarà possibile godere il gioco condito di sottotitoli nella nostra lingua, anche se con qualche errore di battitura. Come se non bastasse, le novità introdotte non sono finite qui: nella versione Enchanted Edition sono stati inseriti anche una manciata di nuovi personaggi non giocanti e quest giver sparsi per il mondo di gioco, capaci di offrire qualche ora di gioco supplementare ai fan che amano completarlo al 100%, nuove tipologie di nemici, tre nuovi livelli di difficoltà, un nuovo finale e cosa più importante, l’inserimento della coop locale.

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In conclusione…

Insomma come sicuramente avrete capito, il team di Larian Studios non ha proposto un semplice porting della versione PC, ma un vero e proprio remastered con migliorie, ottimizzazioni e contenuti aggiuntivi a quello che di fatto era già un ottimo gioco di ruolo.
Divinity: Original Sin Enhanced Edition  è senza ombra di dubbio un assoluto must have per gli amanti del genere ruolistico sociale che regalerà uno spropositato numero di ore, sia da soli o in compagnia di un amico online o offline, nel profondo e vasto mondo di Rivellon ricco di avventure e storie da raccontare.

Nato e cresciuto con il pad tra le mani, la sua passione per il mondo videoludico è più forte che mai. Quando non è incollato alla console, ama passare il suo tempo tra manga, serie tv e film. Da sempre affascinato dalle arti marziali, un giorno sostituirà la figura mitologica di Bruce Lee...

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