Dragon Ball Z Extreme Butoden – Recensione

La strada del picchiaduro tradizionale incontra ancora una volta lo strabordante successo dell’immortale opera di Akira Toriyama. Dopo gli sforzi profusi dalla software house giapponese Arika in Super Dragon Ball Z, picchiaduro tridimensionale passato in sordina su PS2 che cercava di avvicinare le avventure di Son Goku e soci alle atmosfere dei tradizionali titoli di combattimento sulla falsariga di Street Figther, ora è il turno di Arc System Works. Saranno riusciti i padri di Guilty Gear e BlazBlue a infondere nuova linfa vitale ai combattimenti dei platinati guerrieri Z?

Sviluppatore: Arc System Works
Publisher: Bandai Namco
Genere: Picchiaduro 2D
Giocatori: 1-2
Piattaforme: 3DS
Localizzazione: Testi a schermo in italiano

Onde energetiche in parallasse

Bandai Namco ha deciso di dare carta bianca al team dietro a Persona 4 Arena per poter realizzare un videogioco in cui 2D e 3D dando vita a un teatro in cui gli scontri si allontanano coraggiosamente da quanto mostrato nei recenti Dragon Ball Xenoverse o Battle of Z. Non a caso il titolo “Extreme Butoden” strizza l’occhio alla memoria storica di una saga picchiaduro pubblicata nel corso dei primi anni ’90 su Super Nintendo, in parte riprendendone alcuni elementi.

Dragon Ball Z Extreme Butoden è infatti un videogioco diviso tra tradizione e modernità, in cui gli sprite ben realizzati dei personaggi scivolano in parallasse su colorati sfondi tridimensionali per poter flettere, almeno collateralmente, i muscoli dell’hardware di Nintendo 3DS. Il problema è che pur rifacendosi a un genere di videogiochi ormai dichiaratamente abbracciato solamente da una nicchia molto affiatata, il prodotto voluto da Bandai Namco doveva giocoforza presupporre un gameplay adatto anche a neofiti e semplici appassionati del franchise animato. Per questo le brillanti menti dietro alle avventure di Sol Badguy e compagnia cantante hanno optato per un moveset virtualmente identico per ogni guerriero selezionabile, povero di input e quasi sempre votato alla concatenazione di due o massimo tre tasti. In Dragon Ball Z Extreme Butoden sono presenti un po’ tutti gli elementi che hanno reso celebri gli scontri della serie, comprese le caratteristiche (e snervanti) sequenze animate per le tecniche energetiche più potenti, ma l’impressione è che il tutto si sia limitato ad una traduzione molto blanda che avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere qualcosa di più.

Non ci saranno molti eroi direttamente controllabili, ma i cameo sono davvero innumerevoli.

Non ci saranno molti eroi direttamente controllabili, ma i cameo sono davvero innumerevoli.

Da Ragna the Bloodedge a Vegeta il principe dei Saiyan

Anche il roster, composto da appena una ventina di combattenti, non riesce certamente a impressionare se confrontato con i prodotti Spike Chunsoft e Dimps pubblicati nell’ultimo decennio, ma il problema maggiore è che all’adunata di una serie che da quasi 30 anni tiene ancorati ai televisori milioni di appassionati mancano diversi volti piuttosto apprezzati, inseriti molto poco rispettosamente nella forma di semplici “aiutanti”. Di base il titolo propone la possibilità di creare una squadra di eroi potendo scegliere da un bacino di combattenti e aiutanti, ognuno arruolabile ad un costo che va a sottrarsi da un monte punti non modificabile. Guerrieri di potenza superiore hanno ovviamente un’incidenza maggiore nel budget della squadra, mentre i personaggi ausiliari, la cui unica funzione è quella di comparire sullo schermo in una breve animazione per porre bonus e malus rispettivamente alla propria squadra e a quella avversaria, impiegano meno risorse. Purtroppo una buona idea come questa deve infrangersi sull’assenza praticamente ingiustificata di una modalità multiplayer online, anche se alcune voci di corridoio suggeriscono che il titolo verrà aggiornato nei prossimi mesi relativamente a questo scoglio.

La speranza è che una patch correttiva aggiunga una modalità di gioco online, lì almeno la personalizzazione delle squadre di combattenti assumerebbe un senso.

La speranza è che una patch correttiva aggiunga una modalità di gioco online, lì almeno la personalizzazione delle squadre di combattenti assumerebbe un senso.

La possibilità di personalizzazione del proprio dream team (se i personaggi giocabili sono pochini, gli aiutanti sono oltre un centinaio) non può essere quindi sfoggiata se non in un limitante multiplayer locale o in una sfilza di modalità a giocatore singolo, tutte piuttosto deludenti e dalla realizzazione grossolana. Abbiamo una modalità storia in cui la già mediocre narrativa originale è impoverita e riassunta in terribili siparietti testuali, un maldestro scenario “what if” in cui è possibile vivere l’avventura dagli occhi di personaggi secondari (e sconfiggere Frieza con il Kienzan di Crilin è quasi grottesco), una modalità avventura che ricompensa il giocatore sbloccando aiutanti speciali se si portano a termine obiettivi specifici durante gli scontri e altre varianti sullo stile dell’arcade mode di un qualsiasi altro picchiaduro. A pesare su di esse vi sono tuttavia una difficoltà generalmente tarata a livelli bassissimi e l’assenza di un tutorial che si prodighi nello spiegare, anche solo brevemente, quali sono le logiche che muovono gli scontri. Giusto mettendo il gioco in pausa si è accolti da un stringatissimo moveset schematizzato in qualche riga, ma come sbloccare le mosse finali e altre amenità legate al gameplay sono da far proprie a suon di scontri, nella speranza che con il sommarsi delle ore di gioco il livello di sfida si faccia effettivamente gratificante. E nemmeno un comparto tecnico tutto sommato gradevole può risollevare la situazione, anche al netto di un buon effetto 3D stereoscopico e un riuscito mix di 2D e 3D che nulla ha da invidiare ai precedenti picchiaduro bidimensionali dedicati a Dragon Ball Z.

Frieza contro Son Goku SSJ, praticamente un classico.

Frieza contro Son Goku SSJ, praticamente un classico.

Commento finale

Sentivo il bisogno di un’esperienza picchiaduro che si distaccasse da quando seminato da Dimps e Spike Chunsoft negli ultimi anni, ma questo Dragon Ball Z Extreme Butoden, pur provenendo dalle scuderie di un team rodato come quello di Arc System Works, non fa nulla per risultare rilevante o anche solo gradevole agli occhi di un attempato giocatore di beat’em’up bidimensionali.

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