Focus Start up, il panorama italiano tra freni e incertezze

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È un dato di fatto che in quest’epoca di grande incertezza economica coloro che risultano appetibili per il mondo del lavoro devono riuscire a sviluppare sempre più almeno tre caratteristiche, per non essere subito scartati dal mercato: pazienza, perché con la fretta non si è mai raggiunto nulla, ma soprattutto senza la capacità di attutire un fallimento non si può andar troppo lontano;

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creatività, poiché come abbiamo visto la classicità inizia a star un po’ stretta sia nel mondo degli affari sia altrove; e, infine, coraggio, ovvero quella caratteristica che ci permette di portare fino in fondo un progetto e di dargli vita, pur sapendo che nulla è certo a questo mondo.

Senza neanche farlo apposta queste tre sono le stesse caratteristiche che solitamente qualificano le nuove start up, ovvero le nuove imprese che attraverso idee piuttosto innovative provano a farsi strada e a creare un vero e proprio business.

Coloro che in queste nuove imprese investono tempo e denaro potrebbero essere accomunati ai migranti cinesi e giapponesi che nel diciannovesimo secolo approdavano negli Stati Uniti alla ricerca del grande sogno americano. Oggi come allora la speranza è fonte di grandi idee, ma purtroppo come mostrano alcune statistiche italiane, spesso queste non sono sufficienti. Per far diventare un’idea un vero e proprio business ci vuole altro.

Italia Start Up e l’Osservatorio Digital Innovation della School of Management di Milano mostrano quanto sono diminuiti gli investimenti in start up nella nostra penisola, precisamente questa diminuzione è del 15%, una cifra al quanto consistente. L’Italia si fa così superare in quest’ambito dal Regno Unito, dalla Francia e anche dalla Spagna.

Brian Cohen, giornalista e grande personaggio per il mondo del marketing e della comunicazione, commenta tale arretratezza affermando che quel che manca non sono le idee, bensì una delle caratteristiche elencate all’inizio: il coraggio. Gli italiani, così come gli europei in generale, non riescono ad accettare il fallimento, la possibilità di dover tentare e ritentare prima che il goal vada a segno.  Forse si dovrebbe allora tornare agli anni ’80 vissuti in USA, ovvero a quel periodo in cui i grandi pensatori riuscivano a costruire idee e progetti innovativi tra le quattro mura di un garage.

Ma cosa porta al fallimento che poi, secondo Brian Cohen, gli europei non riescono ad accettare? Il problema di base non sta nelle mancanze che l’idea potrebbe possedere, bensì in tutto quel processo che permette ad una potenziale innovazione di divenire progetto concreto e palpabile. Si tratta sia di problemi finanziari ma anche e soprattutto della mancanza delle istituzioni, sia pubbliche sia private.

Come confermano anche gli esperti di Affarmiei.biz, il lancio di una start up dipende infatti proprio da queste, poiché nella prima parte è davvero complesso riuscire ad ottenere un finanziamento. Le istituzioni pubbliche o private dovrebbero quindi funzionare come degli acceleratori che permettono a queste nuove idee di diventare pian piano realtà.  Il pericolo di tutte queste discrepanze e carenze è allora il solito: che i giovani italiani pieni di progetti e capacità prendano il largo alla ricerca di territori più fertili.

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