The end of the tour è l’adattamento cinematografico del libro di David Lipsky Although Of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip with David Foster Wallace (pubblicato in italiano nel 2011 dalla casa editrice Minimum Fax col titolo Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta), dove l’autore trascrive e commenta l’intervista che nel 1996 fece a David Foster Wallace, in occasione del tour promozionale di Infinite Jest, considerato il suo capolavoro.
David Lipsky pubblica il libro soltanto nel 2010, due anni dopo il suicidio di Wallace.

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The end of the tour racconta i cinque giorni che i due scrittori trascorsero insieme, durante i quali, con un registratore quasi sempre acceso, Lipsky (interpretato da Jesse Eisenberg), per il Rolling stone, intervista Wallace (Jason Segel).
Le conversazioni si occupano degli argomenti più vari, le domande e le risposte si susseguono senza soluzione di continuità in uno scambio tra due uomini che, almeno inizialmente, non riescono a capire neanche se si sono simpatici.
Lipsky man mano cerca di scoprire Wallace, le sue domande sondano la più semplice quotidianità, quanto le esperienze più intime e profonde dello scrittore, e le risposte sono altrettanto semplici e spontanee, quanto profonde e riflettute.
Lipsky chiede a Wallace dei suoi gusti in fatto di donne, del perché porti la bandana in testa, del suo primo tentativo di suicidio, della depressione, del sospetto – sempre duramente negato da DFW – su una sua passata dipendenza dall’eroina.
Dopo un “litigio” Lipsky accusa Wallace di voler apparire “normale”, quando normale non è, dice il giornalista. Lo accusa di essere falso, di aver costantemente mentito nelle sue risposte, cercando di dare un’immagine di sé diversa da quello che è realmente. Il giornalista sembra non riuscire ad accettare questa immagine di “americanità” che Wallace gli trasmette (DFW mangia schifezze zuccherate, vede film commerciali – “What about good seductive commercial entertainment, like Die Hard?” “First Die hard? The best!”-, ha una forte dipendenza dalla tv, tanto da averla eliminata dalla sua casa) ma soprattutto il giornalista non accetta il suo – di Wallace – sentirsi normale, il rinnegare la sua genialità, la sua intelligenza e sensibilità superiore alla media. Sono frutto di una recita, per Lipsky, un tentativo di modestia intellettuale, di umiltà ipocrita di chi stando con gli altri limita e nasconde la propria intelligenza.
Wallace che è costantemente preoccupato dell’immagine che di sé emergerà dall’intervista (“You’re not going to make me look like I’m one of those insane old women who talk sto their dogs, are you?” domanda scherzando, ma seriamente in uno dei tanti momenti di ironia-alla-Wallace) appare un uomo diviso tra le sue sicurezze e le sue insicurezze, tra i suoi sentimenti narcisistici e il suo volersi nascondere tra la folla, tra la sua genialità e la sua normalità.
Wallace era probabilmente consapevole del suo posto, dell’immagine che il mondo gli attribuiva e cercava di combatterlo, di combattere il cliché dell’artista dannato e geniale.
Chissà che Wallace non credesse davvero di essere normale, chissà che Wallace non fosse davvero normale e che la sua grandezza fosse proprio qui; nell’accettare la quotidianità, la banalità, nel parlare dell’uomo comune e nell’immedesimarsi con esso. Nel descrivere il grottesco e il superfluo della vita, nel criticare ma anche nell’amare ciò che odiava. Chissà che non siano i suoi lettori a non accettare questa immagine di Wallace. Chi leggerebbe un romanzo di millequattrocento pagine credendo che il suo autore è un normalissimo uomo e non uno dei geni della letteratura americana contemporanea?, chiede Lipsky.
Non sappiamo quanto l’intervista e in conseguenza il film riportino fedelmente chi era David Foster Wallace e se e quanto le idee/posizioni di Lipsky abbiano influenzato questa immagine. Nonostante ciò il film è bello, è commovente a tratti e ironico, sottilmente ironico, di quell’ironia che, inconfondibile, apparteneva a Wallace. È profondo e sentito e per tutti coloro che hanno sempre amato i suoi romanzi è una possibilità per trattenere e custodire gelosamente un raro ritratto dello scrittore.

 

Scheda film
Titolo: The end of the tour
Regia: James Ponsoldt
Cast: Jason Segel, Jesse Eisenberg, Anna Chlumsky, Mamie Gummer, Joan Cusack
Genere: biografico
Durata: 106’
Produzione: Paul Green, Donald Margulies
Nazione: USA
Uscita: 21/10/2015 (Festa del cinema di Roma)

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