The Witcher 3: Wild Hunt – Heart of Stone – Recensione

Da quando è iniziata questa generazione non si sono visti spesso grandi giochi. Sicuramente qualche esclusiva di rilievo ha dato adito alle nuove console di mostrare i muscoli, ma purtroppo non tutti sono riusciti nell’intento. The Witcher 3: Wild Hunt è stato sicuramente uno dei titoli più importanti di questo 2015, che oltre a dimostrare certe capacità tecniche, ha anche mostrato la solita attenzione ai particolari e ai dialoghi, da sempre fiore all’occhiello della serie prodotta da CD Projekt RED. Dopo aver però migliorato il gioco con numerose patch, ecco arrivare la prima grande espansione del gioco, intitolata Hearts of Stone, che include una storyline completamente slegata dal gioco base, ma che saprà regalare nuove ore di gioco con una epicità singolare.

La quest relativa a Hearts of Stone inizia con un semplice annuncio in bacheca, in linea con il mestiere del Witcher. Geralt non farà altro che eseguire il proprio lavoro, ma che lo vedrà ben presto invischiato in un intrigo più grosso di quanto preannunciato. La quest prende il via e ci si troverà in mezzo a vendette, vecchie conoscenze, feste e situazioni paradossali, ma che non vogliamo raccontarvi per non rovinarvi la sorpresa.

Per tutti quelli che hanno già apprezzato le note narrative di CD Projekt RED e di The Witcher 3: Wild Hunt in generale, non può che ritrovarsi in una situazione familiare con l’attenzione ai particolari per la struttura della storyline, con epicità ancora più intensa ed enigmi davvero ben riusciti. In linea generale le novità si fermano principalmente qui, infatti il DLC cerca di dare un maggior e miglior sviluppo alla già longeva quest principale.

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Per quanto riguarda il gameplay, il combat system non ha ricevuto particolari cambiamenti. In linea generale, il tutto è migliorato grazie anche ai feedback della community, ma che comunque si portano dietro le magagne del passato. In Hearts of Stone gli spazi sono più ristretti e quindi i problemi relativi all’IA nemica sono stati furbamente nascosti, il che è un bene. Attenzione però che gli sviluppatori hanno cambiato parecchio e sono intenzionati a supportare il gioco per ancora molto tempo, quindi sono probabili ulteriori aggiornamenti a riguardo. Rivisiteremo zone già percorse in passato, ma ci saranno anche nuove ambientazioni legate allo svolgimento della trama. Una novità è sicuramente un livello di sfida maggiore, infatti l’espansione richiederà almeno un livello pari al 32. In caso non foste a quel livello, o ancora non aveste cominciato il gioco, CD Projekt RED ha reso l’espansione anche “relativamente” Stand-Alone, con un personaggio di base di livello 32, tantissime rune, pozioni e monete per equilibrare il vostro personaggio. Ovviamente per usufruire del DLC bisogna possedere il gioco di base.

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Un grande cambiamento è l’introduzione dell’incantatore, un nuovo artigiano che ci permette di potenziare le nostre armi con rune e glifi, utilizzando però armi con almeno tre slot vuoti. Questa cosa non vi creerà problemi, in quanto sarà possibile aggiungere uno slot vuoto grazie proprio alle capacità dell’artigiano. Questo non va a modificare enormemente il gameplay, come detto sopra, ma sicuramente abbellisce il nostro equipaggiamento dandoci un maggiore senso di personalizzazione.

Nessuna particolare novità dal comparto tecnico. Sicuramente c’è stato qualche particolare ritocco grafico, ma nulla di esorbitante. Per il sonoro sono stati usati ancora le ottime voci che hanno caratterizzato la serie già dagli scorsi capitoli, annessi a musiche d’accompagnamento davvero da Oscar. Non abbiamo dubbi nel dire che siamo di fronte ad un gioco che ha dalle sue anche delle prodezze tecniche, mostrando quanto di meglio sia possibile fare sulle console current-gen.

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In conclusione…

The Witcher 3: Hearts of Stone è un DLC valido che può regalare almeno una decina di ore alla già ottima offerta di base.
Per chi ha già apprezzato il terzo capitolo dello strigo, non dovrà assolutamente farsi sfuggire questo contenuto aggiuntivo. Nessuna novità sul versante del combat system e relativamente poche nella struttura di gioco, ma il meglio viene dato durante la storyline che si arricchisce di nuovi personaggi, nuove situazioni paradossali sempre molto profonde e riuscite. Un plauso va a CD Projekt RED per aver migliorato ulteriormente il gioco dando una nuova quest in linea con quanto di meglio visto nella serie.

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