Everybody’s Gone to the Rapture – Recensione

Annunciato inizialmente per PC, a seguito della fallimentare campagna Kickstarter il destino di questa nuova opera dello sviluppatore britannico The Chinese Room (già resosi noto per il particolare Dear Esther) sembrava davvero incerto. A giungere in soccorso della piccola software house indipendente ecco allora arrivare Sony, che finanzia in toto il progetto e ne acquisisce la proprietà intellettuale, presentandola poi alla Gamescom del 2013 come esclusiva per PlayStation 4. A 2 anni di distanza, sul finire dell’Agosto di questa torrida Estate, il titolo è finalmente stato rilasciato sul PlayStation Store: sarà riuscito ad attendere le aspettative e ripagare lo sforzo economico del publisher giapponese?

Sviluppatore: The Chinese Room/SCE Santa Monica Studio
Publisher: Sony Computer Entertainment
Genere: Avventura interattiva
Data di uscita: 11/08/2015
Prezzo: € 19,99
Distribuzione: solo digitale
Giocatori: 1

https://www.youtube.com/watch?v=8z8qv6qhhAY

Segui la Luce

Dopo un breve quanto criptico prologo, il titolo ci catapulterà a Yaughton, un piccolo paesino dello Shropshire, in Inghilterra: qui uno strano evento ha fatto letteralmente volatilizzare tutti gli abitanti, ucciso tutti gli animali, e l’unica forma di “vita” che incontreremo sarà un fascio di luce che gira liberamente per il luogo ormai deserto. Non ci vorrà molto perché ci rendiamo conto che proprio da questa luce dipendono gli accadimenti che hanno turbato la placida quiete di quel villaggio rurale, poiché quella stessa energia luminescente ci farà da guida nel corso della nostra avventura ed è in grado di riprodurre scene avvenute in loco prima dell’evento e di mostrarcele, rendendoci partecipi degli ultimi giorni che hanno preceduto la fine di quelle povere persone e raccontandoci sostanzialmente la loro storia. Difatti il gioco è suddiviso in sei atti, uno per ciascuno dei singoli personaggi protagonisti, in cui sarà possibile calarsi in un’approfondita introspezione degli stessi esplorando l’ambiente circostante e trovando quante più sequenze possibile (ma  in teoria si può anche seguire la via principale ed osservare soltanto le fasi più importanti della sceneggiatura scritta dallo studio di sviluppo). Un impianto narrativo pregevole, che da un lato ci propone dei personaggi fin troppo reali e comuni, con i loro difetti, i loro errori e la loro cinicità, al cospetto di qualcosa di molto più complesso, che li sta eradicando dalle loro semplici vite senza fare  rumore, e che ne sta mettendo a nudo tutte le fragilità e le debolezze; e dall’altro una storia di fondo intrisa di quest’alone di mistero che circonda quello che tutti definiscono “l’evento”, e che ci spingerà a proseguire per saperne sempre di più, ad esplorare alla ricerca degli elementi di scenario come telefoni e radio con i quali è possibile interagire per scoprire cosa si cela dietro quel fascio di luce e cosa è accaduto a Yaughton ad e ai suoi abitanti.
Se già con Dear Esther gli sviluppatori erano stati capaci di sorprendere e dividere critica e pubblico con un prodotto totalmente incentrato sulla narrativa, una vera e propria avventura interattiva in cui non v’è spazio per il gameplay, anche con questo Everybody’s Gone to the Rapture il team ha deciso di non snaturarsi e continuare a percorrere la propria strada, come già avrete capito dalle righe di sopra, riuscendoci ottimamente e proponendo ai giocatori un prodotto assolutamente valido da questo punto di vista, misterioso ed intrigante, con una storia e dei personaggi davvero interessanti. Peccato soltanto che gli sviluppatori abbiano deciso di non chiarire fino in fondo nemmeno nelle sezioni finali cosa sia “l’evento”, lasciando molto alla libera interpretazione degli utenti: una scelta che non ci sentiamo di condannare, poiché riteniamo possa essere apprezzata o meno in maniera prettamente soggettiva.

rapture 1

Più video, meno gioco

Everybody’s Gone to the Rapture, quindi, non è un videogioco nel senso classico del termine: il fulcro dell’esperienza ludica è dato dalla narrativa e dall’esplorazione, attraverso la quale è possibile interagire con telefoni o radio sparsi per il mondo di gioco, oppure assistere a scene non necessarie al completamento di quest’ultimo, ed approfondire la storia ed i personaggi che ne fanno parte. In tutto ciò, però, vi è un solo grande problema: non è possibile correre. E’ vero che il titolo ha un ritmo molto lento e pacato, a tratti rilassante, ma è anche vero che qualora si decida di allontanarsi dalla via principale per addentrarsi in un bosco o in una viuzza secondaria di Yaughton o Little Tipshire, sarà poi un colpo al cuore girarsi e realizzare quanta strada bisogna percorrere letteralmente a passo d’uomo per tornare al punto di partenza. A tal proposito, gli sviluppatori si sono presi la briga nei giorni successivi al lancio del gioco di segnalare che in realtà con la pressione del dorsale R2 è possibile velocizzare il passo, solo che avevano dimenticato di registrarlo nella mappatura dei comandi in game: purtroppo, la verità sta nel mezzo come spesso accade, ed in realtà si potrà soltanto camminare leggermente più svelti, un piccolo accorgimento che non risolve la problematica di cui sopra, rendendola soltanto meno fastidiosa per il giocatore.
Un altro elemento importante in prodotti di questo genere è l’interattività ambientale: questa è molto limitata, purtroppo, come avrete già intuito dalle righe di sopra. Oltre ai telefoni e alle radio attraverso le quali sarà possibile udire messaggi registrati da Stephen o Kate, sarà anche possibile aprire delle porte o dei cancelli e accendere gli schermi di TV o computer, ambedue azioni praticamente fini a se stesse e del tutto inutili nel complesso (a parte per i cacciatori di trofei). Tutto qui. Davvero troppo poco per stimolare l’esplorazione in ambienti così vasti e distanti, ma soprattutto così ricchi di particolari che è un vero peccato essere dei semplici spettatori fin troppo passivi. Le possibilità di correre e di compiere qualche azione in più avrebbero certamente innalzato il livello qualitativo del titolo ai vertici del genere di appartenenza, senza snaturarlo, anche se magari abbassandone la durata: ma è corretto parlare di 4-5 ore necessarie al completamento quando gli autori del gioco decidono volontariamente di impedirti di correre?

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La quiete prima della tempesta

Gironzolare liberamente per Yaughton e dintorni è un vero e proprio spettacolo per gli occhi, e lo diciamo senza alcun timore d’essere smentiti: il CryEngine è stato spremuto a dovere per realizzare un mondo credibile, dettagliato e capace di offrire scorci mozzafiato, grazie anche ad un’effettistica che si esalta nei giochi di luci ed ombre e nel particellare. Proprio la dovizia di particolari, la cura del superfluo, è qualcosa per cui gli sviluppatori meritano un grandissimo elogio, per la resa di una campagna inglese così verosimile e nella quale è possibile letteralmente immergersi dimenticandosi che si tratta di un semplice prodotto videoludico, sebbene sia vero che il tutto sia reso più semplice dalla limitata quantità di azioni disponibili. Un piccolo appunto va fatto per alcuni cali di frame rate che di rado occorrono e che infastidiscono in un contesto così tranquillo e rilassante, ma nulla di eccessivamente grave e che possa minare un comparto tecnico ai livelli delle produzioni blasonate, in particolar modo per quanto concerne un doppiaggio in italiano semplicemente perfetto e sempre molto espressivo, ed una colonna sonora incisiva e composta da tracce capaci di suggellare ogni momento topico della storia. Non a caso viene anche venduta a parte sul PlayStation Store.
Anche il sonoro ambientale è molto curato: dal frusciare del vento al nostro calpestare i campi di grano, dalle auto ancora accese al cinguettio degli uccelli ancora vivi, tutto riprodotto con estrema cura per rendere sempre più profonda l’esperienza di gioco.

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“E’ tutto finito. Sono rimasta soltanto io.”

Tirando le somme di questo Everybody’s Gone to the Rapture, possiamo affermare con certezza che si tratta di un ottimo gioco ed un’ottima esclusiva PlayStation 4: un prodotto narrativamente e tecnicamente su alti livelli, che consigliamo vivamente a chiunque voglia godersi 4-5 ore di una piacevole e rilassante avventura, minato soltanto da alcune criticità di gameplay ed in particolar modo dall’impossibilità di accelerare il passo, fattore che rende più noiosa e frustrante l’esplorazione del ridente paesino dell’entroterra britannico. Una scelta infelice, che ci auguriamo The Chinese Room decida di non ripetere nelle sue prossime produzioni.

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