Conferenza Stampa – The Program – Ben Foster: “Mi sono dopato per capire cosa provava Armstrong”

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In un incontro stampa presso lo splendido Hotel Bernini ad un passo dal centro di Roma abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche opinione con Stephen Frears (Queen, Philomena), regista di The Program, e Ben Foster, che nella pellicola interpreta il sette volte vincitore del Tour de France Lance Armstrong. La storia narra la carriera del ciclista statunitense, dalle prime pedalate al giro delle Fiandre fino alla progressiva ascesa che lo ha portato a dominare gli anni a cavallo del nuovo millennio. Il tutto però segretamente condito da un sofisticato programma di doping controllato che lo ha portato a creare un sistema in grado di garantirgli la possibilità di competere in un mondo in cui l’EPO stava letteralmente spopolando tra i corridori. Il cosiddetto program.

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Sia Frears che Foster non sembrano fin da subito grandi appassionati del mondo del ciclismo. Entrambi sanno poco o nulla, Foster addirittura ai tempi non seguì e non fu minimamente interessato alle vicende di Lance Armstrong. Eppure, un giorno, l’illuminazione. Ho letto il libro di Tyler Hamilton – dichiara Frears – che era in squadra insieme a Lance e che si è dopato con lui. Ho trovato la vicenda estremamente interessante. Ho capito fin da subito che non volevo fare un biopic, ma una crime-story, è questo l’intento del mio film, parlare di Armstrong e della sua cospirazione del silenzio, così la definisce. E aggiunge – nel mondo vi è una corruzione enorme, sembra quasi un romanzo, ma è la realtà. Mi sono ispirato a voi italiani, di come Francesco Rosi descrisse la corruzione ne Le mani sulla città o basandomi sulle vicende di Salvatore Giuliano. Sì, sicuramente ho imparato molto dagli italiani.

Dato però le scarse conoscenze a riguardo, c’è stato un tentativo di parlare addirittura con il diretto interessato, ma mentre Frears ha manifestamente dichiarato il suo interesse nel non voler avere rapporti di nessun genere con Armstrong riguardo il film, Foster ha cercato, contro il parere del regista, di aprire un dialogo con il campione statunitense. Frears, appunto, si distacca immediatamente – Non ho provato ad avvicinarlo perché è semplicemente un bugiardo. Inoltre è uno che tende molto a controllare le cose e le persone e non avrebbe gradito che il film uscisse così come è stato concepito e prodotto. E’ una persona molto intelligente, che da un lato continua a sostenere la lotta contro il cancro con iniziative lodevoli, dall’altro una persona molto stupida per aver ingannato il mondo per anni vincendo premi.

Ho cercato di contattarlo – ammette invece Foster, cercando di minimizzare la questione appellandosi al fine dell’informazione e della necessità di materiale il più attendibile possibile per l’interpretazione del ruolo – visto che la cosa più importante era raccogliere il maggior numero di informazioni possibili. Ho parlato con un suo consulente per poterlo incontrare, ma non c’è stato nulla da fare. La ricostruzione di Armstrong ed in particolare delle sue vicende ci è sembrata molto fedele all’interno della pellicola, ma Foster è arrivato ad un grado di immedesimazione ben più ampio, e spiazza i presenti – abbiamo avuto 6 settimane per questo lavoro, ho dovuto imparare ad andare in bici, curare attentamente la nutrizione, ma soprattutto sotto la supervisione di medici specializzati ho moderatamente assunto doping per capire davvero ciò che provava Lance e cosa significa davvero vivere in quel mondo. E’ vero che il doping funziona sul corpo, il problema è staccarsi da esso.

L'attore statunitense Ben Foster (s) e il regista inglese,Stephen Frears (d) posano durante il photocall del film ''The Program'', sul campione americano di ciclsimo Lance Armstroong, all' Hotel Bernini di Roma, 29 settembre 2015. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Nel finale il regista britannico, dopo aver lanciato frecciate più o meno celate a al primo ministro inglese Cameron e a Sepp Blatter, si concede qualche riflessione sul cinema in generale. Nella mia carriera, ho avuto la grande fortuna di non essermi mai considerato un autore. Candidatura all’Oscar? Non penso a queste frivolezze. E sul suo recente “vizio” di raccontare storie vere, puntualizza – indubbiamente preferisco la fantasia, l’immaginazione, ma è innegabile che il cinema di oggi sia fatto di storie vere. Gente come Cary Grant o Audrey Hepburn non avrebbero lavoro. E io sono uno dei colpevoli di questo.

Ringraziando Stephen Frears e Ben Foster per la loro disponibilità, vi ricordiamo che The Program, prodotto da Studio Canal e Working Title Films, arriverà nelle sale italiane l’8 ottobre distribuito in 250 copie da Videa Distribuzione

Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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