Rainbow Six: Siege – Anteprima

Videogiochi

Che ormai gli FPS stiano andando nella direzione più arcade possibile non è un mistero. Questa frase però non appartiene a Rainbow Six: Siege, o comunque alla suddetta serie. Da sempre ha cercato di coinvolgere i giocatori in una sorta di approccio tattico alla partita, differenziandosi dai soliti one kill one death, quella sorta di scambio che si vede tanto spesso nei vari Call of Duty. Iniziamo col dire che la Closed beta non funziona benissimo, e speriamo Ubisoft stia lavorando ad una qualche patch o, ancora meglio, ad una sistemazione del netcode e dei server di gioco. Spesso e volentieri si viene cacciati dalla partita o il matchmaking avvisa un errore. Togliendo questi problemi, che speriamo non siano presenti nella versione finale del titolo, possiamo analizzare il gioco nelle sue forme, visto che il lancio è previsto per il 1° dicembre 2015, a poco più di due mesi da oggi.

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Dopo aver letto e accettato i vari accordi legali e sul comportamento, ci ritroviamo nel menù di gioco, con una fase multiplayer, tutorial e le opzioni da selezionare. C’è la possibilità di invitare membri nella propria squadra prima di cercare una partita, premendo semplicemente il tasto Y o triangolo. Una volta cercati i giocatori, ci sarà modo di scegliere il proprio operatore in commando, cercando di sfruttare la propria creatività e tattica durante il gioco: potrete scegliere tra diversi che prediligono l’attacco, la resistenza, la difesa e quant’altro. L’operatore Smoke è molto importante per creare confusione per i nemici, ma abbiamo anche SWAT d’assalto con un’armatura più resistente o operatori speciali con armatura più leggera ma più veloci e vicini ad un approccio silenzioso. Al momento non sembra sia possibile personalizzarli e credo che nella versione finale questa feature non sarà comunque presente, ciò non toglie che un approccio più soggettivo alle meccaniche di gioco sia decisamente apprezzabile anche così. Si parte, ovviamente in base alle modalità, o in fase di attacco o fase di difesa, che si alternano in una partita al meglio delle tre previste.

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In fase di attacco ci sarà la possibilità di usare dei droni radiocomandati per una trentina di secondi, così da farsi un’idea dell’edificio e di come sia barricato dalle difese avversarie. Sarà utile anche per trovare gli obiettivi come le casse di approvvigionamento o l’ostaggio e marchiarli per mostrarli alla squadra. Cosa molto importante è proprio questa parola: “Squadra”. In Rainbow Six: Siege non potete fare tutto da soli, sennò l’intera squadra ne paga le conseguenze. La tattica è l’altra parola chiave del gioco, che grazie all’impressionante distruttibilità del gioco, ne consegue sempre un approccio diverso, positivo o meno che sia. Le finestre, le porte, i muri, tutto sarà completamente distruttibile per creare percorsi alternativi e che possono cogliere di sorpresa gli avversari. Bisogna avere creatività.

In fase di difesa, invece, il discorso è già dissimile. Non ci saranno i droni per studiare il nemico, quanto più la possibilità di costruire e preparare la base difensiva. Ecco qui che rientra una delle tre parole magiche che prima abbiamo pronunciato: gioco di squadra. Il tempo è – sempre – relativamente poco in questi casi: sarà utile dividersi in zone per mettere muri alle porte in men che non si dica (tanto a far invidia ai muratori italiani), filo spinato e altre trappole per scovare o annientare i nemici che cercano lo sfondamento. Una volta finito il countdown, però, si parte in silenzio, tutti concentrati per aiutarsi a vicenda, cercando di non incappare nel fuoco amico. Sì, perché in Rainbow Six: Siege nulla è dato dal caso. Il gioco si presenta molto realistico, con un sistema molto vicino al one shot = one kill, ma anche con fuoco amico (leggermente troppo realistico) e senza respawn, di nessun tipo. Se morite, però, il gioco non finisce: avrete la possibilità di aiutare i vostri compagni con i droni precedentemente usati (in caso di attacco) o con le telecamere dell’edificio. Sarà utile urlare in cuffia o marcare i nemici con il tasto Y o triangolo, così da portare comunque un sostegno alla squadra e, perché no, alla vittoria.

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Rainbow Six: Siege è sicuramente un buonissimo titolo. Il comparto tecnico ha bisogno di mera pulizia generale, con un frame rate spesso ballerino, texture slavate e via dicendo. Niente che nella fase finale non possa essere sistemato. C’è da sistemare leggermente il fuoco amico, decisamente troppo realistico secondo il mio punto di vista, anche se forse i puristi lo apprezzeranno. Le impressioni sono ottime, Ubisoft è riuscita a dare una verve a questo titolo facendolo diversificare dai soliti noti. Riuscirà a convincere il mercato?

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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