Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente – Recensione

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Di George Stobbart, Nico Collard e soci si erano un po’ perse le tracce negli ultimi anni, almeno da quel quarto capitolo rilasciato nell’ormai lontano 2006 per PC, fatta eccezione per i due remake del primo (uscito per Wii nel 2009) e del secondo capitolo (destinato l’anno successivo ai dispositivi mobile). Qualcuno cominciava a temere il peggio, quando invece Revolution Software (i creatori della serie) annuncia nel 2012 di essere al lavoro sul quinto capitolo di Broken Sword e di aver rifiutato la partnership con un grande publisher third party preferendo optare per il crowdfunding via Kickstarter. Dai 400 000 euro richiesti come base minima, il gioco arriverà ad oltre 770 000 e sarà pronto per essere rilasciato, nel 2013, su PC e PlayStation Vita in due episodi distinti, similmente a quanto accaduto a Broken Age insomma. Ma con il successo inaspettato di PlayStation 4 e Xbox One, si poteva forse perdere l’occasione di riproporre Broken Sword su console e provare ad imporre anche un genere prettamente votato a mouse e tastiera su di un mercato totalmente diverso? Certamente no, ed allora ecco che Revolution Software fa compiere il grande passo alla sua creatura, accordandosi anche con Koch Media per la distribuzione retail del titolo, e noi non potevamo esimerci dal dirvi se vale la pena per veterani e neofiti della serie mettere le proprie mani su Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente.

Sviluppatore: Revolution Software
Publisher: Ravenscourt
Piattaforme: PlayStation 4, Xbox One
Genere:  Avventura grafica
Giocatori: 1
Distribuzione: fisica e digitale
Data di uscita: 4 Settembre 2015
Prezzo: € 29,99

La coppia che scoppia

Il bellimbusto americano George Stobbart e l’affascinante Nico Collard si sono di nuovo cacciati nei guai. “Sai che novità?” dirà qualcuno, e non avrebbe torto considerando che la coppia ci ha resi partecipi negli anni di mille peripezie negli angoli più remoti del mondo, riuscendo sempre a cavarsela per il rotto della cuffia.
Questa volta i due si incontrano a Parigi, in occasione di una mostra d’arte nella quale l’uno è responsabile della compagnia che l’ha assicurata, mentre l’altra è una giornalista freelance che vi si trova su invito del primo. La situazione di calma piatta degenera quando un uomo misterioso munito di casco con vetro oscurato entra nella sala per rubare “La Maledicciò”, un misterioso dipinto di natura gnostica, e nella colluttazione successiva ai momenti concitati del furto uccide Henri, il gallerista che aveva provato a ribellarsi, con un colpo a sangue freddo in petto. Da qui iniziamo ad indagare, stando sempre attenti a non intralciare la polizia locale, e andando un po’ su e giù per il globo insieme alla nostra fidata compagna Nico, incontrando vecchie conoscenze (sia umane che caprine) e facendoci ammaliare una storia ben narrata e intrigante, per quanto povera di colpi di scena e spesso prevedibile. Lo stesso dicasi dei personaggi, i quali sono caratterizzati bene, simpatici, a volte anche bizzarri, ma sempre ben inquadrati e molto raramente in grado di sorprenderci.
A sorprendere è invece la presenza del doppiaggio in italiano, evento più unico che raro per un titolo indipendente e registrato appositamente per questa nuova edizione su PlayStation 4 e Xbox One, sebbene alcuni stereotipi potrebbero non essere apprezzati da qualcuno (basti pensare all’accento francese, russo, britannico). In tal senso, è anche doveroso riportare che la storia del gioco tratta temi religiosi e, in minima parte, anche politici in cui vengono assunte delle posizioni nette e che potrebbero infastidire qualcuno. Ovviamente ciò non altera il nostro giudizio sulla componente narrativa del gioco, che si attesta su di un buon livello e si mantiene interessante e godibile per le circa 11-12 ore necessarie al completamento, pur senza picchi particolari.

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Punta e clicca

Broken Sword è sempre stata una delle serie di riferimento per qualsiasi amante delle avventure grafiche: lo storico sviluppatore Revolution Software ha deciso di non modificare il sistema di gioco classico, agevolato anche dalla maggiore libertà derivante dalla sua natura indipendente e dal buon successo ottenuto su Kickstarter, rilasciando sul mercato un prodotto in grado di rendere felici i fan storici della serie e che propone delle meccaniche da avventura punta e clicca dura e pura, senza fronzoli, nemmeno nella sua successiva incarnazione su PlayStation 4 e Xbox One. Tuttavia fa storcere un po’ il naso l’adattamento da PC e PlayStation Vita alle console fisse: laddove infatti il cursore del mouse ed il touch screen potevano risultare molto comodi per interagire con gli oggetti nell’inventario o dello scenario, non si può dire altrettanto della scelta di lasciare un cursore che è possibile spostare utilizzando la levetta analogica sinistra oppure il touchpad del Dual Shock 4; ma ciò che davvero avrebbe meritato una svecchiata e ci è parso anacronistico è l’impossibilità di controllare direttamente il personaggio, fattore che avrebbe potuto facilmente sostituire il cursore stesso rendendo il tutto complessivamente più gestibile permettendoci di concentrare le nostre attenzioni sulla risoluzione dei tanti enigmi presenti nell’avventura. Questi ultimi sono relativamente complessi e di difficoltà crescente, molto ben congegnati nella maggior parte delle occasioni e nulla che non si possa risolvere utilizzando un po’ di materia grigia; è anche vero, tuttavia, che delle volte questi ci sono sembrati troppo forzosi e privi di una logica particolare, troppo legati al caso e al tentare perpetuo di interagire con tutto ciò con cui è possibile farlo. Piccoli accorgimenti che avrebbero di certo reso più omogenea l’avventura ed evitato di infastidire il giocatore, anche magari sacrificando una o due ore di gioco. Nel complesso, fatti salvi alcuni difetti che minano ma non inficiano sensibilmente l’esperienza di gioco, ci troviamo di fronte ad un’ottima avventura grafica ricca di puzzle ingegnosi ed intelligenti.

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Con il Dual Shock 4 è tutta un’altra storia

Abbiamo già fatto cenno prima della possibilità di muovere il cursore utilizzando il touchpad del nuovo controller di PlayStation 4, senza tuttavia menzionare che è possibile anche selezionare gli oggetti o i personaggi con cui si desidera interagire con una semplice pressione dello stesso. Ma il lavoro di Revolution Software nell’integrare le varie funzionalità del Dual Shock 4 per ottimizzare al meglio l’esperienza sulla console Sony non si ferma qui, ed infatti la software house ha anche intelligentemente pensato di inserire una vibrazione che segnali al giocatore ogni qual volta è possibile compiere un’azione, ovviando in parte a quanto scritto precedentemente relativamente alle differenze fra il cursore del mouse, il touchscreen di PlayStation Vita e il controllo dello stesso cursore attraverso la levetta analogica sinistra.
Lasciamo volentieri per ultima quella che è, a parer nostro, la feature più gradita: l’utilizzo dello speaker del pad, dal quale è possibile ascoltare le telefonate e che si rivela una chicca in grado di immergere ancora di più il giocatore nell’ennesima avventura di George e Nico.

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In giro per il mondo

Se già su PC questo Broken Sword 5 faceva la sua ottima figura grazie a dei fondali disegnati a mano e molto dettagliati, un’ottimo utilizzo del cel shading e delle buone animazioni dei personaggi; ci sentiamo di affermare che la versione per console di attuale generazione è senza ombra di dubbio quella definitiva del titolo, che mantiene una risoluzione a 1080p nativi ed elimina totalmente anche i piccoli bug presenti in passato, con un frame rate solido, un utilizzo di colori vivi e lucidi ed uno stile artistico perfettamente in linea con i differenti contesti dei luoghi che andremo esplorare in giro per il mondo. Fa storcere un po’ il naso, invece, vedere ancora nel 2015 dei personaggi che, quando si sceglie di utilizzare un oggetto presente nel proprio inventario, gesticolino con le mani senza avervi nulla: un tempo un limite comprensibile delle macchine su cui giravano, oggi un dettaglio che sarebbe meglio considerare vista la potenza di calcolo di quelle attuali.
Dal punto di vista sonoro ci troviamo di fronte ad un bivio: da un lato la colonna sonora, pur nella sua buona varietà di tracce, è davvero troppo poco incisiva e marginale, anche nei momenti topici della storia; dall’altra un plauso va fatto per l’ottimo doppiaggio in italiano che, nel caso di George, è un piacevole ritorno dello storico doppiatore di tutta la serie.

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Il quadro maledetto

Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente si presenta su PlayStation 4 e Xbox One in splendida forma, ritoccato dove necessario ed in grado di offrire tante ore di qualità agli amanti del genere e della storica serie. Peccato per alcuni problemi secondari e per dei personaggi un po’ troppo inquadrati, che impediscono all’opera di Revolution Software di ambire all’eccellenza, lasciando forse un po’ di amaro in bocca per quello che resta comunque un ottimo titolo consigliato anche per chi non si è mai avvicinato alle avventure grafiche in generale, preferibilmente su PlayStation 4 grazie all’implementazione delle caratteristiche peculiari del Dual Shock 4.

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