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Tearaway Unfolded – Recensione

Quando Media Molecule e Rex Crowle presentarono al mondo Tearaway solamente due anni fa, il mio cuore di giocatore sussultò. Non solo il titolo Sony rappresentava una delle prime nuove esclusive della console portatile, ma venne percepito da molti come il primo passo verso la liberazione dell’OLED di PS Vita dalla mole di porting e versioni “miniaturizzate” di videogiochi già conosciuti su home console. La storia ci ha insegnato, tuttavia, che non sempre le cose riescono ad andare nel modo che vorremmo, e mentre oggi possiamo ufficialmente piangere la morte occidentale della sorellina di PS4, il caso vuole che mi ritrovi a parlare del porting home console di quel titolo sul quale puntai tutto il mio entusiasmo handheld made in Sony. Il baluardo dell’attesa rivoluzione videoludica di PS Vita è stato infatti rimaneggiato dai suoi creatori per approdare sulla ben più conosciuta e apprezzata controparte casalinga del team PlayStation, con buona pace di chi apprezzò l’edizione originale. Cosa rimane del sogno di Media Molecule?

Sviluppatore: Media Molecule
Publisher: Sony Entertainment Europe
Genere: Avventura, platform
Giocatori: 1
Piattaforme: PS4
Localizzazione: Multi 5, testo e dialoghi in italiano

Un pezzo di carta e un grande sogno

La premessa che apriva l’avventura in passato è rimasta sostanzialmente la stessa: un messaggero di carta dalle fattezze antropomorfe deve raggiungere uno squarcio nel cielo per consegnare un messaggio importante a chi si trova al di là del proprio mondo. A rendere impervia la via del protagonista ci si mette la comparsa di strane creature chiamate cartacce, mostriciattoli dispettosi che sembrano voler sovvertire l’ordine delle cose nell’universo made-in-papercraft. Suo malgrado, il messaggero comincia il pellegrinaggio che lo porterà a vivere l’avventura più grande che un piccolo essere di carta possa desiderare nella sua semplice esistenza fatta di inchiostro e cellulosa. Partendo da un incipit narrativo pretestuoso la storia di Tearaway risulta sulla lunga durata meno banale di quanto si possa credere. La tematica del “viaggio”, tanto cara ai classici occidentali – Omero e la sua “Odissea” – quanto ai nostri cugini orientali – Wu cheng’en e il suo “Il viaggio in occidente” -, viene affrontata con piglio creativo e delicatezza. Il protagonista (o la protagonista) è muto e affida la propria caratterizzazione alle numerosissime animazioni che gli danno vita in tutta la sua incontenibile tenerezza. Si può benissimo parlare del titolo in questione come di una favola per tutti, da ogni dove e di ogni età.

La miriade di personaggi che costellano il mondo di carta sono altrettanto peculiari e dalle fattezze ricercate, per lo più ispirate al mondo degli origami. Ogni linea di dialogo che salta all’occhio nei box testuali che accompagnano i loro borbottii incomprensibili sottolinea come nel mondo di Tearaway le tradizioni e le leggende giochino un ruolo fondamentale per assicurare l’ordine delle cose. Ed è fantastico lasciarsi trasportare in quel folklore fatto di suggestioni handmade arricchito da una veste grafica tanto raffinata nel concetto quanto impressionante nell’esecuzione. Pur rimanendo appannaggio di un’utenza casual, considerando anche lo scarso livello di difficoltà, Tearaway è lontano dalla scontatezza dei titoli per giovanissimi e dimostra una maturità inaspettata. Durante l’avventura sono diversi i momenti in cui nascono interrogativi come “Quale sarà il messaggio da consegnare?“, “Da parte di chi?” o “Qual è il valore del viaggio?”. Quesiti importanti a cui il gioco risponde in modo esauriente in una delle sequenze finali più trascinanti dell’ultimo quinquennio videoludico. E se volete una veloce divagazione interessante sul tema, Iota, il nome del protagonista, è la nona lettera dell’alfabeto greco e si può scrivere come “I”, il pronome soggetto che fa riferimento alla prima persona singolare. “Io”. Trivialità? Non proprio.

È facile lasciarsi rapire dalla maestosità di alcuni colpi d'occhio offerti dal gioco.
È facile lasciarsi rapire dalla maestosità di alcuni colpi d’occhio offerti dal gioco.

Trascinati da correnti di cellulosa

I toni scanzonati e volutamente stilizzati scelti per la produzione potrebbero riportare i giocatori più attempati all’eredità dei sempre più rimpianti platform 3D, ma il titolo Media Molecule è lungi dall’essere un esponente del filone di videogiochi reso celebre da Super Mario 64, basti pensare come all’inizio del gioco non sia nemmeno possibile saltare. Tearaway Unfolded, così come la sua versione originale, è più a suo agio se collocato nel genere degli action adventure tridimensionali. Non mancano blande sessioni platform qua e là ed enigmi ambientali da affrontare muovendosi negli ampi scenari tridimensionali, ma sicuramente l’attrattiva maggiore del titolo è collegata all’ampio uso che fa delle funzionalità “sopite” della console Sony. Esattamente come nell’originale per PS Vita, anche l’edizione PS4 vede l’utilizzo di tutti quei sensori opzionali inclusi nel Dualshock 4, solitamente deputati a mini game e sessioni secondarie. Tamburellando sul touchpad è possibile muovere le gigantesche superficie rimbalzanti che donano al protagonista una propulsione verso l’alto, mentre la barra luminosa che si trova sul fronte del joypad funge da luce divina con cui farsi strada nelle sessioni più buie e tormentate del mondo minacciato dalle cartacce. Andando a far scivolare il dito sulla superficie, invece, si muovono le correnti eoliche e si agisce sul mondo di gioco in divertenti e semplici enigmi.

In Tearaway ci si sposta su piattaforme, si esplorano aree frammentate da checkpoint, si combattono nemici utilizzando gli elementi dello sfondo, si risolvono missioni secondarie e si raccolgono collezionabili, ma non si deve sottovalutare il valore aggiunto di ben altre caratteristiche uniche della produzione, come i contenuti meta-videoludici della community, l’utilizzo di PS Camera e la companion app per smartphone. Fotografando determinati elementi dello sfondo, grazie alla funzione fotografica inclusa nel gioco, è possibile sbloccare dei modelli papercraft per portare nella vita reale (o nel mondo del “tu”, come vuole la leggenda) tutti quegli elementi sognanti e colorati che si incontrano sullo schermo. Ogni scatto può essere poi condiviso in una sorta di social network integrato in cui tutti i giocatori possono scambiare immagini delle proprie creature e delle creazioni importate nel gioco mediante la PS Camera o la companion app di PlayStation. Una gradita aggiunta che permette di inserire in tempo reale negli ambienti di gioco immagini in alta risoluzione. È giusto comunque sottolineare che seppur ridisegnato appositamente per le funzionalità di PlayStation 4, il mondo di Tearaway Unfolded sembra spesso una vaga imitazione della genialità e dell’originalità sperimentata nel 2014 su portatile, mancando anche di diverse sessioni che nell’originale facevano uso di accelerometro e giroscopio per l’esecuzione di enigmi ambientali.

Farsi il trucco prima di andare all'avventura non è mai stato così sdoganato.
Farsi il trucco prima di andare all’avventura non è mai stato così sdoganato.

Il gioco non finisce mai, anche a console spenta!

Come in Little Big Planet, anche in Tearaway Unfolded la possibilità di personalizzazione è enorme. Oltre all’aspetto del protagonista, durante l’avventura capiterà di dover “abbellire” o dare un tocco di personalità a un vasto numero di creature. La community online già impressionante ai tempi della pubblicazione su PS Vita oggi gode di una rinnovata vivacità e di un estro estro creativo che può essere sfoggiato, ovviamente, anche su facebook e twitter, non facendosi mancare niente: gli ormai immancabili filtri alla “instagram” fanno la loro apparizione e permettono di abbellire i propri scatti andando a stimolare l’hipster nascosto dietro al gusto di ogni giocatore.

A fronte di una sperimentazione ludica evidenziata poco sopra, lo stile grafico adottato non poteva che essere da meno: abbandonando le stoffe e gli aghi dei peluche di Little Big Planet, Media Molecule porta sugli schermi a 1080p e a 60fps un enorme mondo fatto di carta, dove influenze e ispirazioni si sposano perfettamente con animazioni che omaggiano a più riprese il mondo dei lungometraggi in stop motion. L’estetica inseguita dagli artisti del team creativo è quella di un mondo fatto di statica carta dove la vita riesce a ritagliarsi un posto anche laddove gli uomini non sono in grado di vedere. Un semplice pezzetto di cellulosa colorata e spiegazzata può essere un sole, un fiore, un mammifero, ma anche il rumore del mare, lo scroscio dell’acqua che si infrange sulla spiaggia o il box testo sul quale appare lo strampalato discorso di uno scoiattolo a cui hanno rubato la… corona!
Tearaway raggiunge l’eccellenza sotto ogni aspetto legato all’estetica e francamente non mi sembra esagerato auspicare che col tempo, esattamente come successe con Sackboy, il protagonista di Little Big Planet, anche Iota ed equivalente in gonnella possano assurgere al ruolo di mascotte della console Sony. Di certo non sarebbe un successo immeritato.

Il primo titolo che abbraccia la filosofia del "Do it yourself" quando si tratta di action figures!
Il primo titolo che abbraccia la filosofia del “Do it yourself” quando si tratta di action figures!

Commento finale

È vero, viene meno la sensazione di trattenere tra le mani il destino sfuggente di un mondo racchiuso in una console portatile, ma la finestra che rappresentava l’OLED di PS Vita è stata efficacemente tradotta dalle ben più generose dimensioni dei televisori HD di ultima generazione. Manca l’entusiasmo dell’opera prima e certamente è un peccato parlare di remake home console del titolo che più di tutti rappresentò la rivincita della portatile Sony, ma per chi non avesse potuto saggiare della bontà del titolo Media Molecule all’epoca, Tearaway Unfolded rappresenta un’ottima possibilità di riscatto. Personalmente porto nel cuore l’edizione portatile, ma se vogliamo parlare di “traduzione homeconsole dell’esperienza handheld”, allora posso assicurare che ci si trova a pochi passi dell’eccellenza. Ma, ecco, se è possibile scegliere, credo valga la pena di dare una seconda chance all’edizione PS Vita per fruire il titolo così com’era stato concepito. Prima di abbandonarsi alla potenza grafica, i 60fps e i 1080p di PlayStation 4, ovviamente.

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Majkol "Zaru" Robuschi

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.
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