Conferenza Stampa – Pete Docter: “Inside Out? Una versione pop della filosofia junghiana”

Cinema Interviste

Nella splendida cornice dell’Hotel de Russie a Roma abbiamo incontrato il maestro Pete Docter, regista dei pluripremiati capolavori d’animazione Monsters & Co. e Up (Oscar al miglior film d’animazione nel 2010), oltre ad essere lo sceneggiatore di pietre miliari del genere come Toy Story 1 – 2 e WALL•E.

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Inside Out nasce da un’idea originalissima e molto particolare. Docter ci racconta come essa sia partita come tutte le altre creazioni della Pixar. Sviluppo il concetto, lo presento a Lasseter (direttore creativo della Pixar, ndr), che mi dice se continuarlo o meno. L’idea di rappresentare le emozioni come protagonisti di una pellicola è piaciuta immediatamente ai vertici della Pixar, ma l’ispirazione viene da un’esperienza molto personale del regista. L’idea mi è venuta osservando mia figlia, che dà la voce al personaggio di Ellie in UP. E’ stata esattamente come il personaggio fino agli 11 anni, quando ha cominciato a manifestare i comportamenti tipici di quell’età. Mi chiedevo cosa avesse in mente, cosa le girasse per la testa.

Inside Out nasce dunque da una situazione reale, tangibile. Ma rappresentarla non è stato altrettanto facile. L’idea di Pete è stata infatti fin da subito cercare di rappresentare la mente, non il cervello umano. Non è quindi una questione biologica – aggiunge – ma una cosa più astratta da rappresentare trasformandola in qualcosa di più concreto. All’inizio avevamo pensato ad un teatro, poi ad una nave, ma non ha funzionato. Ciò che cercavamo era una metafora per rappresentare la mente umana. Metafora che si è poi realizzata nella figura della fabbrica, come se la nostra mente fosse gestita come un simpaticissimo processo industriale. Il fatto che le opinioni scientifiche sulle emozioni umane siano discordanti, c’è chi dice siano 3 chi 27, ci è stato d’aiuto e ci ha permesso di poter inventare liberamente, visto che non c’era nulla di scientificamente appurato. L’idea – precisa – era di creare queste personalità fatte a caricatura ma con le loro opinioni e i loro pensieri. Abbiamo approfondito il subconscio, ci siamo divertiti alla grande studiando Freud e Jung, anche se non è stata una cosa leggera. E’ stato molto interessante cercare di capire l’essere umano. Abbiamo cercato di prediligere il divertente allo scientifico realizzando una versione un po’ più pop di Jung. Sull’aspetto onirico (molto trattato dalla pellicola) invece ci piaceva l’idea di avere questi strani personaggi con tempo e budget limitati che si occupassero della creazione dei nostri sogni, l’abbiamo trovata una cosa simpatica.  

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Riguardo il messaggio e la morale della pellicola, che ogni film Disney-Pixar riserva ai suoi spettatori grandi e piccoli, puntualizza – è ovvio che tutti quanti vorremmo avere sempre una vita felice, che i nostri figli siano sempre contenti, ma non è così perché nella vita c’è la delusione, la tristezza. La motivazione per cui esistono anche queste altre emozioni è perché esse sono necessarie per affrontare le difficoltà della vita. Ameremmo tutti avere il lieto fine dei film Disney, ma la vita è una cosa diversa. Non c’è nulla nella mia vita che abbia influito tanto quanto essere un genitore. Guardare i figli crescere per me è un’esperienza eccezionale che mi fa riflettere su alcuni elementi della mia crescita con cui non ho ancora fatto completamente i conti. E sul futuro dopo quest’ultimo lavoro, alla luce del fatto che dal trattare la storia di una bambina di 3 anni in Monsters è passato dalla storia di un bambino di 8 (Up) a quella di una ragazzina di 11 – non so cosa mi aspetta dopo Inside Out, con il fatto che i figli stanno crescendo forse sarò senza lavoro.

Ma il film piacerà a tutti, o sarà troppo complesso per i più piccoli? In un periodo in cui l’animazione si fa sempre più “matura” e offre valanghe di riferimenti percepibili solo da un pubblico più adulto, Docter ha le idee molto chiare – al 50% dell’animazione abbiamo fatto delle proiezioni di prova per capire se il film fosse troppo complesso per i più piccoli. Non soltanto i ragazzini lo hanno compreso, ma lo hanno spiegato meglio di quanto noi fossimo in grado. E racconta inoltre un simpatico aneddoto di come Inside Out aiuti i più piccoli non solo a scoprire in modo divertente la nostra mente, ma anche a superare le proprie paure. Non solo i più piccoli capiranno il messaggio del film, ma riusciranno anche a farlo loro e applicarlo nella vita quotidiana.

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Ringraziando Disney e Pete Docter per la disponibilità ed il tempo concessoci, vi ricordiamo che Inside Out arriverà nelle sale italiane dal 16 settembre distribuito da Walt Disney Pictures Italia.

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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