Federico (Pier Giorgio Bellocchio), giovane uomo d’armi, viene inviato dalla madre al convento di Bobbio, dove suor Benedetta (Lidiya Liberman) è accusata di stregoneria per aver sedotto il fratello Fabrizio ed averlo spinto ad abbandonare la missione sacerdotale. Dopo essere sopravvissuta ad ogni prova, compresa quella del fuoco, viene murata viva all’interno del monastero. Uno stacco ci riporta ai giorni nostri, dove un miliardario russo (Ivan Franek), accompagnato da Federico Mai, sedicente ispettore del Ministero, ha intenzione di acquistare lo stabile, ritenuto ormai disabitato.

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Solo recentemente il cinema italiano ha deciso di dedicarsi a generi che erano soliti non appartenergli. Marco Bellocchio torna nella sua amata Bobbio e riesuma un argomento a lui molto caro sin dal lontano 1988, quello della stregoneria, ampiamente trattato ne La visione del sabba. Bobbio ed il suo monastero si prestano infatti ad un’inquietante ambientazione di quello che può essere un medieval-drama sotto ogni aspetto. Gli ingredienti ci sono tutti, dal soldato in armi, ai cavalli, alle streghe fino all’inquisizione e alle sue prove ordaliche.

Sangue del mio sangue è però una medaglia con due facce ben distinte. Se nella prima parte il dramma è originale, fatto di fosche tinte noir, quasi dark, e di un misticismo di qualità che inebria lo spettatore in una storia di clausura e punizione scandita da musiche eccezionali (in primis una Nothing Else Matters dei Metallica in versione canto liturgico che è musica per le orecchie dei più), nella seconda si assiste invece ad una completa banalizzazione dei contenuti fino a quel momento offerti. Quell’accenno di comicità e di surrealismo assai coerente nella prima parte viene completamente stravolto ed ingigantito nella seconda. Quello che poteva essere un intreccio interessante scade invece in una parallela storiella dai toni grottesco-parodici che davvero poco c’entra con ciò che di buonissimo ci viene mostrato nella prima ora di pellicola.

In mano ci rimane dunque uno squallido siparietto con colui che non si può non definire il “Bela Lugosi di Bobbio”, Dracula dei noialtri che ha dimorato per lungo tempo nell’ex monastero. Attorno a questa figura a metà tra il vampirismo e l’italiano medio ruotano varie figure che si alternano senza troppe pretese e senso, compreso un segmento con Filippo Timi a metà tra il patetico e l’assurdo (che, seppur voluto, risulta comunque poco gradevole). E’ davvero difficile capire l’attinenza di finti invalidi con le loro finte pensioni, mogli abbandonate, logge massoniche, miliardari russi, truffatori pregiudicati, Mafia, rispetto ad una parte iniziale che sembrava aver dato un’impostazione ben chiara, senza ovviamente considerare un finale che prova a raccogliere i fili della pellicola senza successo.

Bellocchio sembrava davvero avere le potenzialità per essere il primo italiano in concorso a fare bene qui a Venezia 72. Ed in effetti, ciò che inizialmente mostra è inequivocabilmente all’altezza dei suoi ottimi lavori precedenti. E’ con l’attualizzazione, campo sconosciuto del regista emiliano, che egli spreca ciò che di buono ha costruito. Ancora una volta, dopo A Bigger Splash, si insiste nell’evidenziare la mediocrità italiana, i suoi luoghi comuni, le sue magagne e i suoi problemi. Ma c’è davvero l’irrefrenabile impulso e bisogno di forzarle in ogni contesto?

 

Scheda film

Titolo: Sangue del mio sangue
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio
Cast : Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Herlitzka, Lidiya Liberman, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Federica Fracassi, Alberto Cracco, Toni Bertorelli, Filippo Timi, Ivan Franek
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 106′
Produzione: Kavac Film, IBC Movie, Rai Cinema, Barbary Films, Amka Films
Distribuzione: 01 Distribution
Nazione: Italia, Francia, Svizzera
Uscita: 9/9/2015

 

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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