In un America post-apocalittica, l’ex Marine Gabriel Drummer (Shia LaBeouf) si ritrova alla disperata ricerca di sua moglie Natalie (Kate Mara) e di suo figlio Jonathan accompagnato dal suo migliore amico e compagno in guerra Devin Roberts (Jai Courtney) e da un sopravvissuto (Clifton Collins Jr.). Ma non tutto è come sembra, Gabriel ha subito un fortissimo stress post-traumatico dopo il suo impiego in Afghanistan, e non sembra mai essersi ripreso del tutto.

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Dopo Guida per riconoscere i tuoi Santi Dito Montiel torna a collaborare con Shia LaBeouf in Man Down, affrontando temi delicati in un contesto molto particolare. Il film è infatti strutturato su tre linee temporali, un presente post-apocalittico, un passato ambientato in un interrogatorio di fronte al suo superiore, il capitano Peyton (Gary Oldman), ed un passato ancora più remoto fatto di flashback delle sue operazioni sul campo.

Ci troviamo essenzialmente di fronte ad una produzione low-budget che fa dell’aspetto psicologico il suo punto chiave. Le ambientazioni di guerra, ricavate dalla parte di New Orleans ancora distrutta dall’uragano Katrina del 2005, sono piuttosto scarne e monotematiche, mentre basta una roulotte per creare lo sfondo della conversazione tra Drummer e Peyton. Se è vero che non si può giudicare una pellicola dal suo budget, è anche vero che completamente slegata dalla questione dei soldi è la capacità dietro la macchina da presa: le scene d’azione sono piuttosto confusionarie, poco curate, quasi come girate superficialmente. Ciò su cui il film dovrebbe puntare inoltre, ovvero la riflessione sullo shellshock dei soldati ed in particolare di Gabriel, viene approfondito tramite espedienti interessanti ma a volte ripetitivi e prevedibili.

Il lavoro di Montiel non è assolutamente tutto da buttare. La migliore trovata è quella su cui si regge tutto il film e che gli dona un pizzico di originalità che invoglia lo spettatore nella visione, anche se il film è concepito in modo che progressivamente la situazione risulti sempre più chiara, suscitando un calo di interesse che sfocia in un finale sicuramente non indimenticabile. La storia del cinema ci ha dimostrato che con le giuste idee in un mese si può girare un film come Dallas Buyers Club, che con pochi soldi si può dare vita ad un capolavoro come Lo Sciacallo. Ma nei 24 giorni a disposizione Dito Montiel, pur avendo spunti validi, ha avuto la colpa di non avere dei mezzi adeguati. Shia LaBeouf si conferma in ripresa dopo il recente meltdown psicologico, ma non basta insieme a Gary Oldman a sopperire le mancanze della pellicola. Montiel ha avuto discrete occasioni per uscire dal cinema della mediocrità e confermarsi ad alti livelli (basti citare l’importante cast a disposizione in The Son of No One), ma Man Down non è una di queste. I pochi soldi, l’approccio frettoloso ed una sceneggiatura molto rivedibile sfociano in 90′ minuti contorti, ridondanti o meglio, evitabili.

Scheda film

Titolo: Man Down
Regia: Dito Montiel
Sceneggiatura: Adam G. Simon
Cast : Shia LaBeouf, Kate Mara, Gary Oldman, Jai Courtney, Clifton Collins, Jr
Genere: Azione, Drammatico
Durata: 90′
Produzione: MPower Pictures
Distribuzione: –
Nazione: USA
Uscita: –

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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