Southpaw – L’ultima sfida – Recensione

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Billy “The Great” Hope (Jake Gyllenhaal) è un pugile di fama mondiale, campione del mondo dei pesi mediomassimi e ancora imbattuto da professionista. Il suo stile brutale e particolare che lo porta ad incassare moltissimi colpi prima di chiudere i match spaventa, a lungo andare, la moglie Maureen (Rachel McAdams), che lo invita a prendersi un periodo di pausa. In un tragico frangente però rimane uccisa da un colpo di pistola vagante. Billy sprofonda nel baratro, rimedia una sospensione di licenza professionistica per un anno e perde in rapida successione sia l’affidamento della figlia che il suo contratto multimilionario con la HBO. Abbandonato da quelli che tanto si definivano i suoi amici, Billy cerca disperatamente la forza per ricominciare trovandola solo ed esclusivamente nella boxe e nel suo nuovo allenatore Tick Willis (Forest Whitaker).

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Prendete uno degli attori più in forma del momento e dategli un ottimo regista come Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur, Attacco al Potere: Olympus has fallen) ed un eccellente sceneggiatura. Fondete il dramma con la boxe e no, non avrete Rocky, bensì Southpaw – L’ultima sfida, viaggio all’interno del misterioso mondo del pugilato, dei suoi retroscena e delle vite degli atleti lontano dai riflettori del ring e dai palazzetti gremiti, che sia il Madison Square Garden, il Caesar’s Palace o l’MGM Grand. La storia di Billy Hope, pugile mancino (southpaw, appunto), ha radici canoniche in un’infanzia fatta di sofferenza e stenti, ripagata dal raggiungimento dell’apice di un successo destinato però ora ad un inaspettato declino.

Southpaw è infatti duro, brutale, feroce. Non solo sul quadrato, ma anche nella vita di tutti i giorni. Nulla colpisce duro come fa la vita, diceva il sopracitato capostipite del genere in questione, ed il film vuole ricordarcelo in ogni momento attraverso la discesa e la redenzione di Billy. Siamo inoltre di fronte a quello che è inevitabilmente il dazio del successo, amicizie effimere, fittizie, che abbandonano ben presto il pugile al proprio destino nel momento del maggior bisogno. Viene messo a nudo il crollo emotivo, la privazione degli affetti, la rassegnazione, punti più bassi dell’esistenza umana. Al dramma però si contrappone una preponderante componente pugilistica. Malgrado il film emani sofferenza e dolore senza nascondersi troppo, è il ring il grande protagonista della pellicola. Un Jake Gyllenhaal in forma smagliante lo trasforma nel suo palcoscenico, senza controfigure, grazie ad un allenamento massacrante. Rabbia e sconsideratezza diventano controllo e compattezza in quella che oltre ad essere la rinascita di un uomo è la vera e propria affermazione di un campione, progressivamente scandita da una potente colonna sonora dalle grandi firme (Eminem, Gwen Stefani).

Le scelte stilistiche inoltre, che privilegiano inquadrature in soggettiva e slow-motion mozzafiato, immergono completamente lo spettatore nelle scene più concitate tra jab, ganci e uppercut, sangue e sofferenza. Il ritmo serrato dei match si contrappone a quello più disteso della vita quotidiana, scene brevi ma intense, significative in cui ogni spezzone risulta funzionale nello svolgimento dell’intreccio. Qui protagonista assoluto è Whitaker: il premio Oscar fornisce una prestazione da vero uomo spirituale, tutta saggezza e vita vissuta, figura troppo complessa per essere ridotta a quella di “mentore” o “allenatore”, più riconducibile ad un uomo dal triste passato che vede in Billy e nei giovani un vero senso di appagamento per la propria vita. Egli si divide la pellicola con Gyllehaal, straordinario sul ring, altrettanto convincente fuori. L’attore californiano conferma ancora la sua particolare predisposizione ad affrontare personaggi in crisi, sull’orlo del baratro e in una costante situazione di apprensione. E’ il Gyllenhaal de “Lo Sciacallo” infatti a trovare voce più e più volte.

Southpaw rimane, in ogni caso, un film dal vasto bacino; inutile aspettarsi particolare trovate, elementi innovativi o scelte azzardate. Ciò però non significa che non ci si trovi davanti ad un prodotto valido, anzi, perché a Southpaw non manca assolutamente nulla, come nulla non ha da invidiare alle pietre miliari del genere. Questo perché Southpaw – L’ultima sfida non è semplicemente (o solamente) un film sulla boxe, i boxeur ed il mondo dello show-biz, ma soprattutto un grandioso film sulla vita, sulle sue difficoltà, sui suoi lati più oscuri, sul tremendo cammino della redenzione. Un piccolo capolavoro per il grande pubblico.

 

Titolo: Southpaw – L’ultima sfida
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: Kurt Sutter
Cast : Jake Gyllenhaal, Forest Whitaker, Naomie Harris, 50 Cent, Oona Laurence, Rachel McAdams, Skylan Brooks, Beau Knapp, Victor Ortiz, Rita Ora, Miguel Gomez
Genere: Drammatico
Durata: 124′
Produzione: Escape Artists, Fuqua Films, Riche Productions
Distribuzione: 01 Distribution
Nazione: USA, Cina
Uscita: 2/09/2015

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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