Devil’s Third – Recensione

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Tomonobu Itagaki è sicuramente un designer controverso, non avido di schiettezza e ben propenso a rilasciare dichiarazioni al vetriolo qualora fosse il caso; quello che però creò e tutt’ora mantiene intorno a lui una stretta cerchia di fedelissimi ed esaltati ammiratori è il suo curriculum senza macchia, che ad oggi, tra le serie Dead or Alive e Ninja Gaiden ha consegnato tra le grinfie degli avventori solo titoli di indiscussa qualità. Vuoi allora che quando un personaggio di questo tipo, appena uscito dalla ventennale relazione con la sua software house (Tecmo Koei) e fresco di fondazione di nuovo studio indipendente (Valhalla Games), promette un nuovo shooter in grado di rivoluzionare il genere e fornire futura ispirazione per i titoli a venire non si diventi tutti un po’ impazienti ed esaltati? Il buon Itagaki sensei risponde a queste sue promesse portando nei salotti dei giocatori un titolo con ben 5 anni di, travagliatissima, gestazione e ne fende l’anima in due parti: la prima votata all’esperienza online con un ricco multiplayer e la seconda con una modalità in singolo di novelle prospettive.
Sicché è impossibile presentare un testo dal corpo coeso che parli di entrambe le esperienze, tagliamo anche noi la recensione in due e ci ritroviamo a fine pagina per fare il punto della situazione.

Titolo: Devil’s Third
Sviluppatore: Valhalla Games
Distributore: Nintendo
Piattaforme: Nintendo Wii U, PC (solo la modalità multiplayer)
Genere: tps, action
Giocatori: 1 locale, 16 online
Localizzazione: Testi a schermo tradotti, doppiaggio inglese

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Ivan il terribile!

Iniziamo dal single player, vera esclusiva per la macchina Nintendo (visto che il multiplayer è venduto anche su PC), che vede l’algido e tatuatissimo Ivan alla prese contro una serie di temibilissimi terroristi suoi ex commilitoni intenti a sconquassare il pianeta per riportare un nuovo ordine mondiale da loro stessi retto.
Iniziamo con questa premessa: se in un videogioco cercate ricchezza produttiva, cutscenes affascinanti permeate da dialoghi ben scritti e grafica spaccamascella potete già passare oltre, perché Devil’s Third è un titolo terribilmente sporco e visibilmente “tirato su” con un budget stringato. La trama è di una piattezza mortale. Cutscenes piuttosto statiche si affiancano a personaggi mal sviluppati che cianciano del nulla cosmico assoluto tentando anche di dargli una parvenza di assoluta importanza, i twist sono telefonatissimi e tra l’altro introdotti in maniera sgangherata e sincopata, un cliché da action movie via l’altro e tantissima esposizione dei fatti suonante meccanica e artificiosa complice una certa inumanità da parte degli attori digitali e dei doppiatori. Ivan, il protagonista, non subisce un trattamento tanto migliore: stereotipato, freddo, distante ma non per esplicite richieste di copione ma piuttosto per colpa di dialoghi poco interessanti e impersonali a dir poco, non aiuta l’inflessione russa che gli fa sfiorare l’assoluta atonia.
Per fortuna la trama in buon titolo ha un’importanza tutto sommato marginale e gli afecionados di Itagaki giocano alle sue opere per ben altri motivi, si suppone. Difficoltà produttive possono essere dimenticate di fronte ad un gameplay di prim’ordine ed un design ispirato e Devil’s Third ha sicuramente qualche asso da calare in tal senso.

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E’ sempre una buona idea passare a fil di spada i nemici più agili!

Ninja Gaiden con i mitra?

La neo “rivoluzionaria” esperienza promessaci si può riassumere come un tps ibridato con un hack‘n’slash, dove la prima componente è sicuramente predominante sulla seconda. Ivan si muove in terza persona e può fare fuoco sia da questa prospettiva che in visuale soggettiva, quando gli sgherri nemici gli si fanno troppo vicini può far affidamento su attacchi in mischia, rapidi o potenti; può contare in oltre su una discreta agilità in grado di fargli scalare ostacoli e arrampicare su muri ed appigli. Questo è quanto di meglio il gioco ha da offrire, ovvero la sua struttura centrale; il sistema di controllo è preciso e puntuale, saltare da una visuale all’altra più indolore di quanto non si possa pensare, ed ogni opzione a nostra disposizione è reattiva al punto giusto.
Su quelle che sono le dinamiche che fanno da intelaiatura al gameplay c’è ben poco da ridire e difatti buttarsi nelle fitte sparatorie con i soldati avversari è stimolante e divertente, peccato che a conti fatti l’esperienza ne esca molto sotto le aspettative poiché il game design offre pochi spunti e poche novità nel corso dell’arco di tutta l’avventura. Fin troppo spesso vengono ripresentate situazioni appena vissute e con varianti minime, squadroni di nemici in numero e qualità simili immerse in ambientazioni già viste e provate non garantiscono sufficiente varietà tantè che alcune sessioni risultano assai blande, a tratti sciatte. Vengono in aiuto alcune missioni alternative che per quanto nella media ci lasciano perlomeno perplessi per via di una certa derivabilità: non doveva essere questa un’esperienza nuova e mai provata? A cui giochi futuri avrebbero potuto ispirarsi? Ebbene che si tratti di utilizzare un Javelin per distruggere mezzi corazzati, segnalare una postazione da bombardare a distanza o sedersi su una torretta per difendere i propri alleati, il tutto gioca terribilmente simile a quanto già provato in molti altri titoli dello stesso genere, le idee riprese dall ABC degli fps sono pressoché la totalità e spesso ci si domanda dove sia tutto questo “nuovo” così orgogliosamente sbandierato.
Dove invece l’anima di Devil’s Third dimostra la propria spinta innovatrice è nei contenziosi in scenari aperti in cui Ivan può balzare da un edificio all’altro e tramite l’utilizzo di tutte le sue abilità mettere in difficoltà il nemico in maniera dinamica ed imprevedibile. Le ambientazioni che si evolvono in verticale oltre che per dritto offrono le battaglie più sollazzanti e mettono in luce tutte le potenzialità dell’opera di VG, peccato dunque che spesso si abbia l’impressione che i designer abbiano fatto fatica a comprendere la loro stessa creatura: le sparatorie appena descritte sono veramente pochissime lungo il corso di tutto il single player e soventemente ci si ritrova tra le mura di stanze minuscole e claustrofobiche, in cui le abilità di salto e scalata non vengono nemmeno prese in considerazione e l’unica opzione disponibile è rintanarsi dietro una copertura e sparare fino all’annientamento delle forze avversarie. Gli sviluppatori si macchiano di una scelta davvero incomprensibile, costruiscono un’impalcatura ludica di tutto rispetto ma poi non la supportano con un design sensato e che la promuova nella giusta misura. Il difetto risulta ancora più ingombrante quando ci si rende conto che privato di queste opzioni il gameplay tende a diventare molto ripetitivo e telefonato, complice un level design incredibilmente lineare e che spinge sempre il giocatore nella direzione giusta da seguire e non lo invita mai al ragionamento. Le sessioni che si fidano dell’intelligenza di chi stringe il pad sono pochissime e ci si sente costantemente sospinti verso l’unica soluzione prevista e praticabile che imbottiglia il giocatore e non chiede mai un suo intervento attivo se non relativo al combattimento in sè per sè. Non aiuta un livello di esplorazione pressoché nullo, salvo la possibilità di collezionare dei trofei di guerra sparsi con abbastanza premura per le ambientazioni e piuttosto dimenticabili.

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Siamo pronti a scommetere che visualizzerete molto più questa immagine che non quella precedente la campagna di Ivan…

Mamma li russi…

Detta così potrebbe suonare una stroncatura molto grave ma in realtà Devil’s Third si lascia giocare perlopiù in maniera piacevole, non esaltante, ma nella media; con qualche alto, un po’ di bassi, sezioni riuscite ed altre meno. La delusione alberga in larga parte nel vedere un sacco di potenzialità sopite e non sfruttate a dovere: con un personaggio ed un setting così sopra le righe era davvero necessario cedere a così tanti manierismi, era davvero così impraticabile infilare un sistema di punteggio e sblocco abilità, le combo fisiche non potevano essere ampliate; la sensazione che il budget non stellare abbia in qualche modo smorzato il pieno sbocciare di certe idee è una costante lungo l’intera epopea del supersoldato sovietico ed a conti fatti ci si rende conto di avere tra le mani proprio poco con cui giocare, tantè che se si abbassa la difficoltà al minimo il gioco diventa di una noia mortale, togliendo mordente ai confronti con i nemici ci si accorge che non rimane quasi nulla con il quale intrattenersi. Quest’ultimi godono di una IA non sempre sfavillante ma comunque sufficiente per tenervi impegnati, alle volte tendono a rimanere vagamente imbambolati quando vi avvicinate ma si ha l’impressione che faccia parte di una precisa scelta di design per non penalizzare troppo chi decide di utilizzare uno stile che accentua le fasi di combattimento in mischia.
Alla fine di ogni missione si cela una boss battle contro uno degli ex compagni di Ivan, anche queste di qualità altalenante, ve ne sono di molte ben fatte, intuitive e memorabili così come di appena abbozzate e slavate; tutti i boss godono comunque di buone animazioni e qualche sorpresa nel reparto attacchi.
Per quanto riguarda la colonna sonora abbiamo un’altra voce senza infamia e senza lode, le tracce musicali si ritagliano un loro spazio sullo sfondo senza esaltare ma neanche infastidire troppo, sono coerenti con le ambientazioni seppur in maniera scontata. Un paio di gruppi rock avrebbero potuto francamente costruire una track list più memorabile ed appropriata, dotare il tutto di una spinta in più visto il contesto action ignorante che permea l’opera e senza influire troppo sul capitale a disposizione.
Molte lamentele erano giunte durante alcune preview per via di un comparto tecnico altalenante incorniciato da un frame a singhiozzi. La grafica non è di certo pessima ma permangono alcune arretratezze ben visibili anche ad un occhio non allenato come poca distruttibilità nelle ambientazioni, texture e modelli poco definiti ed effetti nella media; non abbiamo comunque trovato gli sparuti deficit di prestazioni così acri come altre testate; indubbiamente il frame cede durante scene troppo affollate ma siamo ad un livello sopportabilissimo e, nuovamente, intermedio nel genere di riferimento.
Seppur a fronte dei limiti evidenziati il single player di DT riesce comunque a spuntare una valutazione discreta, vuoi perché la struttura centrale del gameplay è molto ben fatta, vuoi perché in fondo non c’è nulla di gravemente pessimo, al massimo piattamente mediocre. Se eravate interessati al titolo per giocarlo in solitaria non possiamo però consigliarvi del tutto l’acquisto, un design poco ispirato unito ad alcune idee solamente abbozzate ed azzoppate da un budget non elevato creano un’avventura che non lascia il segno e, che, alla meglio, intrattiene in maniera pertinente. Le scorribande di Ivan sono dunque una piacevole distrazione dalla più ricca e corposa modalità multiplayer. A tal proposito…

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Potete decidere voi come costruire la vostra roccaforte, occhio a difenderla dagli assaltatori nemici!

In due si è in compagnia!

La seconda anima di Devil’s Third tradisce subito il suo essere presumibilmente il vero punto focale dell’esperienza, più chiassosa, invitante ed entropica, la modalità multiplayer online si presenta con più di qualche pregio in bella vista. Al centro di tutto permane il medesimo, ed ottimo, sistema di controllo del gioco in singolo, questa volta immerso in intense battaglie a più partecipanti.
Per prima cosa si personalizza il proprio alter ego, le opzioni che mutano il fisico non sono moltissime ma l’elevato numero di equipaggiamenti ci viene presto in soccorso; indumenti che oltre a modificare le apparenze concedono bonus e statistiche aumentate, ne esistono di seri e “cool” così come di pacchiani e spassosi; finito con le vesti si passa alle armi, in vasto numero tra tutto l’armamentario bellico immaginabile.
Inizialmente bisognerà accontentarsi di acquisti di basso livello, sia perché il nostro rango è minimo, sia perché saremo sprovvisti di sufficienti valute, il gioco ne utilizza ben due: I dollen, di cui si fa incetta vincendo match o raggiungendo buoni piazzamenti, indispensabili per rimpolpare il proprio armamentario e mettere le mani su armi da mischia degne di tal nome, e le uova dorate, donate al superamento di varie sfide ed indispensabili per sbloccare abiti e le “x gear”, armi dalla potenza improponibile che vengono attivate a quei giocatori che hanno prestazioni sublimi durante un match.
Agghindatoci di tutto punto è possibile iniziare a farsi le ossa nei primi incontri, in cinque diverse modalità disponibili (che con il passare del tempo cresceranno fino a dieci). La varietà di quest’ultime è sicuramente ben accetta, passando dai “normali” death match tutti contro tutti, contenziosi a squadre, a sfide decisamente più sui generis come risse in cui sono ammesse solo armi bianche o una rivisitazione della modalità golden gun che premia il vincitore che colleziona più… pollame! Sparso per l’arena!
Indifferentemente dal tipo di sfida scelta le impressioni rinvenute sono abbastanza positive, al momento i server sono perlopiù vuoti ma se il tutto dovesse mantenersi su questi livelli le prestazioni sono ottime e se disponete di una linea anche media potrete godervi match fluidi e con lag davvero minima (aspettiamo comunque l’uscita nei negozi prima di cantar vittoria, visto che mai ci è capitato di raggiungere il numero massimo di partecipazioni, ovvero sedici). Dal punto di vista ludico le grandi ambientazioni, dotate di vari livelli e molta verticalità sono parchi giochi perfetti per gli agili soldati controllati dai giocatori, la fluidità dei movimenti unita alla precisione del sistema di controllo creano dispute tese ed avvincenti oltre che veloci e caotiche al punto giusto. Passare dalle armi da fuoco a quelle in mischia è veloce e naturale, come in single player, ed aggiunge uno strato tattico che permette la creazione di uno stile di gioco personale, potenzialmente unico. L’unica pecca si annida in un sistema di parate e schivate alquanto rigido oltre che, sulle prime, difficile da gestire e dunque confusionario.

Archiviando vittorie aumenterete di livello e avrete le risorse necessarie per impossessarvi di armi più performanti, alle quali possono essere aggiunte modifiche, ed equipaggiamenti unici e fuori di testa.
Speriamo che le microtransazioni presenti (le uova d’oro possono essere anche acquistate) non rovinino la festa, anche se per il momento ci pare siano state applicate misure sufficienti per non tramutare l’esperienza in un pay per win.

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Unirsi ad un clan ed aiutarlo ad espandarsi è veramente sollazzante, le molte opzioni disponibili sono la ciliegina sulla torta!

Born in the U.S.A!

Il multiplayer non si ridurrà ad una sola sequela di modalità ma comprenderà una campagna vera e propria in cui i giocatori potranno essere assoldati, o addirittura creare, un clan ed ergersi alla difesa di un territorio compreso negli USA. In questi lembi di terra sarà possibile costruire fortezze che potranno poi essere assaltate e possibilmente rase al suolo dai clan rivali. Ogni unione avrà a disposizione varie statistiche che ne incensano grandezza, adesione e potenza economica ed in base a quest’ultime sarà possibile per i membri ricevere vari boost e compensi in denaro.
Tutto funziona a dovere e crea un’immersione davvero piacevole, in cui ci si sente parte di un sistema più complesso e strutturato che “respira” autonomamente; esistono addirittura mezzi di propaganda attraverso i quali raggiungere i giocatori e convincerli ad unirsi alla propria setta militare, al giusto prezzo! Per coloro che non volessero annettersi a nessun clan esiste comunque un’opzione per lupi solitari. Rimanere soli è comunque difficile visto che nelle lobby sono presenti due tipi di chat assai comode per scambiarsi insulti e complimenti oltre che un sistema di notifiche e posta elettronica.
Dopo il lancio saranno organizzati eventi specifici e verranno rese disponibili nuove bocche da fuoco ed equipaggiamenti, che andranno a sommarsi alla pletora già presente da sbloccare avanzando di livello.
La componente multiplayer risulta dunque decisamente più ricca e curata dell’avventura in singolo, basta farsi un giro tra i menù per rendersi conto di quanto bene l’interfaccia vi guidi tra le varie opzioni e di quanto il titolo non vi lasci mai soli e segua la vostra crescita con riconoscimenti e premi in risorse adeguati. La cornice è ben fatta, così come le partite divertenti e serrate; il gameplay è sufficientemente innovativo, forse un po’ lontano dalla perfezione o dall’immensa rivoluzione promessa; soprattutto pensando a tanti titoli simili che hanno inaugurato features ben più sorprendenti (Titanfall, Bulletstorm, Evolve).
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Commento finale

Devil’s Third riesce a farsi spazio tra gli sparatutto multiplayer grazie ad un eccellente sistema di controllo, una buona dose di personalizzazioni ed una struttura coesa, in grado di erigere un vero e proprio mondo nella rete, vivido e dinamico. I cruenti scontri online divertono e sono racchiusi in un’interfaccia agile e fruibile, tralasciando gli scambi in michia sulle prime un po’ confusi. Peccato dunque per qualche arretratezza nell’impianto grafico ed una certa derivabilità della struttura ludica che oltre alla rinnovata agilità dei contendenti e gli scontri ravvicinati si rifà pesantemente ad altri baluardi del medesimo genere. Rimane da giudicare come la situazione si evolverà in futuro, non mancheremo di aggiornarvi in tal senso.
Discorso diverso per il single player, sviluppato con palpabile fretta e visibilmente scarno di contenuti. Minato da una trama dimenticabile, cutscenes statiche e didascaliche oltre che da un commento sonoro piuttosto piatto; permangono gli ottimi controlli così come l’affidabilità nei movimenti e nelle manovre d’attacco ma un design discreto e posticcio non fanno mai scattare veramente la scintilla, lasciando l’avventura nel reame dell’assolutamente banale. Un discreto passatempo tra una sfida multigiocatore e l’altra insomma ma assolutamente non il focus dell’esperienza.
La valutazione finale è dunque il perfetto compromesso tra la qualità delle due modalità: le cronache solitarie di Ivan, intorno al 6, e le entropiche scorribande nella rete, oscillanti tra un 7\7,5.

1 Commento

  1. Per chiunque stesse iniziando il gioco in questione, fate attenzione nella modalità single player al livello di difficoltà impostato, nel caso del nostro codice review era automaticamente su Casual (Facile insomma), talmente semplice che l’unico modo per morire è quello di sedersi su una granata… visto che Ivan è praticamente una roccia seminvulnerabile; mortificando fatalmente il gameplay. Non siamo sicuri che nella versione retail sarà uguale ma dare una controllata non costa nulla. Utente avvisato : )

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