Until Dawn – Recensione

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Ormai la gestazione di un videogioco raramente è tutta rose e fiori… Basti pensare ai numerosi rinvii, alle cancellazioni o cambiamenti radicali di varia natura che stanno affliggendo questa next-gen (divenuta ormai current) dal momento in cui è entrata prepotentemente nelle nostre case dal novembre 2013.
Until Dawn non fa assolutamente eccezione… Nato come titolo esclusiva PlayStation 3, avrebbe dovuto sfruttare a dovere le peculiarità della periferica di movimento Move, brevettata da Sony giusto qualche anno prima.
Ebbene, dall’annuncio nell’estate del 2012, fino alla sua pubblicazione il 26 agosto 2015, Until Dawn ne ha passate di belle, dopo essere finito nel dimenticatoio per diverso tempo senza notizie o annunci da parte dello sviluppatore, rumors di cancellazioni e successive smentite, nel 2014 Sony e SuperMassive Games hanno annunciato con grande orgoglio un horror del tutto reinventato rispetto a quella che era l’idea originale di base. Rimossa del tutto la tecnologia Move, ora implementata nel DualShock 4, Sony e SuperMassive Games hanno pensato di spostare l’intero progetto sulla next-gen, cambiando radicalmente l’approccio del titolo, da puro divertissement casual, a vero e proprio videogioco.
Questo cambiamento ha portato giovamento, oppure come nella maggior parte dei casi, si è rivelato solo controproducente, oltre che un investimento azzardato e sconclusionato? Scopritelo nella nostra recensione.

Titolo: Until Dawn
Sviluppatore: SuperMassive Games
Publisher: Sony Computer Entertainment
Genere: Survival Horror/Avventura
Piattaforma: PS4
Giocatori: 1
Localizzazione: Totalmente in italiano

Otto piccoli teenagers

Un gruppo di 10 amici, composto da Sam, Mike, Josh, Ashley, Emily, Matt, Chris, Jessica e le gemelle Beth ed Hannah, decide di passare una vacanza su uno chalet tra le montagne canadesi di Blackwood. A seguito di uno scherzo finito male, le due gemelle Beth ed Hannah (sorelle di Josh, figli dei Washington, padroni dello chalet) finiscono tragicamente in un dirupo, perdendo la vita.
Il gruppo dei restanti otto amici, su invito del fratello delle vittime Josh, decidono a distanza di un anno di trascorrere una notte in memoria della scomparsa delle due ragazze… Tutto ciò mentre, a loro insaputa, uno psicopatico è sulle loro tracce.

La direzione intrapresa dal titolo SuperMassive Games, è chiara fin dai primi minuti: il titolo ha molto in comune con il filone di giochi appartenenti di diritto alla casa francese Quantic Dream, titoli del calibro di Heavy Rain e Beyond: Two Souls, capaci di mettere una spanna sotto il gameplay, per lasciare spazio alla storia, alle scelte del giocatore e più in generale al coinvolgimento personale… Una sorta di film interattivo.
Ma tutto ciò, non può assolutamente bastare per rendere Until Dawn degno di essere acquistato. Ad una struttura così diversa dal canonico concetto di videogioco, è necessario affiancare una componente narrativa ben costruita ed amalgamata, cosa che a Quantic Dream (nonostante qualche imperfezione) è quasi sempre riuscita… Però, è doveroso mettere in chiaro un concetto fin da subito: se non doveste amare i classici stereotipi o cliché dei film horror, avete sbagliato in partenza. L’intenzione di SuperMassive Games è quella di mettere su un impianto degno di un teen-horror movie, di quelli che andavano di moda a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio.

La struttura di gioco ricorda "Dieci piccoli indiani di Agatha Christie"

La struttura è quanto di più classico si possa immaginare, dove la tensione generale costituita dagli ambienti occlusi, dalle luci soffuse o dall’ombra fugace che si muove alle nostre spalle, è alternata da continui jumpscares. In generale, la branca dell’horror a cui punta il titolo, è più votata all’utilizzo di jumpscares, piuttosto che ad un utilizzo di un’atmosfera di tensione duratura. Anche se bisogna ammettere che alcuni “salti” sono decisamente più riusciti di altri, che appaiono piuttosto scontati.
Altra caratteristica su cui bisogna soprassedere è la stesura del copione… Molte battute sono assolutamente banali, nonché pacchiane, ma questo fa parte dei canoni del genere, e gli appassionati sapranno già a cosa si va incontro. Tuttavia, la cosa che ci ha favorevolmente colpiti è stata la svolta presa dal gioco dalla seconda metà in poi, andando a calcare tutt’altra branca dell’horror, quella più macabra e dalle atmosfere malsane tanto cara all’Halloween di Rob Zombie o al maestro del genere Wes Craven (col suo Le Colline Hanno Gli Occhi o Scream), o al suo più moderno discepolo James Wan (Insidious o The Conjuring).
Bisogna dare atto agli sviluppatori di aver attinto a piene mani dall’immaginario più comune del panorama horror, e di aver messo insieme un puzzle che a conti fatti risulta ben amalgamato, scongiurando a tutti gli effetti il timore di trovarci difronte ad un’accozzaglia di idee messe insieme alla meno peggio.

Le relazioni tra i personaggi svolgono un ruolo preponderante

L’impercettibile battito d’ali di una farfalla oggi può provocare un devastante uragano a settimane di distanza

Proprio come i videogiochi citati in precedenza ad opera dei Quantic Dream, il titolo è piuttosto circoscritto, ma la peculiarità sbandierata fin da subito è quella del Butterfly Effect (Effetto Farfalla).
La storia è soggetta a cambiamenti grazie alle nostre azioni… Ogni storia può essere diversa in base alle scelte che facciamo.
Sostanzialmente, il concetto di base è cercare di far sopravvivere gli 8 protagonisti fino all’alba, prendendo delle decisioni che andranno ad influenzare la storia.
In secondo luogo, è impossibile negare come il filo logico che collega gli eventi, è molto molto simile a quello adottato in “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie, che tra l’altro ha ispirato un buon punta e clicca uscito una decade fa su Personal Computer, “…E non ne rimase nessuno”.
Come detto in precedenza, le scelte sono assolutamente fondamentali per il proseguire della nostra avventura… Inoltre sarà possibile plasmare alcuni tratti del carattere dei protagonisti grazie ad alcune decisioni, oltre che migliorare (o peggiorare, sempre a seconda delle scelte) le relazioni con ciascuno dei sette amici del gruppo.
Ciò che ci ha fatto un po’ riflettere e che sicuramente farà discutere è stata la gestione di alcuni Quick Time Event (presenti a profusione). Spieghiamo meglio: nel momento in cui stiamo prestando la massima attenzione alle decisioni prese, cercando di costruire la migliore storia possibile, può capitare di sbagliare un QTE e stop. La timeline di quel personaggio si tronca in maniera netta, provocandone la morte dello stesso.
Certo, potrebbe anche essere uno stimolo a prestare la massima concentrazione anche verso le sequenze filmate, tuttavia avremmo apprezzato una maggiore elasticità per quanto riguarda la gestione dei QTE.
Inoltre, risulta fondamentale la localizzazione dei totem, dei piccoli artefatti in legno, in grado di proiettarci una visione del futuro, di diverso colore a seconda dell’avvertimento che vogliono comunicarci. Nero: Morte, Rosso: Pericolo, Marrone: Perdita di un amico, Bianco: Fortuna e Giallo: Guida.

Il gioco gode di un'ottima atmosfera, coadiuvata dai classici jumpscares
A livello contenutistico non ci aspettavamo grandi cose… Il primo playthrough è possibile portarlo a termine in 7-8 ore, una durata decisamente nella media, in linea con altri esponenti del genere. Tuttavia il punto forte nella longevità di Until Dawn, com’era lecito aspettarsi, è la rigiocabilità. Una volta terminata la prima “run”, siamo riusciti a far sopravvivere 6 degli 8 amici… Ai titoli di coda, era fortissima la voglia di rigiocare il titolo, per cercare di salvare tutta la combriccola, oppure semplicemente per optare su diverse decisioni chiave o per raccattare qualche totem perso per strada.
Dal punto di vista meramente tecnico, ci troviamo su ottimi standard qualitativi. L’ambiente, in generale, è sempre pulito e ben definito, caratterizzato da ottimi effetti particellari e da giochi di luce semplicemente incredibili. Purtroppo, la gestazione travagliata ed il passaggio di generazione, ha portato con sé alcuni strascichi come un aliasing piuttosto marcato ed alcuni cali di framerate, specialmente nelle zone all’aperto.
Artisticamente siamo su ottimi livelli, la sensazione di angoscia e solitudine in alcuni casi viene riprodotta alla perfezione grazie all’ottima regia e all’ottimo design delle ambientazioni, circondate da alberi spogli nella tempesta di neve, e grazie ad una saturazione del colore tendente al blu/grigio.
Ottimo il motion capture, ed in generale, la prova degli attori nel cast. Hayden Panettiere (anche “mascotte” del gioco) è senz’ombra di dubbio la più convincente nel lotto dei teenagers protagonisti, mentre il resto del cast (preso per lo più da serie TV di successo) si attesta su livelli buoni, come nel caso di Brett Dalton (Agents Of S.H.I.E.L.D.) nei panni di Mike e Rami Malek (La trilogia di Una Notte Al Museo e Need For Speed) nei panni di Josh, per citare i più famosi. Discorso a parte per l’interpretazione di Peter Stormare (attore in film del calibro di Bad Company, Pain & Gain, Bad Boys II e Armageddon), capace di donare un’interpretazione magistrale, grazie alla sua incredibile mimica interpretativa, volta all’eccesso e capace di incollarvi allo schermo in ogni sua sequenza nei panni del Dr. Hill.

Peter Stormare dona una grande interpretazione nei panni del Dr. Hill

Commento finale

Until Dawn ha superato la travagliata gestazione ed il tanto temuto passaggio di testimone dalla old alla current gen? La risposta è sì.
Ci troviamo di fronte ad un opera costruita con minuzia e che, senz’ombra di dubbio, ha tratto solo giovamento dall’abbandono della periferica PlayStation Move, risultando più godibile e più “giocabile”, ma soprattutto è riuscito a scrollarsi di dosso un destino che lo avrebbe relegato come un mero divertissement casual, cosa che a conti fatti non è. Rimane un titolo non per tutti i palati, i richiami ai lavori dei capostipiti del genere Quantic Dream ci sono tutti, a partire dal gameplay, per finire con la storia a bivi. Dunque, chi si accinge all’acquisto sa che va incontro a determinate meccaniche, che presentano una sorta di ibrido tra cinema e videogioco.
Detto questo, Until Dawn è un esperimento riuscito, qualitativamente appena inferiore alle opere del team francese di David Cage, ma che comunque non mancherà di intrattenere ed incuriosire (e soprattutto saltare sulla sedia) chiunque si sia appassionato al tempo con opere del calibro di Scream.
Tra Batman e Geralt che dominano l’estate e l’atteso ritorno di Metal Gear Solid, potreste dare una chance ad Until Dawn, non ve ne pentirete.

Videogiocatore vecchio stile (predilige il singleplayer alle modalità online), si avvicina ai videogame alla tenera età di 9 anni con Resident Evil e Metal Gear Solid, divenendone immediatamente stregato. Amante del rock e del metal (o della buona musica in generale), la notte diventa il Cavaliere Oscuro, a patto che sia quello scritto e diretto da Christopher Nolan (e non quello di Tim Burton o l'aborto di Joel Schumacher). Del regista britannico è un grande sostenitore, mentre la sua vita è costantemente accompagnata dalle musiche di Hans Zimmer. Ama i gatti e i cani.

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