Dopo un’attenta analisi e la voglia di poter in qualche modo rivalutare – ancora – l’opera di cui stiamo per parlare, mi sono dovuto adattare a quello che sentivo appena terminato il gioco: nulla. Submerged è un titolo che voleva rientrare quasi di prepotenza in quel filone narrativo che fa delle emozioni il punto focale dell’intera opera. Con Journey, Flower e tanti altri titoli del genere, alcuni sviluppatori sono riusciti a trasmettere un’emotività fuori dal comune. Chi di voi, dopo aver terminato Journey, non si è seduto sul letto abbracciando un cuscino e pensando alla propria vita? Il grande Eduardo De Filippo diceva che la felicità si trovava nelle piccole cose, come anche fare una semplice tazza di caffè. Submerged non riesce a trasmettere granché e quel poco, lo fa pure male, ma andiamo nel dettaglio.

Titolo: Submerged
Sviluppatore: Uppercut Games
Distributore: Uppercut Games
Genere: Adventure/Platform
Giocatori: 1
Localizzazione: Italiano con testo a schermo

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In uno scenario post-apocalittico di una città sommersa, i due protagonisti Miku e Taku si ritrovano su questa minuscola barca ad attraccare vicino ad un muricciolo. Taku è un ragazzino che lotta tra la vita e la morte e Miku, la sorella più grande, scopre che in questa città ormai disastrata e occupata dal mare, ci sono delle casse di salvataggio che potrebbero avere la cura giusta – oltre che la speranza – per risollevare le sorti della vita di Taku. Con questo potrei anche dire di aver finito, in quanto tutta la trama e tutta l’emozione stanno in questo modus operandi ripetitivo e poco longevo. In un primo momento, Submerged mi scaturiva fascino: i palazzi distrutti che sembravano cadaveri galleggianti, la possibilità di esplorare questo cimitero di città e scoprirne i segreti, attraversare la mappa con una barca, che per un attimo mi ha ricordato le lunghe traversate in The Legend of Zelda: Wind Waker.

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Il problema grave è questo mancato sfruttamento di potenzialità. Sulla carta parliamo di un titolo che può dare tantissimo, ma che invece si limita a dare solo frustrazione e noia. Graficamente il titolo si presenta fin troppo male, nonostante sfrutti l’Unreal Engine 4. Le texture sono dannatamente piatte e con pochissimi dettagli, alcune composizioni artistiche sono stereotipate e banali, accompagnate poi da un’atmosfera veramente mal proposta. Non sono le uniche magagne dello sviluppo tecnico. Ancora oggi mi chiedo come gli sviluppatori hanno messo in commercio un gioco a tratti ingiocabile a causa di un frame-rate osceno che oscilla continuamente e porta anche al mal di testa. Non ci sarà una singola parte del gioco dove il frame-rate sia stabile, nemmeno se lasciate il pad e il gioco rimane fermo noterete una approssimazione di stabilità. Il ciclo giorno/notte sembra voltare ad uno strano comportamento: sembra che l’alternarsi del sole e della luna sia del tutto casuale, collegato anche ad un clima dinamico, con tempeste e pioggia scrosciante, che non vanno in nessun modo ad intaccare la stabilità della barca in mare. Insomma, sembrano messe per caso, giusto per abbellire un po’.

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Visto che gli scorci di panorama e il dettaglio tecnico lasciano a desiderare, Submerged deve rifugiarsi nel gameplay, cercando di dare un motivo al giocatore di poter apprezzare il lavoro fatto dagli sviluppatori. Missione fallita, ancora una volta. Il gioco non ha un gameplay vero e proprio, si basa semplicemente sulla sola levetta sinistra per muovere e far arrampicare Miku. Immaginate un gioco che vi chiede di usare un tasto per salire sulla barca, di muovervi per una mappa neanche troppo piccola, premere ancora lo stesso tasto per attraccare e ancora la levetta per arrivare in cima: questo è Submerged. Non c’è possibilità di cadere, né possibilità di morire, ma c’è una sbagliata impostazione automatica del comando che spesso vi farà eseguire azioni come arrampicarvi o usare teleferiche senza che voi lo vogliate, ricominciando la scalata dall’inizio. Arrivati in cima, possiamo finalmente aprire la cassa di soccorso e con un filmato, la nostra Miku ritorna dal fratellino per curarlo. Dopo il filmato, ripetere questa tiritera per circa le nove casse rimanenti (quindi dieci in tutto) e il gioco è terminato. Infatti per completare Submerged ci vuole giusto qualche ora della vostra giornata, poi va in base a ciò che volete scoprire del gioco. Se volete completarlo al 100% forse tre o quattro ore bastano, sennò molto meno. Una volta capito il meccanismo, ci impiegherete poco per completarlo, con la maggior parte del tempo a districarvi in una arrampicata lenta e leggermente noiosa. Al termine, forse uno dei momenti più apprezzabili del gioco, è sicuramente quel dubbio finale che ci ha accompagnato per tutta l’avventura. Ciò che salva questo gioco (relativamente) sono le musiche, ottime, e l’alone di mistero che gira intorno a tutto il gioco.

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In conclusione…

Insomma, Submerged è un titolo ricco di potenzialità buttate nel gabinetto con annesso sciacquone tirato. È un’opera narrativamente e ludicamente sterile, che non riesce ad entrare nel cuore e nella mente dell’utenza che lo gioca. Non lo consiglio a nessuno, anche perché non c’è niente che possa realmente essere apprezzato del gioco, se non le musiche e l’alone di mistero, ma che comunque singhiozzano. Il prezzo di € 14,99 è sicuramente troppo alto per quelle due ore di gioco fatte male. Submerged è un titolo che l’unica nota positiva che mi ha donato, è un forte valore di coraggio, lo stesso che hanno usato gli sviluppatori per immettere un gioco così dannatamente fatto male sul mercato.

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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