The Vanishing of Ethan Carter – Recensione

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Quando The Vanishing of Ethan Carter debuttò su Steam, il titolo dei polacchi The Astronauts fu letteralmente sommerso di elogi da critica ed utenza. I motivi? Una direzione artistica magistrale, un livello tecnico impressionante ed una componente narrativa profonda e coinvolgente. Non v’era dubbio, quindi, che quel gioco sarebbe ben presto arrivato anche su altre piattaforme, la prima delle quali si rivelò essere PlayStation 4 (annunciato al PlayStation Experience). Dopo mesi di attesa, che l’abbiate già giocato o siate neofiti, siamo finalmente pronti a dirvi se vale la pena acquistare il pur costoso (sono richiesti ben € 18,99) titolo sul PlayStation Store.

Sviluppatore: The Astronauts
Genere: Avventura in prima persona
Giocatori: 1
Piattaforme: PlayStation 4, PC
Formato: digitale
Prezzo: € 18,99
Localizzazione: doppiaggio in inglese e polacco, sottotitoli in italiano

“Quando la polizia non ti aiuta e i preti non ti credono, chiami Paul Prospero. Chiami me.”

La nostra avventura nei panni del prima accennato Paul Prospero inizia ascoltando un suo monologo in cui ci spiega come e perché si trovi a Red Creek Valley: un certo Ethan Carter, infatti, gli ha scritto una lettera chiedendogli di investigare su quanto stesse accadendo in quel posto. Del resto stiamo parlando del “detective del paranormale”, ed egli stesso nella sequenza iniziale afferma che vi si è recato poiché Ethan ha parlato di “cose che un ragazzino non dovrebbe vedere”. Premesse intriganti, per una storia che mescola sezioni classiche dei titoli investigativi ad altre molto più inquietanti con accenni di horror. Le cose che “un ragazzino non dovrebbe vedere”, infatti, non si riferiscono ad un “banale” assassino, come si potrebbe pensare, quanto più ad eventi paranormali che hanno sconquassato la calma placida di quel luogo circondato dai monti ed immerso nella natura, un luogo in cui sono stati dissepolti segreti che si credevano celati per sempre.
Per evitare di rovinare la sorpresa ed il piacere di godersi l’impianto narrativo messo in piedi dal team polacco ai lettori che intenderanno giocare The Vanishing of Ethan Carter, non mi sbilancerò oltre, ma certamente meritano un plauso gli sviluppatori sia per aver localizzato il gioco nella nostra lingua (sottotitolandolo), sia per aver avuto rispetto del proprio idioma e dei propri conterranei doppiando il gioco in polacco. Vi sembra una cosa scontata? Ditelo ai ragazzi di Storm in a Teacup…

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Questo gioco è un’esperienza narrativa che non ti conduce per mano

Ci vuole coraggio, bisogna ammetterlo, per proporre nel 2015 un gioco in cui non ti viene detto in ogni singolo istante cosa fare, dove andare e come farlo. In effetti, vista la piega che sta prendendo il mercato moderno, ci mancherebbe solo che inserissero il “giocatore automatico” e staremmo a posto. Ma digressioni a parte, ciò su cui punta forte The Vanishing of Ethan Carter è l’esplorazione, proponendo sin dalle prime battute un mondo completamente esplorabile in cui è possibile girare liberamente, con un HUD pulito e nessun tipo di indicatore né mappa, alla ricerca di indizi od oggetti con cui sia possibile interagire per proseguire nella storia. Tecnicamente sarebbe persino possibile terminare il titolo saltando alcuni casi, sebbene alcuni siano obbligatori e, nel caso non abbiate un discreto senso dell’orientamento, questo gioco potrebbe rivelarsi un incubo. Già perché è proprio questo il principale motivo per cui The Vanishing of Ethan Carter non riesce ad eccellere, perché il “non portare per mano il giocatore” si traduce in un eccessivo senso di dispersione (si potrebbe persino vagare ore senza concludere nulla). Ma la stessa possibilità di non risolvere alcuni omicidi, del resto, priverebbe il giocatore di pezzi importanti del puzzle di quanto accaduto a Red Creek Valley, non permettendogli di conseguenza di apprezzare a pieno la sceneggiatura scritta dai ragazzi di The Astronauts.
Un secondo punto a sfavore è l’interazione davvero troppo limitata ai soli oggetti od indizi già decisi dagli sviluppatori stessi, senza la possibilità di scoprire segreti o variegare in alcun modo il gameplay: è vero quindi che il gioco non ti conduce per mano, ma è anche vero che lo spazio di interpretazione è ridotto all’osso, e per ogni omicidio od enigma ambientale esiste una ed una sola soluzione che bisogna capire.

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Che spettacolo!

Il primo impatto con The Vanishing of Ethan Carter è a dir poco impressionante: se si pensa che uno studio indipendente sia riuscito a creare una simile maestosità tecnica utilizzando l’Unreal Engine 4, ci si può soltanto chiedere cosa sarebbero stati capaci di fare con un budget ed uno staff differenti. Un piacere per gli occhi, senza dubbio non v’è affermazione che possa descrivere meglio il lavoro svolto sul titolo. Dai panorami mozzafiato agli effetti di luce e particellari, non vi sono molti giochi su PlayStation 4 che possono vantare un simile livello grafico, coadiuvato poi da una direzione artistica eccezionale, che si può notare dalla cura riservata ad ogni minimo elemento di Red Creek Valley e da tutte le volte che resteremo fermi ad ammirare degli scenari suggestivi o che saremo inquietati dalle sinistre casupole del villaggio. Insomma, una torta a cui è mancata soltanto la ciliegina, a causa di alcuni problemini di frame rate e di un lieve sfocamento dell’immagine quando ci si muove che su PC non erano presenti.
Non sullo stesso piano, purtroppo, il comparto sonoro: gli sviluppatori hanno infatti scelto di utilizzare tracce leggere e non invasive, lasciando che siano soltanto un sottofondo e che siano i suoni ambientali ad immergerci nell’avventura, ma certamente avremmo preferito che in alcune situazioni la colonna sonora fosse stata più protagonista e meno comprimaria.

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Ad Ethan piace scrivere storie

The Vanishing of Ethan Carter è un gioco che mi sento di consigliare vivamente a chiunque voglia vivere una storia profonda e coinvolgente, a patto che riesca a convivere con il suo gameplay atipico per potersi godere a pieno l’impianto narrativo e non perdere pezzi per strada. Bello da vedere, da ascoltare e da capire, meno da giocare, ma mi sento di dire che in un titolo di questo genere è un elemento su cui si può sorvolare, se non si vuole perdersi un’ottima storia ed un ottimo gioco. Complimenti vivi ai neonati The Astronauts per il loro primo lavoro (sebbene siano ex People Can Fly, non proprio sviluppatori qualunque), con l’augurio che questo sia solo l’inizio delle opere che possono consegnare a noi giocatori.

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