The Town of Light – Anteprima

Videogiochi

Ci sono posti nel mondo che hanno l’assurda capacità di scatenare le nostre peggiori paure, posti che non sappiamo comprendere o che forse…non vogliamo.

Chiamateli come vi pare: sanatorio, istituto psichiatrico o manicomio, non importa come…comunque vogliate chiamarli le paure che generano questi posti sono sempre immense.
Il più grande di questi edifici d’Italia, si trova a Volterra, nacque nel 1887 in seguito all’istituzione di un ospizio di mendicità per i poveri del comune. Dal 1978, in seguito alla legge Basaglia, l’ospedale è in stato di abbandono.
Un posto che ha ospitato tantissimi “pazienti” e che, secondo testimonianze di coloro che ci hanno vissuto, erano posti di follia e paura dove ogni briciolo di lucidità dell’individuo veniva sopraffatta ed infine distrutta.

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Ed è proprio nell’istituto psichiatrico di Volterra che comincia la storia di The Town Of Light, raccontata dal Team nostrano LKA che si basa su fatti avvenuti all’interno dell’ospedale e testimonianze di ex pazienti che hanno avuto l’orripilante sfortuna di finire all’interno del manicomio.

Il gioco non parla di un fatto o una testimonianza in particolare ma cerca di rievocare le paure e le sofferenze sia dei pazienti che del posto stesso, un intreccio di emozioni che vi faranno provare realmente le angosce e le realtà dietro a questo mondo misterioso.
Abbiamo provato una pre-alpha demo del gioco che ora vi racconteremo.

Siamo nel 2015, vestiamo i panni di una donna che racconta le sue vicende all’interno del manicomio, dentro una stanza, è spaesata e impaurita.

E’ la voce di Daniela D’Argento, che sa perfettamente come enfatizzare tutto il rancore e l’apatia della nostra protagonista, tornata nel posto da cui era riuscita a fuggire.
Ci ritroviamo su un viale sterrato e sin da subito si nota l’ottimo lavoro di design della vegetazione, dell’illuminazione e delle texture del paesaggio. La mancanza di un’interfaccia rende l’esperienza ancora più viva per il giocatore in modo da fondersi perfettamente con il nostro alter ego.

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Ci muoviamo all’interno di un piccolo parchetto con giostrine logore con cui possiamo interagire prima di spostarci poco più avanti ed entrare in un gabbiotto dove saremo costretti a usare la torcia.Il sistema d’illuminazione della torcia sin da subito appare un po’ scomodo con un puntamento “fastidioso”, non da meno anche il movimento che andrebbe rivisto soprattutto per la lentezza del personaggio.

Usciamo da gabbiotto e risaliamo il viale, giriamo a una piccola curva, e subito notiamo dei cartelli inconfondibili, segnali di pericolo tipici dei cantieri Italiani ed ovviamente, scritti in italiano.Finalmente ci troviamo davanti al maniero tetro e abbandonato, ricreato fedelmente dopo anni di ricerche e dopo aver attentamente studiato le piantine del manicomio di Volterra, e si notano ovunque i dettagli che rimarcano il pregio di un lavoro davvero di qualità sotto ogni aspetto.

Finalmente entriamo, ci troviamo davanti ad un corridoio con varie stanze annesse, decidiamo di esplorarle e subito troviamo parecchie cose molto interessanti.
Troviamo documenti realmente esistiti e compilati dai dottori e manuali di chirurgia leggibili e con immagini annesse oltre che strumenti chirurgici, sedie a rotelle e tutto quello che potete immaginare di trovare in un luogo del genere.
A un tratto la voce della nostra protagonista ci chiede di andare alla ricerca della sua bambola, Charlotte.

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Man mano che andiamo avanti cominciamo a sentire la pesantezza e la tristezza di quel posto, come se davvero fossimo lì a combattere con il nostro passato traviato e terribile.
Quando finalmente troviamo Charlotte, veniamo catapultati in un altro ricordo della donna in cui capiamo realmente che valore ha per lei questo sinistro fantoccio.

La bambola è rovinata e piena di crepe, inquietante e con occhi vitrei che ci fissano sin nel profondo, ma la bambola sente freddo e va scaldata, e dopo aver adagiato Charlotte su una sedia a rotelle, la portiamo nel reparto di chirurgia a scaldarsi sotto le lampade. Ci rechiamo nel reparto osservazioni e lì ci perdiamo nel nulla, finiamo in un corridoio con porte che sbattono e che, arrivati verso la fine, comincia e deformarsi in un labirinto senza senso che cerca di farci impazzire sino ad arrivare alla fine del tunne…com in fondo una grande luce.

Così si conclude l’avventura della demo di The Town Of Light, breve ma intensa ci viene da dire, un’immersione nella pazzia a 360 gradi, che non vediamo di provare a pieno a gioco ultimato.
Il team tutto italiano di LKA ha dato prova di riuscire a portare un prodotto di ottima qualità facendosi spazio nel difficile mondo dei videogiochi, quello che abbiamo visto da questa demo ci fa davvero gioire e non ci resta che fare il tifo per questi talentuosi ragazzi.

Appassionato di videogiochi e musica sin dalla tenera età di 8 anni, da sempre fan sfegatato della scienza e della conoscenza. Suonare e videogiocare sono più che passioni, sono modi per entrare in una realtà astratta che sa dare più emozioni della realtà. La storia di un videogioco o suonare uno strumento (batteria e chitarra) mi rendono estremamente felice ed appagato. Non vedo i videogiochi come semplici passatempo, ma come vere forme d'arte che sanno incantare e raccontare storie che toccano il profondo di noi stessi, che ci insegnano, ci spaventano e ci fanno piangere. Videogiochi e musica, sono il mio mondo.

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