Quanta tecnologia c’è dietro a una poker room?

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Per molti giocare a poker è una passione, per altri un semplice passatempo. C’è addirittura chi l’ha fatto diventare un lavoro, un po’ come hanno fatto molti giocatori di videogiochi professionisti, che ogni anno guadagnano centinaia di migliaia di dollari partecipando a una quarantina di tornei.

Ma dal punto di vista tecnico e tecnologico, vi siete mai chiesti come funziona una poker room? Quali tecnologie sono adoperate per garantire il corretto funzionamento del gioco, come vengono organizzati i tornei dal vivo, come avviene la protezione da possibili imbrogli e altre domande di questo genere.

Per rispondere a questi interrogativi, uno dei colossi di questo settore, ovvero PokerStars, ha diffuso una collana di video illustrativi del funzionamento della poker room, mostrano a tutti gli utenti le strutture e le modalità di funzionamento che sono alla base dello svolgimento dell’attività di una poker room.

Uno dei quesiti che tutti si pongono è relativo al mescolamento delle carte: come fa il programma ad assegnare le carte a ogni giocatore e a distribuire quelle sul tavolo? Ovviamente grazie alla tecnologia. Infatti per lo “shuffle” si utilizzano complessi generatori di numeri casuali collegati a degli hardware. Uno utilizza un dispositivo che emette raggi di luce e uno specchio semiopaco, mentre l’altra random bits utilizza dati relativi ad altre variabili casuali, come movimenti del mouse, tempi di reazione e altre azioni casuali.

Tutti questi dati generano un flusso continuo di “1” e di “0” che a loro volta sono utilizzati per distribuire le carte. A spiegarlo meglio è proprio uno degli esperti del team della poker room: “Noi attingiamo al flusso e viene fuori un numero compreso tra 1 e 52. Facciamo l’esempio che il numero sia il 36. Noi andiamo nel mazzo, prendiamo la carta numero 36 e la mettiamo sul tavolo. Di nuovo attingiamo al flusso di dati, riceviamo un numero casuale questa volta compreso tra 1 e 51, ad esempio il 45, prendiamo la carta e cosi via”.

Si tratta quindi di strumenti molto sofisticati, che garantiscono l’assoluta casualità delle carte che vengono distribuite a ogni giocatore, cosi come accadrebbe in una partita dal vivo. Il gioco però avviene fondamentalmente su dei server, che si trovano in zone sicure e estremamente controllate: “Dobbiamo essere in grado di identificare l’ingegnere che è entrato nel sistema in un momento esatto della giornata. Non è solo importante limitare l’accesso alla stanza, vogliamo anche sapere chi è entrato in un server e l’ora esatta in cui l’ha fatto” dichiara un funzionario della casa da gioco in uno dei video.

Ma anche gli eventi live hanno bisogno di una buona dose di tecnologia. Infatti vengono utilizzati numerosi programmi per tenere il conto delle chip dei giocatori e aggiornare le classifiche, oltre che per la gestione delle iscrizioni di eventi che arrivano a contare anche seimila persone. Inoltre i tornei più importanti vengono diffusi in streaming, sia in diretta che in differita di un’ora per poter mostrare al pubblico a casa la cosiddetta versione “a carte scoperte”.

Per concludere un passaggio sulla sicurezza vera e propria nel gioco e le misure che vengono adottate per evitare gli imbrogli, quella che in gergo tecnico viene definita “collusion”. Per arginare questo fenomeno esistono dei software che analizzano il gioco, la frequenza con la quale i giocatori si siedono allo stesso tavolo, l’andamento storico delle mani e la coerenza delle giocate. Tutti questi dati vengono poi analizzati da un team di esperti che verifica che non vi siano tentativi di imbroglio ai danni dei giocatori onesti.

Insomma quella che banalmente viene definita come una semplice partita di carte, nasconde una grandissima quantità di strumenti super tecnologici che garantiscono il corretto sviluppo del gioco.

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