How to Survive: Third Person Standalone – Recensione

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In principio, How to Survive fu un interessante esponente del genere survival, con un gameplay da classico twin stick shooter unito ad alcuni elementi RPG, oltre ad un sistema di crafting parecchio intrigante. In seguito l’esperienza venne estesa e migliorata, con l’edizione “Storm Warning” per console next-gen, contenente svariate migliorie al sistema di gioco, oltre a tutti i principali DLC rilasciati fino ad allora. Non contenti di tutto ciò, i ragazzi di Eko Software hanno deciso di rilasciare una terza versione del loro titolo, la “How to Survive: Third Person Standalone“, in tutto e per tutto uguale al titolo originale, con una sola, ma macroscopica differenza: una visuale in terza persona che sostituisce la precedente visuale isometrica. Una scelta che trasforma nettamente l’esperienza di gioco alla base…nel bene e nel male.

Sviluppatore: Eko Software
Publisher: 505 Games
Genere: Survival in terza persona
Giocatori: 1
Piattaforme: PC
Localizzazione: Doppiaggio in inglese, testi in italiano

REGOLE DI SOPRAVVIVENZA

Non aspettatevi molti cambiamenti a livello narrativo; la trama e il suo svolgimento non sono stati intaccati in quest’edizione. Nel gioco interpreteremo l’ennesimo disgraziato, naufragato su un isola apparentemente deserta, ma in realtà, brulicante di famelici zombie e malefiche creature assortite. Il nostro scopo sarà, ovviamente, resistere il più a lungo possibile ed esplorare ogni angolo di questo arcipelago tropicale, per raccattare cibo e risorse indispensabili alla sopravvivenza e, ultimamente, scappare da quel paradisiaco inferno.

Avremo la possibilità di scegliere tra 4 diversi personaggi, il bilanciato Kenji, l’agile Abby, il nerboruto Jack e l’ex DLC Nina; ogni personaggio avrà caratteristiche differenti e in qualche modo sarà più abile in certe azioni piuttosto che in altre. Uccidendo gli zombie guadagneremo punti esperienza e, salendo di livello, preziosi punti abilità da spendere per guadagnare tecniche utili per la sopravvivenza. Naturalmente personaggi diversi avranno abilità differenti e questo contribuisce alla longevità generale del titolo, incitando il giocatore a ricominciare l’avventura (piuttosto breve in tutta onestà) nei panni di un altro survivor.

Anche stavolta, gli zombie non saranno gli unici nemici da tenere a bada: come ogni survival insegna (o almeno quelli che cercano di ancorarsi ad un briciolo di realtà), dovremo prestare particolare attenzione alle nostre esigenze fisiologiche, come il mangiare, il bere e il riposare. Esplorare le isole ci permetterà di trovare cibo e acqua, necessari per restare in forze; quando i valori di sete e fame si abbasseranno, infatti, saremo meno reattivi e più vulnerabili, e questo intaccherà le nostre abilità di combattimento.

Riposare è altrettanto importante, ma potremo farlo soltanto in appositi rifugi sigillati e protetti dal zombesco mondo esterno…il problema? Entrando in questi bunker per la prima volta, faremo puntualmente scattare l’allarme di sicurezza, il quale attirerà orde fameliche da ogni parte, trasformando la ricerca di un comodo giaciglio, in una vera e propria sfida; solo dopo esser sopravvissuti all’orda, potremo concederci il nostro meritato sonnellino.

how to survive 1

Non sempre il mirino sarà nostro amico. Non sorprendetevi se la freccia sceglierà di andare da tutt’altra parte

IL NUOVO E IL VECCHIO

È superfluo dichiararlo a questo punto, ma è bene specificarlo: l’esperienza di gioco di “How to Survive: Third Person Standalone” è sostanzialmente immutata rispetto all’originale. Non ci sono novità dal punto di vista della trama e l’elemento survival è trattato nella stessa identica maniera delle vecchie edizioni. Anche l‘ottimo sistema di crafting fa il suo ritorno senza notevoli alterazioni: potremo sempre utilizzare i materiali trovati sull’isola per costruirci armi e protezioni, ma nulla più di quanto non abbiamo già visto. La vera differenza risiede nel punto di vista dal quale assisteremo a tutto ciò…

Uno dei grandi pregi di una visuale isometrica (e quindi, con una telecamera molto distante dall’azione), oltre a fornire al giocatore una panoramica completa di quello che accade, è quello di non concentrarsi sui singoli dettagli grafici che magari a distanza ravvicinata possono svelare artifizi poco piacevoli. Ovviamente, in “How to Survive: Third Person Standalone“, non si può più godere di questo lusso e la telecamera in terza persona, alle spalle del giocatore, svela l’arretratezza della grafica: textures a bassa risoluzione, collisioni quasi inesistenti e animazioni di mostri e personaggi talmente ridicole da essere quasi caricaturali e comiche. Sia ben chiaro, non stiamo parlando di un gioco “brutto” da vedere, ma se il comparto grafico non faceva urlare al miracolo prima, ora il perchè è più evidente che mai.

Non è solo la grafica a risentire di una nuova prospettiva: il cambio di visuale ha apportato anche numerose alterazioni al gameplay, com’era giusto aspettarsi. Ora potremo regolare la nostra mira con le armi da fuoco e le freccie, grazie all’ausilio di un classico mirino che, purtroppo, fatica spesso ad indicarci la traiettoria dei nostri proiettili sulla media distanza, creando imbarazzanti situazioni dove manderemo a vuoto parecchi colpi nel tentativo di centrare il bersaglio. E non possiamo purtroppo ignorare l’argomento “salto“: se con la visuale dall’alto si poteva sorvolare sull’assenza di questo comando, con la terza persona è quasi comico trovarci davanti a momenti in cui non potremo accedere ad alcune aree per l’impossibilità di superare un mero dislivello. Appare così evidente come il gioco poteva tranquillamente prestarsi ad accogliere un cambio di telecamera, ma di come esso non sia stato adeguatamente adattato.

Il comparto audio è, esattamente come nella versione originale, senza infamia e senza lode, ma tutt’ora non riesco a spiegarmi la comparsa sporadica del classico tema sonoro della suspance, come a sottolineare l’avvicinarsi di una minaccia, magari alle nostre spalle (e data la diversa telecamera, non sarebbe una minaccia da prendere alla leggera) che, in ogni singola occasione, si risolve con un nulla di fatto. Forse questo rappresenta un tipico “jumpscare” per tenere i giocatori sempre in tensione, ma una volta scoperto l’andazzo, esso perderà tutto il suo potere, finendo nel territorio della banalità. Anche il doppiaggio resta immutato: esattamente come nella versione originale, la maggior parte delle voci sono piatte e monotone, l’unico a salvarsi è il grande Kovac, che durante il gioco non mancherà di strapparci molte risate grazie ai suoi tutorial sulla sopravvivenza, che potremo trovare sparsi per le isole.

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In questo bunker potremo riposare e salvare la partita…ma prima dovremo liberarlo da ospiti indesiderati

COMMENTI FINALI

How to Survive: Third Person Standalone” è in sostanza lo stesso, valido gioco, solo con una visuale diversa, la quale non riesce più a nascondere gli evidenti difetti grafici di cui il titolo era affetto fin dall’inizio e, purtroppo, mal si adatta ad una struttura di gioco che non ha subito una transizione adeguata dall’isometria. Chi è già in possesso della versione originale, non avrà molti stimoli nel comprare questa versione standalone e, allo stesso modo, chi non era interessato già dal principio, continuerà a guardare da tutt’altra parte. L’acquisto pertanto è consigliato giusto a coloro che si avventano su questo titolo per la prima volta, per godere del pacchetto completo con tutti i DLC rilasciati ad un prezzo tutto sommato contenuto.

Tutto ebbe inizio con un Gameboy e Pokémon Blu...Da quel momento, gli RPG sarebbero stati la sua principale fonte di nutrimento. Non disdegna una partitella con esponenti di altri generi videoludici, ma se costretto a scegliere tra fare il soldato nella Seconda Guerra Mondiale, tirare calci di rigore o esplorare dungeons con una spada e una capigliatura improponibile, lui risponderà sempre: "Le ho già comprate le Megapozioni?"

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