Splatoon – Recensione

Nel 1925, il decadentista italiano Eugenio Montale pubblica un intensissimo libro di poesie chiamato “Ossi di Seppia”, in cui gli scheletri dei molluschi marini rimandano allegoricamente alla tristezza e solitudine dell’animo umano, che come l’osso di una seppia morente viene sospinto a riva, spoglio, nudo, dimenticato.
Che cosa c’entra la nuova opera di Nintendo con il delicato e melanconico capolavoro Pascoliano? Assolutamente niente, che vi credevate? Però ci aiuta ad introdurre i suoi protagonisti, che ad onor del vero sarebbero dei calamari, quindi i legami, già gracili, si assottigliano ancora di più. Orsù, cos’è quello sguardo, non guardateci come se stessimo farneticando, se Nintendo può creare un gioco che ha come premessa una battaglia tra due squadre di quattro cefalopodi antropoformizzati che si contendono il dominio del territorio spruzzandosi inchiostro variopinto addosso noi si potrà iniziare una recensione con il Giovanni di San Mauro senza destare troppe perplessità, no?

Titolo: Splatoon
Sviluppatore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Genere: Paltform tps
Giocatori: 2 in locale, 8 online
Localizzazione: Testi a schermo in italiano
Extra: in Europa il gioco è venduto a prezzo budget (39,99 E)

La verità è che in Nintendo ancora non si sono rassegnati all’idea che il mercato negli ultimi anni è cambiato drasticamente: statistiche, infografiche, sales charts sono cose che negli uffici in quel di Kyoto neanche ci entrano! E se un gruppo di programmatori, giovani e talentuosi (gli stessi che hanno lavorato sui due Galaxy per Wii), decidono di voler lavorare su un tps avente come protagonisti dei quattordicenni che si tramutano in calamari e che si fanno battaglia con dei simil ”liquidator” farciti di inchiostro… bhè, dove sta il problema?

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Lo strambo mercato ittico di Kyoto
Meno male che c’è Splatoon ci verrebbe subito da dire, un titolo di una freschezza ed originalità davvero fuori dal comune oggidì; al centro dell’esperienza di gioco abbiamo la componente online, che ci permette di accedere a scontri amichevoli o “classificati”. Nei primi saremmo chiamati a partecipare ad una disputa 4 vs 4 nella quale prendere controllo del nostro inkling (i ragazzi che si possono tramutare in calamari di cui vi abbiamo accennato) e lanciarci all’assalto del team avversario.
La prima reale, nonché grandissima, differenza rispetto a titoli di genere simile è che in Splatoon non conta quante volte neutralizzate il vostro nemico, l’obbiettivo del contenzioso è quello di colorare con il proprio inchiostro quanto più territorio possibile (contano solo i pavimenti). Certo spiattellare un avversario costituisce sempre un vantaggio tattico ma a partita finita l’unica cosa che conta è quanta mappa siete riusciti ad inchiostrare con il colore del vostro team.
Per darsi battaglia, i ragazzi molluschi, utilizzano un arsenale tutto fuorché convenzionale: pistole spara vernice, rulli giganti da imbianchino e pennelli; ci vuole poco per scatenare un vero inferno sul campo di battaglia, tanto che all’apparenza, ed anche alle prime partite, la sensazione è quella di un’esperienza vagamente entropica, nella quale sembra regnare un gran caos multicolore.
In realtà Splatoon è un titolo molto tecnico, e dischiude questa sua anima poco alla volta; bisogna impadronirsi di un modo tutto nuovo di ragionare per iniziare a mettere in ordine quella sensazione di confusione iniziale di cui accennavamo.
La prima grande sicurezza è il sistema di controllo: puntualissimo, affidabile, veramente divertente. Oltre a vandalizzare le varie mappe di gioco gli inklings possono tramutarsi in calamari ed inabissarsi nell’inchiostro del loro stesso colore; in questa forma sono vulnerabili ed inoffensivi ma rimediano divenendo veloci come lippe ed in grado di scalare superfici verticali (purché opportunamente cosparse di vernice). Saper rimbalzare da una forma all’altra è essenziale per poter giocare al meglio ed il tutto avviene in maniera talmente veloce e precisa da rendere il titolo divertente di per sé; non scherziamo asserendo che l’idea e la realizzazione delle basi è così buona che il semplice muoversi per le ambientazioni è un’azione piacevole e ludicamente apprezzabile. Le tante nuove possibilità offerte dalla trasmutazione in calamaro donano moltissimo carattere ed unicità al gioco.

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Dovrete imparare a sopportare le vulcaniche personalità dei venditori, il minuto pesce pagliaccio non perde occasione per insultarvi!

Pesce fresco!
Splatoon è assaidifferente dalla concorrenza, incoraggia costantemente a muoversi, a rimandare il conflitto diretto quando possibile, è subliminalmente così geniale da annullare alcuni difetti endemici del genere di cui fa parte senza nemmeno darlo a vedere. I match sono veloci e adrenalinici, senza momenti di empasse e molto è dovuto all’idea di base che vede vittorioso il team che colora di più, non quello che elimina la squadra concorrente, obbligando di fatto i vari soldati cefalopodi al continuo esplorare. Non esiste camping, o meglio qualcuno online che si esprime in questa maligna tecnica c’è, ma il gioco non lo incoraggia ed a breve ci si rende conto che stare fermi è fortemente penalizzante e porta quasi sempre alla sconfitta.
Sarà anche l’atmosfera briosa o il bombardamento cromatico che riempie lo schermo ma è davvero molto difficile inalberarsi in Splatoon; ancora una volta vediamo in questa peculiarità lo zampino dell’idea di base che sprona a non concentrarsi solo sull’eliminazione diretta. Essere abbattuti ci obbliga ad attendere 5 secondi per poter rientrare in battaglia, toccando con un dito la posizione di un nostro alleato sul GamePad possiamo effettuare un ipersalto che ci porta immediatamente alle sue spalle. L’abolizione dei tempi passivi e l’idea che anche se eliminati spesso è possibile fornire un contributo importante attenuano di molto il tipico crearsi di astio tra concorrenti di squadre diverse.
A battaglia conclusa si racimolano punti esperienza e danari, con i primi è possibile salire di livello mentre con i secondi si può girare nella piazza hub di “inkopolis” in cerca di qualche articolo da acquistare. Il nostro inkling può infatti indossare tre differenti capi prima di scendere nelle arene (e imbrattarseli, mi chiedo come sia possibile che in città non ci siano lavanderie, mah…) che oltre a conferirgli un aspetto cool e ricercato donano vari bonus. Ogni pezzo del vestiario è dotato di un’abilità che incrementa un parametro, oltre ai classici forza, difesa e velocità abbiamo voci più specifiche: come la distanza di gittata delle granate, il consumo di inchiostro, le capacità natatorie in forma di calamaro e diversi altri. Oltre all’abilità principale ogni capo ha degli slot secondari, tanti di più quanto è raro e costoso, inizialmente celati; con la dovuta esperienza è possibile sbloccarli donando un ulteriore bonus estratto a caso.
Il sistema, piuttosto collaudato, funziona e permette ai giocatori più testardi di farmare i propri equipaggiamenti fino al ritrovamento di quelli dotati delle abilità desiderate.
Nella piazza, oltre ai vendor di abiti più strambi che mente umana possa concepire, primeggia una bottega che vende armi gestita da una vongola in mimetica (!!!): per la giusta cifra, ed al giusto livello, offre set di armamenti. Set poiché in Splatoon oltre alla propria bocca di fuoco principale esistono diversi tipi di granate (se così si possono definire) e armi speciali da utilizzare previo riempimento di una barra speciale. Non è possibile mixare i tre componenti come si vuole ed anche se all’inizio può apparire come un limite presto si capisce che le combinazioni scelte dai programmatori sono ben bilanciate ed esulano dalla possibilità di assemblare un mix nettamente più performante di altri.

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Il rullo può colorare ampie zone in un baleno ma dalla distanza vi rende estremamente vulnerabili!

Splattato!
Nintendo ha reso disponibili pochi giorni dopo il lancio le partite “pro”, incontri classificati dotati di regole differenti ed a tema; ogni giocatore è dotato di un grado che scende e sale in base alle vittorie ed alle sconfitte.
Queste sfide sono senza appello rivolte al pubblico più competitivo e abilmente plasmate per far risaltare i giocatori più caparbi. Nella prima modalità data in pasto al pubblico, denominata “zona Splat” non è più importante quanto inchiostro viene disseminato per la mappa di gioco ma la conquista di un quadrilatero predefinito, normalmente, posto al centro della mappa. In questa variante del king of the hill più classico il team che conquista la zona splat e riesce a mantenerla quel tanto che basta per far raggiungere il proprio countdown a zero ha la vittoria. Poiché l’azione si svolge in una zona circoscritta dell’arena questa volta lo scontro diretto è inevitabile e l’abilità nel far fuori i propri avversari cruciale.
Il cambio di pacing rispetto alle partite amichevoli è evidente, avvicinando Splatoon ad un tps multiplayer più tradizionale. Anche la scelta di dare molta esperienza solo al team vincente (mentre nelle amichevoli anche i perdenti ne ricevono seppur leggermente ridimensionata) tende a rendere il contenzioso più teso ed agguerrito.
Il bello è che il cambio di ottica obbliga a rivedere molte delle proprie tattiche nonché l’utilizzo delle proprie armi: ciò che sembra estremamente utile in una battaglia amichevole e che permette di seminare molto inchiostro potrebbe di fatto divenire irrilevante in un match “pro”. L’alternanza tra le due modalità permette di creare sessioni di gioco costruite ad hoc sul proprio umore e sui propri desideri.
Chiamata alla prova della rete la grande N si presenta in discreta forma, i server sono stabili ed il gioco fluidissimo. Si lagga ogni tanto ma è più probabile che il problema riguardi le linee dei partecipanti alla sfida piuttosto che dei sussulti del codice; partecipare ad una battaglia è facilissimo e piuttosto celere, peccato non si possano organizzare delle stanze private così da pasticciare con le regole di base che, per ora, sono immodificabili. Mentre si aspetta che la propria partita si riempia degli otto contendenti necessari è possibile giocherellare con dei titoli 8 bit creati ad hoc per ingannare l’attesa (al momento solo uno è disponibile ma la situazione si arricchirà sicuramente in futuro).
Pomo della discordia: manca la chat vocale. Non è quindi possibile parlare con gli altri membri del proprio team e accordarsi per provare tattiche e strategie collettive.
Scelta abbastanza difficile da digerire ma non così caustica come si potrebbe pensare, Splatoon è un’esperienza tanto intuitiva da non richiedere della comunicazione verbale per funzionare. Dei bravi giocatori capiscono come accordarsi senza bisogno di dire neanche una parola ed anzi, questo modello di propalazione quasi empatica ed istintuale è spesso più veloce e divertente che non urlarsi dei comandi a vicenda tramite microfono. Nel bilancio finale rimane comunque una carenza (ad esempio è incomprensibile la scelta di non includerla nelle partite fra amici) ma meno ingombrante di quanto non si fosse preventivato.

Gli sgraziati octariani, ben assortiti per questo scatto celebrativo!

Gli sgraziati octariani, ben assortiti per questo scatto celebrativo!

Il mollusco solitario
Nella piazza della cittadina di inkopolis alberga un losco figuro, il vegliardo capitan Seppia. Costui ci guiderà nella parte single player del gioco che vede gli octariani, bizzarra razza di polpi bipedi, sottrarre agli inklings la loro più preziosa fonte energetica, dei pesci gatto elettrostatici.
Se la struttura del multiplayer online non lascia spazio a chissà quali perplessità la modalità per avventurieri solitari ha qualche inciampo. Primo fra tutti una longevità carente: per un giocatore scafato potrebbero bastare poco più di quattro ore per raggiungere i crediti finali.
Poiché i contenuti non sono moltissimi ci si aspetterebbe che siano di qualità eccelsa ma, in realtà, la campagna scorre in maniera piacevole ma raramente entusiasmante. Non fraintendeteci, il design del gioco è sempre di alto livello, ma ogni tanto è possibile scorgere idee di gameplay ripetute, qualche scelta ripresa fin troppe volte e possibilità ludiche esplorate non approfonditamente.
Pensando ad un tps made in Nintendo era quasi impossibile non farsi prendere dalle aspettative, non fantasticare su quali mirabolanti e folli intuizioni avrebbero avuto gli sviluppatori per ravvivare il genere. E’ quindi con un po’ di delusione constatare come, nel single player, la casa di Mario abbia deciso di non uscire dalla sua comfort zone, propendendo per l’esaltazione della natura platform del gioco anziché quella da shooter. Non fraintendeteci, Splatoon è un gran bel similplatform game, ma vista l’occasione avremmo gradito un po’ più di coraggio e che il progetto prendesse una direzione differente.
Criticare un titolo per quello che non è rimane una pratica un po’ sterile soprattutto quando in realtà quest’ultimo è indiscutibilmente ben fatto: i livelli, per quanto lineari ed “asciutti” si giocano a velocità sostenuta, il level design è curato ed infallibile. Le varie idee di gameplay che cercano di dare ritmo all’avventura non sono numerosissime ma funzionano benone.
Gli octariani non sono graziati da un’intelligenza artificiale particolarmente rigogliosa ma si presentano in diverse varianti, ognuna dotata di qualità e fattezze uniche; ogni specie interagisce con il nostro inchiostro in maniera differente e richiede un approccio unico per essere sconfitta.
L’intera esperienza è innegabilmente pulita, fruibile a dir poco ed a primeggiare ci pensano le galvanizzanti boss battle, di quelle che senza remore professiamo essere come le migliori in un platform game da un po’ di anni a questa parte. In quest’ultime, per avere la meglio sui giganteschi ed esotici besti tentacolomuniti, dovrete ricorrere ad un uso peculiare della vostra spara inchiostro, il bello poi è che quest’ultimo non vi viene suggerito troppo esplicitamente e richiede un pizzico di capacità d’osservazione per essere svelato.
Unica pecca una certa facilità di fondo e l’infelice scelta di riprendere dalle dinamiche mariesche i “tre colpi a fasi” (ovvero ogni boss è “sistemato”colpendolo tre volte ed a ogni colpo la sua tattica diviene più aggressiva) che latitano ormai della giusta tensione e rendono l’intero contenzioso forse un po’ troppo sbrigativo ed ancor più facilmente archiviabile. A ben guardare l’intera campagna tende ad essere eccessivamente accomodante con chi stringe il Pad; il livello medio è piuttosto blando e non aiuta il desgin del gioco che, sembra una bestemmia, è troppo ben fatto (!!!) e ci mette sempre nella posizione migliore per venire a capo di ogni situazione.
Stupisce poi la decisione di non implementare tantissimo materiale proveniente dal multiplayer, con quello che manca si sarebbero potuti costruire interi livelli o rendere quelli esistenti molto più vari; davvero complesso spiegare il perché di certe esclusioni ancor di più considerando la longevità non esattamente esaustiva.

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Nero di seppia
Splatoon è palesemente stato creato per le intensissime sezioni multiplayer online ed il titolo Nintendo non fallisce nel dispensare novello divertimento e creare quel compulsivo effetto da “un’altra partita e poi smetto” che molti titoli simili ambirebbero di avere. Quello che di fatto sarebbe potuto diventare un fenomeno al pari di Smash o Mario Kart si vede però tagliare le gambe da una scelta di Nintendo che attualmente non ci è possibile giudicare a pieno: il titolo arriva nei negozi con gravi carenze contenutistiche: solo cinque arene disponibili, level cap fissato a 20, ed un’unica modalità multiplayer.
Stando alle dichiarazioni dei designer, la loro creatura è così innovativa e diversa dalla concorrenza da rendere necessario una sorta di primo periodo di abituazione da parte dell’utente, che avrebbe tratto giovamento dal poco materiale a disposizione imparando a conoscere e dialogare al meglio con le meccaniche di base e le modernità che il titolo ha da offrire.
Il contenuto in meno viene e verrà dispensato tramite dlc gratuiti a cadenza continua, rendendo di fatto la somministrazione di quest’ultimo meno pesante e meglio cadenzata, una sorta di gameplay a lento rilascio!
La scelta ha punti a favore ed altri contro: non possiamo negare di aver capito cosa i designer intendessero parlando di Splatoon come un’esperienza nuova, che necessita di essere compresa a pieno partita dopo partita, apprezzata nel gran numero di sfaccettature ma allo stesso tempo è innegabile che il materiale a disposizione sia proprio poco e che presto si inizi a desiderare qualcosa di nuovo in cui affondare i denti. Nintendo pare poi aver sottovalutato la propria utenza e, a pochi giorni dall’uscita era già possibile vedere far capolino i primi giocatori a livello 20.
Ci pare già di poter saggiare un’accelerazione nella distribuzione dei dlc: ad oggi (15 Giugno) sono già state rese disponibili un buon numero di nuove armi, due mappe ed una modalità extra; le aggiunte proseguono a ritmo sostenuto e riescono a tenere viva la festa e dare ai giocatori una valida ragione per continuare ad insozzarsi d’inchiostro. Rimane da chiedersi quanto contenuto gratuito sia ancora in programma e quanto velocemente Nintendo lo renderà fruibile; questa una variabile che non ci permette di sbilanciarci eccessivamente con la valutazione finale, visto che una parte del titolo ci è celata e della quale ignoriamo le dimensioni reali.
Saremmo stati ben più generosi nei confronti di questo esperimento made in N, tanto caotico e spigliato quanto tatticamente denso se affrontato con piglio competitivo, se il piatto iniziale fosse stato un po’ più ricco; ad oggi non ci è possibile stimare se le lacune contenutistiche, il difetto più consistente della produzione, verranno colmate in toto per cui il numero che vedete in calce all’articolo va preso come una sorta di parziale che non mancheremo di aggiornare in futuro quando verrà fatta ulteriore chiarezza e tutti i dlc saranno approdati sui nostri lidi.

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Commento finale: Splatoon ridisegna il genere dei tps pasticciando con quelle che ne sono le convenzioni. E’ un’esperienza fresca e genuinamente sollazzante, carica di sfaccettature che aiutano i giocatori alle prime armi ad inserirsi senza troppi traumi e spingono al limite i più caparbi incensandone capacità balistiche e strategiche.
Un caos multicolore che appaga l’occhio con un motore grafico fluidissimo, stiloso, carico di colori complementari ed immerge il tutto in una colonna sonora acida ed aggressiva.
Una modalità single player buona ma forse un po’ troppo “classica” e breve unita ad un’attuale situazione contenutistica non esaltante trattengono Splatoon dall’assurgere al ruolo di nuovo classico Nintendo alla pari di altre serie di alto blasone. La questione si aggiorna quotidianamente per cui la nostra solitamente insindacabile votazione finale potrebbe oscillare in futuro, ci proponiamo di riaggiornare la recensione una volta provato ed approfondito tutto!
Se amate i giochi online frenetici che puntano tutto su divertimento e intrattenimento l’opera della casa di Kyoto è un colpo sicuro, Splatoon esalta e diletta con uno tsunami di colori dimostrando che in quel di Kyoto permane uno zoccolo duro di testardi ma eterni “fanciulli”.

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