Farming Simulator 15 – Recensione

Giants Software tornare a seminare – letteralmente – iterazioni videoludiche nel mondo dei simulativi con il suo Farming Simulator, giunto con questo episodio al suo appuntamento del 2015. Dopo aver intrattenuto i fan della serie su PC, il gestionale irrompe anche sui teleschermi delle nostre home console accompagnato da dubbi sacrosanti e attanaglianti questioni irrisolte, come ad esempio la domanda che ci attanaglia fin dall’infanzia: sarà nato prima l’uovo o la gallina?

Titolo: Farming Simulator 15
Sviluppatore: Giants Software
Distributore: Halifax
Piattaforma: PC, Xbox 360, Xbox One, PS3, PS4
Genere: Simulativo, gestionale
Localizzazione: Testo a schermo italiano

Certo, pur condividendo il tema del più classico paradosso, Farming Simulator 15 suscita molto più di qualche grattacapo, e non stiamo parlando di dubbi filosofici. Tanto per cominciare si viene catapultati nel mezzo dell’azione, senza tanti preamboli, da uno scarno menù che ci permette di scegliere uno scenario americano o europeo. A seconda della decisione ci si ritrova in una vasta mappa esplorabile in prima persona in cui macchinari da lavorazione, vasti campi e paesaggi bucolici dominano il 90% della complessità poligonale. Pur se introdotti ai più semplici rudimenti da una breve sequenza tutorial, nel momento stesso in cui si finisce di far pratica con i controlli e con l’utilizzo di alcune macchine il titolo lascia il giocatore al suo destino, invitandolo a sperimentare o a rivolgersi ad una serie di aiuti in-game localizzati qua e là sulla mappa sotto forma di suggerimenti.

Come far crescere un determinato tipo di pianta o scoprire come allevare animali sta tutto all’intraprendenza del giocatore che, come un novello agricoltore in erba, deve riuscire a far rientrare tutto nel budget a sua disposizione. E credeteci, a giudicare dai primi minuti passati in compagnia di Farming Simulator 15, fare l’agricoltore si rivela fin da subito una delle professioni più difficili in assoluto sotto il profilo della sola gestione economica. Innanzitutto i macchinari, che nel gioco sono rappresentati da marchi realmente esistenti e possono essere acquistati solamente investendo cifre astronomiche: sono tanti, variegati, e benché piuttosto semplici da utilizzare una volta compresi i controlli, sta al giocatore intuire quali sono consigliati per determinate tipologie di piante e quali sono necessari per poter portare avanti il proprio business. Non basta, insomma, il semplice pollice verde e un po’ di sperimentazione, ma vere e proprie informazioni che il titolo non fornisce.

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Pregate di essere veri e propri appassionati di mais e piantagioni varie, perché diversamente la soglia di difficoltà si dimostrerà fin troppo proibitiva. Il che è un peccato, perché al di là di alcune problematiche tecniche e di una lentezza generale piuttosto marcata – ma d’altronde non ci aspettavamo di sfrecciare alla velocità della luce per i campi seminando barbabietole… – la parte gestionale fusa alla vera azione in prima persona poteva essere efficace e divertire sia gli amanti di statistiche e menù che i più pragmatici contadini digitali amanti dei motori e del duro lavoro sotto il calore dei raggi di sole. E parlando degli amanti dei macchinari da lavoro, è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare: ogni singolo trattore, mietitrebbia, camioncino o furgone da lavoro è riprodotto nei minimi particolari, potendo anche contare su un comparto sonoro impreziosito da ruggiti di motori e cigolio delle strutture metalliche. Tutto quello che esula dai modelli poligonali dei macchinari, invece, palesa la scarsa attenzione da parte del team di grafici impegnato nello sviluppo del gioco, con ambientazioni 3D che non sfigurerebbero in un videogioco dell’era PS2, un motore fisico risibile e una qualità della complessità poligonale generale allineata a quella delle texture in bassa risoluzione che definiscono le superfici di materiali e terreno.

Quel che è sicuro è che il prodotto consegnato su console Microsoft non solo fatica ad imporsi come pietra miliare del genere gestionale, ma sfigurerebbe anche di fronte a qualsiasi altro titolo current gen di qualità mediocre, come lo Zoo Tycoon che accompagnava al lancio Xbox One. Il mondo in cui ci si trova è sospeso in una sorta di limbo artificiale e poco credibile in cui urtare macchine per strada fa sobbalzare i trattori e tutte le coltivazioni attorno alle proprie sembrano essere lì solo ad attendere che il giocatore le acquisti. Manca la sensazione di trovarsi in un ambiente in continua evoluzione, vivo, con agricoltori vicini con i quali confrontarsi così come è del tutto assente la sensazione di dinamismo che ci si aspetterebbe da un qualsiasi prodotto in prima persona. La possibilità di cimentarsi in partite co-op online con amici e parenti, nella speranza di ravvivare al meglio la scatola piena di nulla che Farming Simulator 2015 sembrerebbe essere, potrebbe comunque stuzzicare l’appetito dei più accaniti sostenitori della simulazione digitale di allevamento e agricoltura. Mancano comunque all’appello caratteristiche sacrosante, come un sistema di gioco che inviti il giocatore a dare il meglio di sé, un buon numero di obiettivi a breve termine da raggiungere e una capillare sequela di tutorial e suggerimenti cui fare riferimento nel caso non si avesse mai toccato una zappa in tutta la propria vita. Se avevate delle aspettative per il titolo Giants Software, forse è il caso di rivederle al negativo.

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Commento finale: Farming Simulator 15 è una produzione piuttosto enigmatica che nasconde al proprio interno tutte le tipiche pecche di un videogioco mal sviluppato e per nulla rifinito. Così come ha fatto la sua improvvisa comparsa nel mondo delle console, ne auspichiamo un’altrettanto improvvisa sparizione dai nostri occhi, nella speranza che gli sviluppatori si rendano conto dello stato in cui hanno pubblicato il proprio titolo.

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