Broken Age – Recensione

Quando nel Febbraio del 2012 comparve su Kickstarter un certo Broken Age, probabilmente nemmeno la mente dietro il progetto si sarebbe aspettata un tale fervore fra gli appassionati ed il conseguente, clamoroso successo. Di chi stiamo parlando? Ma di Tim Schafer, ovviamente. L’uomo che ha dato i natali a Manny Calavera e Eddie Riggs, fra gli altri, una vera e propria leggenda dell’industria rimasta per vario tempo ai margini della stessa, con produzioni che mai sono riuscite ad affermarsi con prepotenza sul mercato (nonostante l’indiscutibile qualità ed originalità dei vari Psychonauts, Brutal Legend, Costume Quest). Ma soprattutto uno sviluppatore rimasto nel cuore dei tanti appassionati che hanno vissuto l’epoca d’oro delle avventure grafiche su PC, un genere che deve tantissimo a Schafer, sul quale purtroppo non ci si è più cimentato da quel lontano 1998 in cui fu rilasciato Grim Fandango. Ed ecco allora spiegato il perché la campagna di crowdfunding della sua ultima opera sia riuscita ad ottenere ben 3,45 milioni di dollari (superando di gran lunga i “soli” 400 000 richiesti inizialmente) da 87 000 backers. Numeri da capogiro ed aspettative alle stelle, curiosi di scoprire se i Double Fine Productions siano riusciti a sfornare un gioco che ne sia all’altezza? Scopriamolo assieme!

Titolo: Broken Age
Sviluppatore: Double Fine Productions
Publisher: Double Fine Productions
Genere: Avventura grafica
Giocatori: 1
Piattaforme: PlayStation 4, PlayStation Vita, PC
Distribuzione: Digital delivery
Prezzo: € 24,99 sul PSN, € 22,99 su Steam

Due vite parallele

Come ogni avventura grafica che si rispetti, i punti focali di Broken Age sono sostanzialmente due: la narrativa e gli enigmi. In questo paragrafo ci soffermeremo sulla prima, la quale ci fa vivere le storie parallele di due ragazzi apparentemente distanti anni luce: Vella e Shay. La prima è una ragazza di Dulcia, ridente paesino di fornai, designata suo malgrado ad essere immolata sull’altare sacrificale al Banchetto delle Fanciulle che viene offerto per tradizione a Mog Chotra, abominevole creatura che terrorizza le genti e pronta a distruggere tutto ciò che  gli si pari innanzi nel caso non riceva l’agognato sacrificio rituale. Vella, in cuor suo, non accetta la mentalità succube e rassegata dei suoi conterranei, è una ragazza forte, che vuole lottare e liberare il suo popolo dallo spauracchio di questo mostro pronto a tornare ad intervalli regolari.
Shay, dal canto suo, è invece un ragazzo annoiato e profondamente voglioso d’avventura che vive in un’astronave perennemente in viaggio alla ricerca di un pianeta abitabile, in cui un computer che ha preso le funzioni della madre ha creato un ambiente ovattato e totalmente alienante dal mondo circostante in cui Shay viene trattato come un bambino incapace di intendere, ai limiti dell’offensivo per un ragazzo in piena adolescenze che, giustamente, reclama un trattamento più maturo.

Nel complesso i due protagonisti delle vicende di Broken Age sono caratterizzati in modo eccellente, mai banali e spesso sorprendenti, curati maniacalmente sin nei minimi dettagli ed accompagnati da un cast di comprimari altrettanto curiosi con cui sarà un vero piacere intrattenersi per scoprire quanto più possibile sulle loro storie, spesso rischiando anche di perdere di vista per un attimo gli obiettivi che man mano ci saremo preposti nel proseguire con la trama principale, la quale dopo un inizio molle e poco chiaro comincia a districarsi e ad intrigare il giocatore riempiendolo di domande cui non si potrà fare a meno di cercare risposta, partendo dalla prima: ma cosa legherà mai le storie di questi due ragazzi?

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Punta e clicca

Come abbiamo già accennato nel paragrafo precedente, non c’è avventura grafica senza enigmi degni di tal nome, e da una mano esperta come quella di Schafer e soci non si può che avere delle aspettative alte in tale senso, le quali non vengono affatto disattese grazie alla presenza di una serie innumerevole di puzzle ambientali di difficoltà crescente e sempre ben congegnati, che non risultano mai banali (al massimo troppo complicati a volte) e influiscono sensibilmente sulla longevità del gioco stesso. Proprio in relazione a quest’ultima, è bene dire che per portare a termine il titolo ci vorranno più di 10 ore: una buona durata considerando sia il prezzo che il genere cui appartiene.
Ciò che invece non ci è piaciuto molto nella versione per la portatile Sony, piattaforma sulla quale lo abbiamo giocato, è l’eccessiva sensibilità del touch screen agli input del giocatore e il posizionamento dell’icona per le opzioni che, spesso e volentieri, verrà premuta erroneamente nel tentativo di muoversi in tale direzione. Per il resto, comunque, il lavoro svolto dal cursore del mouse è ben rimpiazzato dai comandi touch e PS Vita si dimostra una valida alternativa a quella che è la piattaforma di riferimento per i punta e clicca: il PC.

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Alti e bassi

In tanti hanno criticato Schafer per aver “sperperato” fondi in doppiatori di richiamo, quali Elijah Wood tanto per citarne uno, eppure è anche vero che la qualità del doppiaggio americano è di ottima fattura, ponendo il titolo al livello delle produzioni tripla A più blasonate da questo punto di vista. Certamente ci avrebbe fatto piacere averlo in italiano, ma considerando le congiunture del momento la traduzione per i soli sottotitoli è più che ottima, e non presta mai il fianco ad imprecisioni di sorta. Allo stesso modo il sonoro è lodevole, grazie ad un accompagnamento lieve e sempre azzeccato alle situazioni.
Dal punto di vista tecnico, invece, la versione PS Vita di Broken Age mostra numerosi problemi: primo fra tutti una eccessiva lunghezza dei caricamenti rispetto alle controparti per PC e PlayStation 4, che spezzano un po’ il comunque blando e ragionato ritmo di gioco. Vi è inoltre un bug molto fastidioso che, nel caso in cui cada la linea, manda il gioco in crash; ma non c’è bisogno di essere connessi obbligatoriamente, in realtà nel caso in cui la linea di casa faccia le bizze basterebbe mettersi offline per non avere problemi. Gli sviluppatori hanno comunque assicurato di essere al lavoro riguardo una soluzione, ma ad oggi non è stata ancora rilasciata una patch correttiva.
Problemi di ottimizzazione a parte, va lodato lo stile artistico piacevole e ricercato, totalmente disegnato a mano e con delle scelte cromatiche capaci di ammaliare il giocatore ed agevolare l’opera di coinvolgimento emotivo della trama.

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Conclusione

Tirando le somme, quindi, Broken Age è un’avventura grafica di alta levatura, che consigliamo caldamente a chiunque apprezzi il genere ma anche ai neofiti che vi si vogliono avvicinare. L’ultimo sforzo dei Double Fine Productions con l’aiuto degli 87 000 backers che li hanno appoggiati è un prodotto che ripaga pienamente le attese, con una sceneggiatura pregevole e degli enigmi che, finalmente, fanno utilizzare un po’ di materia grigia al giocatore. Peccato davvero per i problemi di ottimizzazione della versione PlayStation Vita, che speriamo vengano corretti al più presto, ma se per voi il digital delivery non è un problema il prezzo per un gioco così coinvolgente e ben strutturato non è eccessivo e fidatevi se difficilmente vi dimenticherete di Shay e Vella.


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