Assassin’s Creed Chronicles China – Recensione

Dopo il tanto atteso, quanto discusso, Assassin’s Creed Unity, Ubisoft offre ai giocatori un approfondimento della storia di Shao Jun, assassina cinese già vista nel cortometraggio Assassin’s Creed Embers. Assassin’s Creed Chronicles China è il primo dei tre titoli della serie “Chronicles” che verranno distribuiti durante l’anno in formato digitale su PC, Xbox One e Playstation 4, al prezzo budget di poco meno di dieci euro a titolo.

Titolo: Assassin’s Creed Chronicles China
Sviluppatore: Ubisoft
Piattaforma: PS4, Xbox One, PC
Giocatori: 1
Localizzazione: Inglese, sottotitolato in italiano

La storia comincia poco dopo la fine di Embers, dove Shao Jun deve vendicarsi dei suoi nemici oltre a recuperare un manufatto dei precursori che le è stato sottratto. Non ci sono colpi di scena eclatanti o simili, ma nel complesso la trama principale si fa giocare piuttosto bene, grazie anche a dei video di intermezzo tra una sequenza e l’altra molto esplicativi e con uno stile grafico accattivante.

La prima cosa che appare all’avvio è il gameplay alternativo della serie Chronicles, il quale offre meccaniche in due dimensioni in ambienti tridimensionali, esplorabili su più piani, ricordando da molto vicino Mark of the Ninja dei Klei Entertainment, ottimo titolo rilasciato nel 2012. Le sequenze possono essere affrontate usando sia un approccio diretto, attaccando e combattendo tutte le guardie faccia a faccia oppure utilizzando uno stile più furtivo, aggirando o uccidendo le guardie senza essere avvistati. Il gioco dopo ogni sezione giudica il giocatore in base alla propria “furtività” con le classiche medaglie oro, argento o bronzo. Il titolo offre un arsenale abbastanza ampio alla nostra assassina, sia in termini di mosse (per la gran parte riciclate dalla serie principale con i vari assassinii da sporgenza, da dietro ecc.) sia in termini di armi (dardo da corda, fischio, spada ecc.).

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Le missioni, così come la serie principale, sono arricchite di obiettivi secondari i quali, se completati, porteranno ad una sincronizzazione completa, così come accade nella serie di riferimento. Un difetto piuttosto importante riscontrato è legato all’intelligenza artificiale, la quale ha alti e bassi. In alcuni frangenti quest’ultima appare stupida e non stimola il giocatore ad un approccio stealth, nulla di esageratamente grave, ma in un titolo di questo tipo è una pecca che si fa notare. Il livello dei nemici, così come la loro tipologia cambierà andando avanti nel gioco, avremo nemici più resistenti a determinati attacchi rispetto ad altri, ma nulla di rivoluzionario, medesima cosa accade all’equipaggiamento della protagonista che non sarà totalmente disponibile da subito ma verrà sbloccato e introdotto durante l’avventura con gradualità. Una pecca che si fa sentire andando avanti con l’avventura è il sistema di controllo non proprio rifinito alla perfezione che qualche volta risulta macchinoso, essendo praticamente il sistema della serie principale ma traslato 1:1 in due dimensioni. Quest’ultimo difetto si evidenzia maggiormente nelle sezioni dove si deve scappare o nelle quali si devono concatenare più mosse, come uccisioni da sporgenze o muoversi tra i nascondigli disseminati lungo tutto il gioco.

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Dal punto di vista artistico il gioco è molto piacevole, offrendo diversi livelli visivamente molto gradevoli alla vista e ispirati appunto al modello orientale nel quale è ambientato. Pur ricordando da molto vicino altri titoli Ubisoft mossi dall’ottimo UbiArt Engine (Rayman, Child of Light, Valiant Hearts), il gioco è mosso dal noto Unreal Engine, scelto probailmente per usufruire al meglio degli ambienti tridimensionali. Pur non offrendo un comparto grafico “next-gen”, il gioco si presenta molto pulito e senza la presenza di tearing, aliasing o altri fattori che potrebbero rovinare l’esperienza di esso. In sede di recensione il titolo è stato testato in versione PC e non è risultato minimamente pesante o avido di risorse, così da essere godibile anche su macchine meno recenti e potenti. Una nota a favore va fatta poi al comparto musicale, il quale spesso riprende molte sinfonie dalla colonna sonora del famoso Assassin’s Creed II uscito nel 2009, un bel ritorno al passato per gli amanti della saga principale sin dalle sue origini. Sul versante del doppiaggio il gioco offre solamente l’inglese con sottotitoli in italiano, un doppiaggio valido, ma probabilmente un doppiaggio in italiano sarebbe stato più gradito.

In conclusione

Nel complesso Assassin’s Creed Chronicles China è un titolo valido ma con difetti piuttosto evidenti, una gestione dell’intelligenza artificiale migliorabile e un sistema di controllo non al top sono le cause principali della mediocrità del titolo. Consigliato agli amanti del genere che hanno apprezzato l’ottimo Mark of the Ninja dei Klei Entertainment, ma anche ai fan della serie principale che vogliono approfondire la storia dell’assassina cinese già vista in Assassin’s Creed Embers. Con un prezzo budget di neanche dieci euro, le avventure di Shao Jun ci terranno incollati allo schermo per circa tre ore, non una durata da record, ma in linea con il costo al quale il gioco viene proposto. Per i dieci euro al quale è offerto, non ci sentiamo di sconsigliarlo, se vi piace il genere, non fatevelo scappare.


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