Sunless sea – Recensione

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Il mercato indie ha allargato il mondo videoludico a territori in un certo senso inesplorati o almeno, per quanto riguarda il radicalismo di certe meccaniche, che l’allontanano dall’equilibrio formale dei prodotti mainstream. La difficoltà, prendendo a modello i cosiddetti hardcore games del passato, in questi ultimi si è assistito a un notevole incremento della difficoltà, non estraneo inoltre al concetto di un certo punitivismo videoludico. L’assenza di obiettivo, in altri casi invece la vera e propria definizione di un fine ultimo definito ha tolto le briglie all’idea di videogioco che, affinché potesse esser goduto, dovesse stimolare nel giocatore un senso di sfida e competizione. Sono nate quindi esperienze videoludiche in un certo senso fini a se stesse, come quella goliardica di Jazzpunk o di ricostruzione narrativa e d’atmosfera di Dear Ester. Infine la narrazione, seppure sia sempre rimasto un elemento centrale nell’ambito, abbiamo visto in questi anni  in certi titoli un ritorno a quello che comunemente viene chiamato ipertesto, ma su base letteraria e modellato dalle scelte del giocatore (un esempio? Divinity – Original sin)

Ecco, se vogliamo allora trovare un modo per parlare di Sunless sea, questi tre paramenti saranno essenziali per descriverlo.

Titolo: Sunless Sea
Sviluppatore: Failbetter Games
Publisher: Failbetter Games
Genere: Avventura, strategia
Piattaforma: Microsoft Windows
Localizzazione: Inglese

Sunless sea è un piccolo prodotto indie sviluppato tramite Kickstarter dai Failbetter Games che ci immerge in un opprimente mondo simil-vittoriano dal cielo senza colore perché coperto perennemente da nubi. Nubi cui sono la causa anche della privazione di qualsivoglia gradazione di colore al mare, che è diventato a sua volta nero, come la pece. Sarà proprio il mare la nostra unica e sola ossessione, affrontarlo partendo da Fallen London verso le insidie che l’oscurità delle sterminate vallate marine ci attenderanno, alla ricerca di qualcosa che solo il nostro animo d’esploratore dovrà decidere.

Ecco qui allora che la narrazione e l’obiettivo del gioco vengono consegnate direttamente in mano del giocatore, all’inizio di ogni avventura (credetemi ne farete un bel po’, tra poco vi diremo anche il perché) dovremo scegliere il nostro personaggio, il background e soprattutto la motivazione che ci spinge a salpare con la nostra modesta imbarcazione in territori tanto ignoti quanto ostili. Come in un GDR le scelte iniziali ovviamente determineranno le nostre abilità che ci renderanno capaci o meno di certe azioni, starà a noi decidere se essere degli impavidi avventurieri mossi dal solo spirito d’esplorazione o dei timorosi aristocratici ma in cerca di rivalsa.

Se l’obiettivo di ogni nostra avventura saremo noi a deciderlo, lo stesso lo possiamo dire per quanto riguarda lo sviluppo della narrazione. Sunless sea si divide in due fasi molto distinte, la prima d’esplorazione in cui saremo direttamente ai comandi della nostra imbarcazione che con abilità, e non poca dosa di fortuna, potremo arricchire di nuovi essenziali componenti dell’equipaggio e oggetti per combattere (o fuggire) dai pirati e dalle creature che infestano il mare nero. L’altra fase invece inizierà quando riusciremo ad approdare in uno dei tanti porti e isole, da qui il gioco si concentra sull’affastellarsi di schermate che ogni volta ci racconteranno storie diverse e che solo tramite scelte avremo modo di approfondire per ottenere utilissime risorse per i nostri viaggi, da quelle più pragmaticamente utili alla nostra sopravvivenza, come il carburante o provviste, o altrettanto necessarie merci di scambio immateriali, esser protagonisti o riuscire a conoscere storie d’avventura costituiranno lo stesso un’importante moneta di scambio.

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Tutta questa fase potrebbe però rivelarsi un problema di non poco conto per chi non è molto avvezzo all’inglese, dato che Sunless sea non è disponibile in italiano, e la quantità di documenti da leggere è notevole, ma ancor di più a richiedere abilità è l’intrigante sottigliezza con cui ogni singola storia viene narrata. Insomma, per compiere le nostre scelte dovremo avere una buona dimestichezza con la lingua d’Albione e affinché si riesca a cogliere le sfumature e dettagli di ogni dialogo, ed evitare di finire in fatali trappole o esser truffati dal primo mercante di cui saremo avventori.

Questo aumenta ulteriormente la difficoltà già di suo elevata di Sunless sea, come si potrà apprendere fin dalle prime partite la necessità di fare attenzione alle proprie mosse senza lasciare mai niente al caso, e in questo caso la facilità di morire o finire le risorse ricominciando tutto da capo non è tanto un frutto del Try and Error, ma di un accumulo d’esperienza che prevede di apprendere il più possibile muovendosi in un costante equilibrio tra l’azzardo e il timore delle proprie mosse. E’ bene che in ogni nuova avventura il giocatore tenga a mente ciò che ha appreso nelle esperienze precedenti, imparando non solo le tattiche per accumulare il maggior numero di risorse velocemente, ma soprattutto si ricordi della mappa del mondo, perché in fondo il nostro compito sarà sempre quello d’esplorare.

IN CONCLUSIONE

Sunless sea è un gioco che richiede una certa attenzione fin dal solo livello linguistico, presentando una certa difficoltà e impegno per esser compreso in tutte le sue sfaccettature, oltre a quella strutturale che non regala assolutamente nulla richiedendo molta attenzione per ogni nostra singola azione. Tutto ciò potrebbe benissimo far fuggire molti giocatori, mentre per chi si sentisse al contrario stimolato da questo genere di sfida potrebbe trovare un videogame unico nel miscelare meccaniche di gioco varie e opposte, ma soprattutto di diventare in prima persona protagonista di un’avventura a metà strada tra Conrad e Lovecraft (e un pizzico di Poe) all’interno di un’affascinante mondo composto da rocce e acqua nera, al cui interno l’unica cosa cui può risplendere è il cuore di tenebra di un vero esploratore.


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