Wolfenstein: The Old Blood – Recensione

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Il caso di questo Wolfenstein: The Old Blood è più unico che raro.
Si tratta sommariamente di un episodio stand alone che espande l’universo narrativo del notevole predecessore, Wolfenstein: The New Order, non molto dissimilmente da come il celebre (e controverso) DLC “Left Behind” espanse la storia di The Last of Us qualche tempo fa.
È tuttavia chiaro che la complessità del lavoro frutto degli sforzi congiunti di Bethesda e MachineGames sarebbe stata svilita se il titolo fosse stato resto fruibile solamente a coloro già in possesso di Wolfenstein: The New Order. Nonostante sulla carta si possa effettivamente parlare di vera e propria espansione dell’avventura di B.J. Blazkowicz, la produzione preferisce allontanarsi dal sapiente equilibrio fra gunplay ed esplorazione per cui il predecessore fu celebrato per avvicinarsi ad atmosfere e tensioni ludiche più vicine ai classici episodi appartenenti alla memoria storica del brand; Il che, diciamolo, può essere visto come un pregio o, perché no, una nota stonata in un’operazione di revival del marchio che ha saputo ridare luce ad una delle serie FPS più longeve in assoluto.

Titolo: Wolfenstein: The Old Blood
Sviluppatore: MachineGames
Publisher: Bethesda Softworks
Genere: FPS
Piattaforma: PC, PS4 e Xbox One
Localizzazione: Italiano (doppiaggio e testi)

Buon sangue non mente. Mentre quello vecchio…

Ambientato prima di The New Order, The Old Blood ci catapulta ancora una volta in un’Europa dominata dai nazisti nei panni del caro vecchio Blazkowicz, intento a vedersela con orde di nazisti cyber-potenziati e stranezze assortite in tema fantascientifico. La missione è quella di infiltrarsi e recuperare degli importanti documenti caduti nelle grinfie dell’esercito tedesco potendo contare su una copertura credibilissima (“ehm… hot dog?”) e sull’appoggio di altri due agenti segreti incaricati di fornire supporto al nostro eroe. Come è facile intuire dai primi minuti di gioco, il nostro Blazko non è esattamente il più acuto degli 007, ma senza ombra di dubbio sopperisce alla sua mancanza tattica con una sana dose di testosterone e forza fisica. E credeteci, in The Old Blood serviranno davvero tutti i muscoli possibili per riuscire ad arrivare all’epilogo senza rimetterci il joypad.
A dispetto di quanto ci si potesse aspettare dalle premesse, il nuovo titolo MachineGames propone infatti un azione FPS focalizzata principalmente sul gunplay e sull’azione incessante, laddove arene ed ambientazioni lasciano quasi sempre la libertà di sperimentare un ampio ventaglio di approcci bellici.

Non sarà impressionante quanto l'evoluzione di Lara Croft negli anni, ma anche Blazkowicz ha avuto la sua crescita... poligonale.

Non sarà impressionante quanto l’evoluzione di Lara Croft negli anni, ma anche Blazkowicz ha avuto la sua crescita… poligonale.

Ancora una volta la sensazione di pesantezza e di potenza delle armi è assicurato da un comparto animazioni di ottimo livello mentre il level design si dimostra praticamente sempre all’altezza dell’altisonante titolo di cui questo The Old Blood si fregia. Non esistono tempi morti in questa parentesi della serie Wolfenstein, ma solo spiragli in cui ci si può abbassare, ricaricare le armi da fuoco e scivolare lentamente alle spalle del nemico nella speranza di non farsi scoprire. In tal senso è giusto far notare come le fasi obbligatoriamente stealth siano praticamente azzerate e come l’interezza dell’avventura possa essere affidata all’abilità di tiratore del fido yankee protagonista. Non che il titolo non provi a intavolare scenari in cui l’azione furtiva sarebbe preferibile, ma tutto sommato ci sembrerebbe davvero ingiusto sprecare un uomo d’azione come Blazkowicz, qui in veste di patriottico emulo di Duke Nukem dal monologo facile.

Non ci sono effettive novità sul piano ludico rispetto all’avventura precedente, ma solo un sostanziale cambio di registro nel ritmo con cui l’epopea incede livello dopo livello, situazione dopo situazione. Certo, alcune armi inedite fanno capolino e quelle già conosciute sono state riviste per poter godere di un ri-bilanciamento generale, ma il gioco pad alla mano è sostanzialmente lo stesso dell’anno scorso. Giusto un abbozzato sistema di copertura e la possibilità di usare un arma per braccio potrebbero dar da pensare ai giocatori di ritorno dalla fine del Nuovo Ordine, ma in ogni caso non sono modifiche così rilevanti da risultare rivoluzionarie.  Gli otto capitoli che compongono la modalità campagna sono lunghi il giusto, forse un po’ troppo ossessivi nel rispettare determinate formule ludiche – ci è capitato di dover affrontare scenari fin troppo simili nel giro di qualche minuto di distanza –  ma comunque sorretti sempre da una direzione artistica competente, un design che si spreca in verticalismi e zone segrete da scoprire e un buon numero di collezionabili da recuperare qua e là.

Uno dei punti di forza del Wolfenstein sviluppato da MachineGames è sicuramente quello di non aver smorzato la palette cromatica a favore di una più "realistica" scala di marroncini.

Uno dei punti di forza del Wolfenstein sviluppato da MachineGames è sicuramente quello di non aver smorzato la palette cromatica a favore di una più “realistica” scala di marroncini. Il risultato è un colpo d’occhio notevole, con paesaggi vibranti e ambientazioni da sogno che cozzano con la natura estremamente cruda delle tematiche trattate dal titolo.

“Piovono nazisti”

Scordiamoci l’attenzione per la qualità della sceneggiatura e dei dialoghi di The New Order,  The Old Blood è un po’ come quella serie di sequel “bastardi” di classici della cinematografia, nati quasi sempre sulla cresta dell’onda del successo del predecessore. Chiaramente lo spirito della narrazione è volutamente quella di un B Movie, ma al di là di questa scelta tutto sommato legittima e legata a questione autoriali, questa scampagnata nel paranormale non ci è sembrata imprescindibile. Nelle 5 – 7 ore necessarie per arrivare ai titoli di coda si può notare una ripartizione dell’avventura in due momenti separati da un’improbabile quanto “telefonata” epidemia zombie. Sì, avete letto bene. No, non siete autorizzati a indignarvi: la credibilità della ricostruzione fantapolitica o anche solamente storica della serie Wolfenstein è sempre stata risibile e pretestuosa e The Old Blood non fa nient’altro che cavalcarla, integrando al contempo un trend ormai imprescindibile che vede l’inclusione di creature non morte all’interno degli FPS di nuova generazione.
Non mancano tutte quelle chicche che mandano letteralmente in brodo di giuggiole i giocatori più attempati, come easter eggs di vecchi titoli ID Software, citazioni agli episodi storici della serie e addirittura riferimenti ad altre IP Bethesda, come Skyrim e Fallout. Fra un livello e l’altro è anche possibile giocare alcuni livelli tratti dal classico Wolfenstein 3D, una chicca che gli appassionati storici apprezzeranno sicuramente e che dona inevitabilmente alla produzione una marcia in più sotto il profilo del mero fan service.
Tecnicamente stiamo ancora parlando di un titolo non troppo dissimile dal predecessore, ma che ovviamente beneficia dello sviluppo per sole piattaforme current gen. Niente che faccia rizzare i peli sulle braccia o che ridefinisca la cosmesi già conosciuta su PS3 e Xbox 360 l’anno scorso, ma tutto sommato rimane un videogioco dai valori di produzione palesemente alti in cui il colpo d’occhio è sempre assicurato da una palette cromatica viva, una risoluzione di 1080p e un’azione a 60FPS su tutte le piattaforme di gioco. La versione da noi testata per Xbox One soffre di ombre in bassa risoluzione che sembrerebbero essere comparabili a quelle presenti anche nell’edizione PlayStation 4. Come sempre, per i titoli multipiattaforma, consigliamo una dose di sano e sempre giustificato pc gaming. La colonna sonora vede il ritorno di Mick Gordon che per l’occasione ha realizzato un commento musicale in linea con la bontà di quanto realizzato in precedenza, mentre il doppiaggio italiano vede la partecipazione di volti storici dell’intrattenimento per ragazzi, come Ivo “Fulmine di Pegasuuuus” De Palma. Pur di buona fattura, il nostro consiglio è quello di optare per il commento audio originale in lingua inglese (e tedesca).

Situazioni come questa sono all'ordine del giorno in Wolfenstein: The Old Blood.

Situazioni come questa sono all’ordine del giorno in Wolfenstein: The Old Blood.

Commenti Finali

La nuova iterazione di Wolfenstein si presenta come una buona scusa – oltretutto a prezzo contenuto – per rilanciarsi nell’affascinante universo post-apocalittico che fece la fortuna della serie, godendo di un gameplay solido e una direzione artistica dalla qualità eccelsa. Chi si aspettava qualcosa di realmente nuovo potrebbe rimanere deluso, mentre chi non ama dilettarsi nel gunplay puro e duro potrebbe trovarsi in difficoltà in questo scenario aggiuntivo sempre teso fra sparatorie e azione al cardiopalma.


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