The Awakened Fate Ultimatum – Recensione

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Da alcuni anni a questa parte Nippon Ichi Software, parent company della più nota NIS America che tanto ha contribuito a rimpolpare le line up delle console Sony di generazione in generazione, sta cercando di proporre nuove proprietà intellettuali e di inserirsi in un mercato videoludico sempre più ramificato esplorando generi in cui non aveva ancora voce in capitolo al fine di aumentare il proprio portfolio e per non essere troppo dipendente dal brand che l’ha resa (relativamente) famosa e le ha donato una certa solidità finanziaria: Disgaea, S-JRPG ormai giunto alla quinta iterazione che debutterà il prossimo Autunno in esclusiva per PlayStation 4.

Proprio in relazione a quanto scritto poco sopra si può inquadrare The Guided Fate Paradox, RPG dungeon crawler con elementi roguelike uscito su PlayStation 3 ormai due anni fa e che non è stato accolto molto bene da critica e utenti per via di alcune criticità che ne minavano la fruizione ai più. A limare parte di questi problemi è arrivato nel Marzo scorso, ancora in esclusiva per PlayStation 3, The Awakened Fate Ultimatum: sequel spirituale del gioco prima citato che ne condivide i principi del gameplay pur distaccandosi totalmente a livello narrativo. Ma bando alle ciance, dopo questa lunga e tediosa premessa volete sapere se il gioco vale i 40 € a cui viene venduto? Scopriamolo assieme nelle prossime righe!

Sviluppatore: Nippon Ichi Software
Publisher: NIS America
Piattaforma: PlayStation 3
Giocatori: 1
Data di uscita: 26/03/2015
Prezzo: € 40,98
Localizzazione: Sottotitoli in inglese, doppiaggio inglese e giapponese
Distribuzione: fisica e digitale

Pillola rossa o pillola blu?

Sin dalle prime battute ci accorgeremo che il punto focale di The Awakened Fate Ultimatum sono le scelte: tantissime volte nel corso della storia ci ritroveremo a dover prendere delle decisioni che segneranno in modo significativo il nostro percorso, a volte condizionando l’esito di alcune battaglie ed altre influendo nel nostro rapporto con Jupiel ed Ariael, le due “ancelle” che accompagneranno il protagonista per tutto il corso della storia. Proprio di quest’ultima è importante parlare: inizieremo vestendo i panni di Shin Kamikaze, un giovane studente giapponese delle scuole superiori con un carattere molto riservato e riflessivo, il quale è solito isolarsi e lasciarsi andare a pensieri di ogni tipo. Ma non è il solo: Eri, una sua compagna di classe altrettanto solitaria e distaccata, spesso approfitta di questi momenti per scambiare quattro chiacchiere con il nostro protagonista, in un rarissimo barlume di socialità che permetterà ai due di legare senza però mai aprirsi troppo l’un con l’altro.

Proprio a seguito di una di queste occasioni, lungo il percorso che porta Shin verso casa, quest’ultimo verrà aggredito da alcuni demoni che piovono dal cielo e lo colpiscono con un fendente prima che possa realizzare quanto stia accadendo intorno a lui: in suo soccorso interverrà Jupiel, un angelo dagli occhi azzurri e la capigliatura bionda che allontana i nemici e trae uno Shin privo di sensi in salvo portandolo con sè nel regno di Celestia, patria degli angeli, lì dove faremo poi la conoscenza anche di Ariael, prosperosa e particolare ragazza dalla folta chioma rosso fuoco che, grazie alle sue conoscenze scientifiche e mediche, ci salverà la vita inserendo il “Fate Awakening Crystal” nel nostro organismo grazie al quale potremo riprendere coscienza. Ma di cosa si tratta? Perchè siamo stati aggrediti? E perchè Jupiel e Ariael sono accorse a salvarci, seppur con ruoli differenti? Sono solo alcune delle tante domande che ci sovverranno arrivati a questo punto della storia e, senza rischio di spoiler, faccio un po’ di chiarezza per chi sta leggendo queste righe: il Fate Awakening Crystal è una pietra dalle potenzialità straordinarie, che gli angeli hanno deciso di implementare nel corpo di Shin per creare un proprio “dio” artificiale che sia in grado di sbaragliare le armate demoniache e rovesciare le sorti di una guerra secolare tra questi ultimi e gli angeli che vede la popolazione che ci accoglie decimata e sull’orlo della sconfitta. I demoni sapevano già che eravamo noi i prescelti per questo esperimento, ed ecco spiegato il perchè di quell’agguato che ci aveva lasciati interdetti alcuni istanti prima.

Senza dilungarmi oltre sulla trama, è ora il momento di spendere alcune parole sulle prima citate Jupiel ed Ariael, due personaggi chiave del titolo Nippon Ichi Software, l’una è il nostro “angelo personale” e si occuperà del nostro allenamento e mantenimento, l’altra è invece demandata al controllo costante del Fate Awakening Crystal e dei suoi effetti sul nostro corpo, oltre che alla nostra salute. Le due saranno una presenza costante della nostra avventura, e il nostro rapporto con loro si evolverà man mano che Shin prenderà coscienza di se stesso e della situazione in cui è stato forzatamente inserito, oltre che in base alle scelte di cui prima ho parlato e che spesso le coinvolgeranno più o meno direttamente.

Dal punto di vista narrativo e della caratterizzazione dei personaggi posso dire, senza timore d’essere contraddetto o di sembrare esagerato, che ci troviamo di fronte ad una vera e propria eccellenza, e chiunque si avvicinasse per un modo o per un altro alla produzione dello studio giapponese non potrà che restare incollato alla sedia e lasciarsi coinvolgere in un turbinio di emozioni misto colpi di scenza spiazzanti che, in men che non si dica, porterà al termine dell’avventura e lascerà un senso di vuoto interiore difficilmente colmabile.

Peccato, tuttavia, che come per ogni gioco sviluppato o solo localizzato da NIS America l’unica lingua presente per i sottotitoli sia l’inglese (mentre il doppiaggio è sia in giapponese che nella lingua albionica) e, quindi, chi non mastica bene la lingua non potrà apprezzare in pieno il maestoso lavoro svolto dagli sviluppatori in questo ambito.

the awakened fate ultimatum 3

Angelo o demone?

The Awakened Fate Ultimatum è strutturato in 15 livelli cotraddistinti da altrettanti dungeon, in cui vestiremo i panni di uno Shin in versione chibi e saremo chiamati a superare un tot di piani (spesso 10) per completare il dungeon in questione raggiungendo un portale che ci permetta di salire al piano superiore in una serie di scenari generati proceduralmente (questi gli elementi roguelike cui accennavo nell’introduzione) che pullulano di nemici di ogni sorta, sconfiggendo i quali sarà possibile ottenere cristalli (la moneta del gioco) spendibili nel negozio e nell’Item Boost di cui parlerò fra qualche riga, suddivisi in due macrocategorie: nemici angelici e nemici demoniaci, in relazione contraria ai quali dovremo trasformare il nostro Shin in una divinità angelica (con il tasto L2) o demoniaca (con il tasto R2) per infliggere più danni all’avversario che ci troveremo di fronte e subirne meno dai suoi attacchi. Stando sempre attenti alla barra degli SP però, che scenderà quando ci trasformeremo in una delle due divinità e si riempirà soltanto tornando nella nostra forma iniziale.Ogni piano dei dungeon è schematizzato a caselle, donando quel pizzico di strategia che ci permette di muoverci seguendo delle logiche che ci permettano di affrontare le creature che popolano i dungeon una alla volta e non esserne accerchiati. Per quanto concerne il sistema di combattimento ci troviamo di fronte ad un dungeon crawler di stampo classico, con una buona profondità e davvero tanti oggetti di ogni tipo da raccogliere che, se utilizzati nel giusto modo, possono variegare significativamente il gameplay. Buona è anche la gestione dell’evoluzione del personaggio, attraverso tre tipologie di punti spendibili in due alberi delle abilità separati: ognuno ci permette di potenziare attacco, difesa ed energia di una delle due forme è possibile trasformarsi, e di acquisire i relativi attacchi speciali che, però, consumeranno più SP. In ultimo è doveroso citare l’Item Boost come una delle opzioni più importanti per chi si cimenta nell’avventura di Shin Kamikaze, grazie al quale sarà possibile potenziare le armi e gli scudi in nostro possesso fondendoli fra loro per ottenerne di ancor più letali (nel caso delle armi) e protettivi (nel caso degli scudi). A dar fastidio è, invece, il fatto che la maggior parte di queste cose abbia dovuto scoprirle da solo a causa di un tutorial troppo basilare e scolastico, che non spiega bene tanti elementi di gameplay, finendo per banalizzarlo e convincere il giocatore di trovarsi di fronte a qualcosa di superficiale e poco curato. Tuttavia, sebbene il gameplay svolga degnamente il suo dovere, non riesce mai ad eccellere e ad eguagliare la qualità esaminate nel paragrafo precedente, e a causa dei suoi elementi roguelike (ma non solo) non bilancia nemmeno bene il tasso di sfida offerta, ponendo in essere situazioni a dir poco frustranti alcune volte, che sfoceranno in noiose sessioni di grinding edulcorate soltanto dal fatto che i dungeon saranno sempre differenti fra di loro.

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Una gioia per l’udito, molto meno per gli occhi

Artisticamente il lavoro svolto dal team giapponese è encombiabile, gli artwork presenti nelle fasi narrative così come il design dei personaggi è di pregevole fattura, e trasuda quello stile prettamente nipponico che i fan di questo genere di produzioni amano da tutti i pori. Purtroppo non si può dire lo stesso del level design dei dungeon, scialbo e spoglio, spesso anche ripetitivo, così come i nemici che, seppure presenti in discreta quantità, sono davvero troppo anonimi e privi di particolari.
La situazione peggiora se si va ad esaminare il lato tecnico: è improponibile una qualità di textures e poligoni così scadente, lo stesso dicasi per una certa sporcizia di fondo da cui si desume una fase di ottimizzazione problematica, specialmente considerando che stiamo parlando di un gioco uscito nel 2015 su PlayStation 3. Il budget non sia sempre una scusante per Nippon Ichi Software, se si vuol competere con i migliori titoli del genere è impensabile essere ancora così arretrati su certi aspetti comunque importanti in un videogioco. Anche l’occhio vuole la sua parte.
Discorso differente va fatto invece per il comparto sonoro, ed in particolare per una soundtrack che presenta brani di qualità, suggestivi e molto piacevoli da ascoltare, oltre che sempre pronti a suggellare le situazioni che vivremo, e sarebbe bastata qualche traccia in più per raggiungere un livello di eccellenza cui The Awakened Fate Ultimatum può solo avvicinarsi.

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The Ultimate Choice

In sostanza stiamo parlando di un vero e proprio must have per gli appassionati di questo tipo di giochi, soprattutto grazie ad un comparto narrativo e ad una caratterizzazione cui non si potrebbe mai smettere di tessere le lodi, e ad una ottima colonna sonora composta da brani che, ci potrei scommettere, riascolterete anche dopo aver riposto The Awakened Fate Ultimatum nella sua custodia.
Peccato per alcuni difetti che ne minano la qualità complessiva e, di conseguenza, la valutazione quali un gameplay che non riesce a spiccare e che, nonostante il deciso passo in avanti rispetto a The Guided Fate Paradox, presenta ancora alcune criticità (sebbene di minor conto) ma, soprattutto, un comparto tecnico troppo indietro con i tempi e al di sotto di standard accettabili su PlayStation 3 e dopo che in tanti hanno dimostrato quanto è in grado di dare la console di casa Sony.
Tuttavia, i 40€ a cui viene venduto nei negozi potrebbero essere un valido motivo per chiudere un occhio su certe problematiche e godersi una storia che non dimenticherete facilmente.


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