Alice: Madness Returns – Recensione

Alice: Madness Returns è un action-adventure, nel quale il giocatore vestirà i panni di Alice, intenta, ancora una volta, in una battaglia contro la sua psiche. Il gioco inizia immediatamente dopo gli eventi del primo episodio (non preoccupatevi se non lo avete giocato, in quanto questo è contenuto nel disco), con Alice che ora vive in un orfanotrofio, dopo essere uscita dall’asilo. Lei è ancora ossessionata dalla morte dei suoi genitori, e dopo un inizio abbastanza innocuo, Alice si ritroverà nel paese delle meraviglie dove presto scoprirà che molte cose sono cambiate. Alice  dovrà salvare il paese delle meraviglie per salvare la propria mente e scoprire la verità sulla morte dei suoi genitori.

Il gameplay è suddiviso in un mix di platform, puzzle e scontri con i strani abitanti di Wonderland. È qui che scopriamo le debolezze del gioco, platform lineare, puzzle semplici e controlli della fotocamera a volte fastidiosi. Il gameplay è abbastanza ripetitivo, seguire un determinato percorso, uccidere i nemici lungo la strada, trovare qualcosa e completare un puzzle. C’è però una quantità enorme di collezionabili da raccogliere come musi di maiale, ricordi, cestini, bottiglie, tutti ben nascosti, cosa che farà felici gli appassionati di collezionismo!

Ma se il gameplay è nella media, cos’è che rende Alice: Madness Returns la gioia del giocatore? Semplice! La narrazione è sorprendente, art design meraviglioso, direzione suono mozzafiato, umorismo e oscurità. Tutto questo è così ben fatto, che non ci si può non innamorare. Se il gameplay è ripetitivo, lo stesso non può dirsi della progettazione e layout dei livelli. Ognuno di questi è un mondo a sè, con personalità propria. È questo che vi terrà incollati alla scoperta di nuove aree.

Il gioco è diviso in tre stili principali. C’è il mondo reale, in una Londra del 1800, ben fatto e con colori molto blandi a contrasto con il mondo di Wonderland. C’è il paese delle meraviglie con i suoi colori accesi e le sue grandi aree che rispecchiano la mente di Alice ed infine ci sono i ricordi di Alice, raccontatati usando un’animazione 2D.

Anche i personaggi non sono quelli che si ricordano dal Classico della Disney del 1951. Il gatto del Cheshire non è tubby e rosa, ma è un felino scuro, raccapricciante e maestoso a modo suo. Lo stesso si può dire degli altri personaggi, il Cappellaio Matto, ad esempio, è inquietante e folle, personaggi che rispecchiano perfettamente il mondo che circonda Alice in questa avventura. Il doppiaggio poi è perfetto, sia per i personaggi principali che per quelli che si incontrano per la strade e con i quali Alice interagisce.

Le musiche di Madness Returns sono perfette e completano in ogni senso il mondo che circonda Alice, dalle sequenze platform alle battaglie e cosi via.

Il gioco è diviso in cinque capitoli, che possono sembrare brevi ma che ognuno di essi potrà tenere il giocatore occupato per un paio di ore. In un primo momento potrà preoccupare la grandezza di ogni capitolo ma giunti alla fine di ognuno attenderai con ansia il prossimo.

Solitamente avrei detto che un gioco come questo è viziato da una povera meccanica di gioco, tuttavia, il gameplay di Alice: Madness Returns è completamente perdonato dal racconto, e dalla direzione artistica che vi accompagnerà in un magico, oscuro ed inquietante viaggio che non vorrete mai lasciare.


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