Dying Light – Recensione

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Nel recente periodo ci siamo ritrovati sommersi di giochi zombeschi ma a quanto pare i mangiacervelli non passano mai di moda, di conseguenza Techland dopo aver tentato la fortuna con i vari Dead Island ha voluto darsi un altra chance e cercare di migliorarsi con il recentissimo Dying Light… Ci sarà riuscita? Oppure ci troviamo davanti all’ennesimo gioco dalle tante promesse ma incredibilmente anonimo?

Titolo: Dying Light
Sviluppatore: Techland
Produttore: Warner Bros.
Piattaforme: Ps4, Xbox One, Pc.
Genere: Survival Horror

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Welcome to Harran

Nel gioco interpreteremo Kyle Crane un agente del GRM che è stato mandato ad Harran, una città messa in quarantena per via dell’epidemia zombie, per recuperare un file che potrebbe contenere qualche speranza di salvezza.

Appena ci saremo paracadutati in questa bellissima città l’accoglienza non sarà delle migliori e rischieremo subito di morire per mano di alcuni assalitori, verremo poi salvati da una ragazza misteriosa e saremo trasportati in un edificio chiamato la torre dove inizieremo la nostra avventura.

Un inizio niente male che ci spianerà la strada per la presentazione delle due fazioni in gioco: Gli uomini di Brecken nonché i possessori della torre e gli uomini di Rais una specie di tiranno locale che si approfitta della situazione.

Un incipit di trama sicuramente non originalissimo ma è quanto serve per spronarci ad ammazzare zombie ed occasionalmente qualche sgherro umano, inoltre avremo oltre alla trama principale anche tantissime missioni secondarie molto varie e che racconteranno tante sottostorie che non le renderanno mai banali ma a questo ci arriveremo dopo.

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Fate largo sono un Runner

Una delle caratteristiche principali di Dying Light è il sistema di spostamento, infatti da perfetto runner quale saremo potremmo saltare ovunque e spostarci con una notevole agilità.

Palazzi, casse, muri… niente sarà un ostacolo per Kyle, anzi è quasi più piacevole spostarsi che maciullare zombie, inoltre il gioco può vantare un intero ramo delle abilità interamente dedicato agli spostamenti e all’agilità del protagonista.

Parlando di potenziamenti il gioco ha anche degli elementi GDR, infatti con le nostre azioni saliremo di livello nelle 3 macro aree di potenziamento: Agilità, Forza e Sopravvivenza.

Ognuna ci garantirà dei bonus nei colpi inferti, nei movimenti o nel crafting e ci consentiranno di sbloccare nuove abilità, peccato che non ci sia molta pianificazione nello spendere i PA in quanto le macro aree avranno livelli a se stanti e inoltre si sale di livello abbastanza velocemente il che ci consente di prendere un po’ ogni cosa.

Oltre al movimento un altro aspetto importante del titolo è il crafting, esso era già presente nei Dead Island e qui ritorna consentendoci di craftare non solo Kit Medici, Molotov e granate ma anche armi sempre più potenti sfruttando le materie prima che troveremo girovagando per Harran e recuperando le casse di soccorso che di tanto in tanto verranno lanciate da degli aerei.

Le casse di soccorso sono un altro lato interessante del gioco infatti ci consentiranno di recuperare molti kit medici (rendendo forse il gioco troppo facile in quanto è facile farmarli) e rifornimenti da riportare ai rifugi in cambio di punti esperienza.

Ma dopo tutte queste meccaniche come sarà il combattimento vero e proprio? Beh è esattemente come uno se lo aspetta da un gioco di questo genere, il feeling delle armi e buono e il gioco incoraggia pesantemente il combattimento melee, infatti durante il gameplay non troveremo molte bocche da fuoco e anche quando le avremo a disposizione non avremo troppi proiettili il che ci costringerà a centellinarli.

Le armi da mischia come è logico che sia non saranno indistruttibili ma si consumeranno col tempo costringendoci ad aggiustarle con i pezzi di metallo che troveremo, purtroppo però le armi dopo un paio di riparazioni saranno da buttare dando anche un senso strategico al tutto costringendoci ad usare le armi migliori solo in situazioni ostiche.

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Il lato buio di un Survivor

Ci dispiace dirlo ma Dying Light non è un gioco perfetto, il titolo Techland mostra il fianco in più di un occasione e nonostante ciò che andremo a dire non lo abbatterà del tutto sicuramente si poteva fare di meglio in questi aspetti.

Innanzitutto la difficoltà del titolo, il gioco non è sicuramente livellato verso l’alto inutile negarlo, gli zombie sono stupidi e nonostante la loro varietà non risultano un problema dopo aver preso confidenza con il sistema di controllo e aver sbloccato un paio di capacità, inoltre aggiungiamo pure che dopo un paio di ore di gioco saremo dei Terminator grazie a tutte le risorse da noi raccolte: Molotov, Shuriken Premium, Granate e quant’altro si sprecheranno dandoci non poco aiuto.

Gli avversari umani sono forse a volte più ostici per via delle armi da fuoco, ma anche la loro IA non è il massimo dandoci tante possibilità di sopravvivenza:

Si incastreranno nei muri, staranno in piedi a guardarci e si limiteranno a lanciarci shuriken o coltelli da lancio quando non potranno arrivare a noi, insomma non sono di certo un problema.

Ma i difetti non finiscono di certo qui, il sistema di spostamento per quanto ben costruito e Harran per quanto bella possa essere non giustificano la totale assenza di un sistema di viaggio rapido, infatti a parte un unico grande quick travel non ne esistono altri impedendoci di fatto di spostarci rapidamente da rifugio a rifugio e facendoci fare chilometri ogni volta che dovremo raggiungere un luogo di missione.

Parlando di comparto tecnico invece il gioco si dimostra anche gradevole, degli scorci niente male e una città degnamente caratterizzata saranno uno sfondo adeguatissimo ai nostri macelli peccato per un aliasing a volte molto marcato e un problema di caricamento texture che a volte risulta fin troppo visibile, audio invece nella norma con qualche voce sottotono e una colonna sonore tutto sommato apprezzabile.

Conclusioni.

Dying Light è il gioco zombie del momento, uno dei migliori Survival Zombeschi Free Roaming in circolazione.

Se amate il genere prendetelo assolutamente ad occhi chiusi, mai scontato o eccessivamente ripetitivo propone un sistema di spostamento azzeccatissimo per il genere, tutto questo sommato ad un ambientazione gradevole, un sistema di combattimento classico e una durata piuttosto elevata lo eleggono a caposaldo di questo particolare sotto-genere.

Se invece avete odiato Dead Island passate oltre, questo gioco oltre ad una nuova ambientazione e il Parkour ha molto in comune con il titolo a tema caribico.


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