Captain Toad: Treasure Tracker – Recensione

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Sapete che cos’è un diorama? Senza scendere in troppi tecnicismi pensatelo come una riproduzione in scala di una scena di vario genere ripresa magari da un’opera. Se ne avete visto uno siamo certi non avrete resistito alla tentazione di immaginare uno dei personaggi affiliati al mondo rappresentato zampettare allegramente per la minuta struttura, magari interagendovi e confrontando sfide di varia natura. Con Capitan Toad Nintendo rende reale (o meglio virtuale…) questa fantasia utilizzando uno dei suoi più amati ed iconici personaggi secondari di sempre.

Ma quella di Toad non è un’epopea totalmente sconosciuta al giocatore visto che, già in Super Mario 3D World (Wii U, 2012) se ne aveva potuto avere un assaggio. Nel platform della mascotte Nintendo era infatti possibile per pochi livelli specifici prendere il controllo del prode capitano micete e racimolare un po’ di oggetti extra in livelli rompicapo studiati ad hoc per le capacità “uniche” del loro esclusivo protagonista. Treasure Tracker altro non è che un’intera esperienza basata su quei livelli peculiari di 3D World, un’idea di game design isolata e tramutata in un titolo intero a sé stante. Dunque non deve sorprendere di ritrovare qui il medesimo motore grafico del già classico per Wii U targato 2012 nonché una buona parte della selezione musicale e degli effetti, uniti ad un prezzo budget all’uscita (39,99 €).

I più incerti riguardo alle qualità del gioco potrebbero temere un’operazione di riciclaggio eccessivo verso l’opera primogenita ed in questo senso anche il prezzo ribassato non aiuta ma possiamo garantirvi fin da ora che, i designer della grande N, hanno lavorato così alacremente per espandere l’idea originale che il titolo qui esaminato risulta un’esperienza fresca ed a suo modo completamente indipendente.

Titolo: Captain Toad: Treasure Tracker
Sviluppatore: Nintendo
Publisher: Nintendo
Genere: Action Puzzle Game
Piattaforma: Wii U
Giocatori: 1
Localizzazione: Tutti i testi a schermo sono tradotti in italiano

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Stiamo pensando al miglior modo per raggiungere la stella di fine livello, Toad pare scocciato del nostro titubare…

Chi ben Comincia…

Non ci vuole molto per capire che, il capitano Toad, nonostante si metta di buzzo buono, armato di aria teneramente agguerrita, non sia proprio il più abile e scafato degli avventurieri; tant’è che il pezzato esploratore, gravato dal suo pesante zaino, nemmeno saltare può! Di attacchi poi neanche l’ombra, al punto di dover costantemente aggirare il pericolo anziché confrontarlo direttamente come invece farebbe quel funambolo di Mario o l’allampanato ed agile Luigi. Un eroe di un platform che non può colpire i nemici ed addirittura saltare non è il migliore degli inizi, ne converrete, ma lo zelante capitano non si dà per vinto e mette al servizio della causa il suo acuminato ingegno.

I livelli di Treasure Tracker non sono dunque delle prove continue di agilità e prontezza di riflessi ma dei e veri e propri rompicapo da affrontare con pazienza e dedizione. La loro conformazione cubica li rende interamente osservabili in un solo colpo d’occhio, tant’è che visti così non parrebbero questa grande sfida… ma una volta compresa la maldestria del povero Toad, arrivare a conquistare la stella che ne sancisce il completamento può divenire un’impresa titanica.

Di fatto si procede ad un ritmo pacato, con il pacioso fungo, in un pacchetto di livelli uno più squisito dell’altro. L’accento come dicevamo non sta sull’azione pura ma sulla capacità di capire dove muoversi per superare gli ostacoli e procedere per le vie corrette; uno dei punti focali dell’intera esperienza è il doversi soffermare sull’osservazione dei livelli-diorama e capire come agire ancor prima di farlo.

Non del tutto lasciato a se stesso è il prode prataiolo protagonista comunque, che per quanto costretto a scappare di fronte ai nemici può sempre armarsi di qualche rapa dissotterrata dallo scenario e scagliarla a mo’ di proiettile improvvisato o gettarsi da un’altura per schiacciare il malcapitato tapino di turno. L’utilizzo ben cogitato dei, mediocri, mezzi a disposizione è di fatto un piccolo aiuto per sentirsi meno disarmati di fronte a tutti i pericoli di cui l’avventura ci rende partecipi ed un astuto strumento di design per dare al giocatore armi di offesa che però non gli appartengono mai pienamente, che non gli diano una possibilità d’attacco non premeditatamente voluta dagli sviluppatori e comunque temporanea.

Arrivare all’agognata stella di fine quadro è spesso alla portata degli avventurieri meno avvezzi ma per terminare il livello con tutti i crismi ci sono da recuperare tre diamanti ben occultati nei punti meno visibili dell’ambientazione ed una sfida segreta che si palesa solo finendoli almeno una volta.

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I vari livelli sono proprio minuti ma orientando la telecamera nella maniera opportuna è possibile scoprirne zone nascoste a volontà.

Piccolo è Bello!

Il tutto funziona divinamente alla prova sul campo, complice un level design da sturbo, sempre vario, brioso, brillante; ogni livello è costruito su un’idea nuova e fresca che bandisce ripetitività e tedio da pressoché l’intera esperienza.

Tutto il mondo di gioco è plasmato intorno al suo protagonista, alle sue abilità (in questo caso alla mancanza di quest’ultime) ed ogni nuovo elemento è presentato e fatto conoscere in maniera così chiara al giocatore da rendere il proseguire nell’avventura incredibilmente naturale. Il cambio di pacing ha dato ad oggetti e nemici ormai noti una nuova dimensione, pensate che ora anche uno sprovveduto goomba può essere un ostacolo degno di nota, formando così nel giocatore l’idea di stare guardando un’opera già vista, intimamente interiorizzata, da una prospettiva tutta nuova ed inedita.

Ad alternare il gameplay più classico c’è spazio per un po’ di utilizzo dello schermo tattile del GamePad, occasionalmente viene anche chiamato in causa il microfono per muovere speciali piattaforme elica munite. In entrambi i casi non ci è parso eccessivamente invasivo l’utilizzo dei componenti alternativi della macchina Nintendo anche se potrebbe inavvertitamente indispettire chi non ama interagire con quest’ultimi, sappiate che non è poi così frequente doverlo fare ed in ogni caso ci è parso che il microfono si amalgamasse meglio alla struttura di gioco non chiedendoci appunto di cambiare la posizione delle mani partita in corso.

Venire a capo dei cubici rompicapi (ce ne sono più di ottanta) è dunque sempre piacevole così come perdersi nei piccoli dettagli che li contraddistinguono; il motore grafico che due anni fa muoveva 3D World non è invecchiato di una virgola ed anzi risplende supportato dai 60 frame al secondo di cui il gioco si bulla. Certo, i livelli di gioco sono piccini ed è ovvio che il conseguente risparmio sublimi in prestazioni migliori ed una mole poligonale da gestire più bassa ma anche preso questo in considerazione non si può rimanere impassibili di fronte ad un tale dispiegamento di fantasia, ad una somma precedenza riservata alla bellezza, propria di una sottile eleganza. Treasure Tracker non è certo il gioco che farà tremare la next-gen o che verrà ricordato negli anni avvenire come riferimento per l’avanzamento grafico ma nell’essere consapevole della sua stazza minuta si concede una meritata permanenza nella mente di chi guarda quale opera semplicemente bella, nell’accezione più pura.

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Non pensate che ci siano solo enigmi da risolvere, il gioco sa quando dare un po’ di scossa, in questa sessione, ad esempio, si cavalca un dragone bernoccoluto.

Spore! 

E’ dunque tutto perfetto nello spigoloso universo dell’inamovibile capitan Toad? Non proprio purtroppo. Per quanto level design d’eccezione e gameplay ben variegato ci abbiano conquistato c’è qualche zavorra nello zaino del nostro eroe da non poter non menzionare: prima fra tutte è una certa semplicità che contraddistingue la prima parte del titolo, non parliamo esclusivamente dell’abilità richiestaci dal gioco ma dello sforzo cerebrale necessario per poter proseguire. Ci sono appunto parecchi livelli che tendono ad autorisolversi, delle passeggiate di salute per i giocatori più scafati, forse la parte “puzzle” avrebbe potuto concedersi qualche sfida un po’ più impegnativa e cervellotica. Non che le situazioni ostiche manchino, i tre diamanti da recuperare per ogni livello sono lì apposta per farvi spremere le meningi e darvi modo di provare quel design di livello avanzato che un po’ manca all’esperienza centrale e, in un certo numero, divengono indispensabili per poter proseguire.

La seconda delle seppur tenui magagne è rappresentata dalle boss battle, soltanto due, più volte riproposte con lievi variazioni; l’unico aspetto del titolo che sembra giustificarne il prezzo “amichevole”. Un vero peccato pensando a quanto il gioco si presti alla reinterpretazione dei contenuti e dunque a quante trovate si sarebbero potute escogitare per rendere i boss tipici della serie regolare battibili dai mezzi limitati del buon fungo deambulante.

La telecamera può rappresentare un terzo punto negativo per alcuni sicché va gestita interamente dal giocatore e spesso tende a nascondere i nemici dietro ai muri ed agli ostacoli di cui puntualmente ci si accorge soltanto una volta cozzatoci contro. Eppure vi garantiamo che quella operata dai designer è una scelta totalmente sensata e che per essere compresa obbliga ad un’analisi della vera essenza del gameplay di Treasure Tracker. Il ritmo di gioco è volutamente pacato e pretende da chi gioca calma e ponderatezza nei movimenti; per meglio veicolare ed obbligare il giocatore alla calma nell’agire il gioco punisce chi si muove senza riflettere o analizzare i livelli nella loro interezza, studiandoli per bene nella limitata grandezza. In questo modo, la minuta stazza che lì contraddistingue, non li rende comunque sottostimabili e aggirabili a piacere.

Da un punto di vista di design ha perfettamente senso, seppur possa suonare come un limite sulle prime; quello che invece di senso non ne ha è il non aver voluto aggiungere un’inquadratura intermedia, ovvero: le due telecamere disponibili sono una leggermente troppo lontana, l’altra leggermente troppo vicina. Manca dunque uno zoom a metà tra le due che riprenda la scena da una distanza ideale: tale lacuna non trova attenuanti e può di fatto inficiare la visibilità in qualche passaggio.

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Toadette in uno scatto al chiar di luna, l’amanita rosa non se ne sta con le mani in mano come una certa principessa biondo crinita!

Fungi in Fabula…

Per quanto tutto nel gioco richiami al piccolo, al contenuto, l’avventura è sufficientemente longeva e ad aiutare in questo senso ci sono tutti gli extra da raccogliere, che donano rigiocabilità, ogni livello ha poi una sfida speciale da completare che varia sensibilmente nelle richieste, peccato che queste vengano rese note solo a quadro completato chiedendo di fatto, forse un po’ troppo esplicitamente, di riattraversarlo ancora (se le completate per caso al primo giro vengono per fortuna tenute per buone) allungando il brodo in maniera forse un po’ artificiosa.

A fare da corollario al tutto c’è una trama piccina piccina, volutamente spensierata anche se non priva di qualche momento fanciullescamente sospeso ed etereo, cutscenes zuccherose ed amibili collegano i capitoli che compongono l’avventura. Toad e Toadette, anch’essa protagonista nonché personaggio utilizzabile in alcune parti, sono caratterizzati da animazioni al limite dell’ insopportabilmente carino e dispensatori di diabete per via oculare; riversato sul giocatore in generose dosi ad ogni timido sussulto e cenno d’insicurezza, o squittio di eroico compiacimento che l’indifeso ed affiatato duo emette.

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Conclusioni: Capitan Toad è un ottimo action puzzle game, nobilitato da un gameplay pulitissimo, elegantemente minimale e da un level design assolutamente d’eccezione. Da una timida idea di giocabilità alternativa è sbocciato un intero titolo che delizia gli amanti del gioco ragionato ed invita a guardare l’universo di Mario e soci da una prospettiva inedita. I livelli ottimamente architettati sono un piacere da scrutare in ogni minimo particolare, diorami da vincere un passo alla volta con la giusta calma ma che non perdono di briosità, visto il continuo inserimento di elementi novelli e trovate interessanti.

Peccato per una certa mancanza di sfida nella parte iniziale ed un paio di problemini con la regia virtuale, problematiche che unite alle boss battle reiterate vietano una promozione con lode ma non ci fermano di certo dal consigliare il titolo senza remore, soprattutto a chi non si spaventa di fronte ad un po’ di azione più ponderata.


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