Dobbiamo tutti ringraziare lo studio Telltale: se non fosse stato per loro, oggi non ci troveremmo davanti a quella che è, a tutti gli effetti, la rinascita delle avventure grafiche. Messe da parte anni fa e considerate obsolete e poco redditizie, esse sono tornate a nuova vita, grazie al successo di titoli come “The Walking Dead” e “Back to the Future“, nomi importanti i quali, grazie alle cure dello studio californiano, hanno avuto delle trasposizioni videoludiche di tutto rispetto. Un trend destinato ad espandersi, grazie alle collaborazioni presenti e future, che hanno visto nuovi punta e clicca dedicati a “Games of Thrones“, “Borderlands” e al più recente “Minecraft“. Tuttavia, a parte alcune note eccezioni (citiamo per esempio il remaster di “Grim Fandango” e “Broken Age“), i titoli di questo genere stanno uscendo soltanto dai loro uffici e, benchè di indubbia qualità, la formula di gameplay adottata finora, inizia ad essere povera di novità; colpa, probabilmente, di una concorrenza che ancora non esiste.

Life is Strange” rappresenta quella concorrenza, l’alternativa, qualcosa che è spuntato fuori dal nulla, scompigliando gli equilibri e creando il proverbiale disturbo nella Forza. Un’idea nata da Dontnod Entertainment, uno studio francese sconosciuto ai più, se non da coloro che ancora si ricordano di “Remember Me” (hehe), action game pubblicato sotto la bandiera di Capcom, pieno di idee, ma non tutte ben sviluppate. Una seconda possibilità, comunque, non si nega mai a nessuno e per questo, grazie anche al publisher Square-Enix, il quale ha fornito loro il maggior supporto possibile, i ragazzi di Dontnod hanno deciso di sfornare una nuova IP coraggiosa, entrando timidamente in un genere a loro sconosciuto, il classico salto nel buio. Fortunatamente le azioni coraggiose vengono quasi sempre ricompensate e, dopo una lunga attesa di svariati mesi e con tutti i cinque capitoli che compongono il titolo, finalmente pubblicati, ci sentiamo di affermare in tutta sicurezza che “Life is Strange” rappresenta una delle migliori avventure grafiche disponibili sul mercato attualmente, se non uno dei migliori giochi del 2015.

Sviluppatore: Dontnod Entertainment
Editore: Square-Enix
Genere: Avventura Grafica
Giocatori: 1
Piattaforme: Xbox One, PS4, PC, PS3, Xbox 360
Localizzazione: Testi e doppiaggio in inglese

LA STRANA VITA DI MAX

La storia vede come protagonista Maxine “Max” Caufield, studentessa del prestigioso istituto Blackwell, che forma e istruisce giovani talenti artistici, situato nella piccola città di Arcadia Bay, dove la ragazza abitava anni addietro. Timida e introversa, grande appassionata di fotografia e con molti sogni nel cassetto, praticamente il classico stereotipo di adolescente “hipster“, la giovane verrà travolta, suo malgrado, da una serie di bizzarri avvenimenti, nel momento in cui, assistendo ad un omicidio tra le mura scolastiche, scoprirà di possedere il potere di riavvolgere il tempo per alcuni minuti e poter così alterare il corso degli eventi. Il destino la farà incontrare con Chloe Price, vecchia amica d’infanzia di Max e vittima salvata dall’incidente mortale sopracitato; insieme a lei, cercherà di scoprire il perchè dei suoi nuovi poteri e tenterà di svelare i misteri che aleggiano sopra l’apparente pacifica cittadina, tra cui la sparizione di Rachel Amber, un’altra studentessa di Blackwell e intima amica di Chloe.

Quello che, con il primo capitolo, inizia con un semplice preludio volto ad introdurre i personaggi principali, si trasformerà lentamente e con l’avanzare degli episodi, in una trama molto più complessa e dinamica, finemente narrata, sia dalle scene a schermo, che dalle occasionali introspezioni e riflessioni della protagonista. In un’avventura grafica è normale avere delle aspettative molto alte sulla narrazione e sulla caratterizzazione dei personaggi principali: in entrambi i casi, Dontnod ha svolto un lavoro eccellente. Nei cinque episodi che compongono “Life is Strange” incontreremo molte persone, alcune delle quali stereotipi all’apparenza, ma in realtà complessi e tridimensionali, come dei veri esseri umani; ed è proprio l’umanità dei personaggi ciò che li rende reali e indimenticabili. Con l’avanzare della trama, anche loro si evolveranno e subiranno sviluppi che li cambieranno radicalmente; difficilmente il character development viene riservato a personaggi che non siano i protagonisti, ma in questo caso, ognuno di loro ha il suo personale spazio dedicato, il tutto senza strappare via tempo prezioso alla storia principale, ma integrandosi perfettamente ad essa. Non solo Max e Chloe, quindi, ma tutti sono in qualche modo importanti e rilevanti, e i rapporti tra loro e la protagonista, costituiscono il vero collante che tiene insieme la trama.

Va detto, tuttavia, che non tutti i capitoli godono dello stesso livello di fluidità narrativa: esistono infatti alcuni momenti in cui la storia viene messa momentaneamente da parte, a favore di qualche scena di contorno: quando questo viene proposto per sviluppare ulteriormente i personaggi, sono degli intermezzi graditi e ben realizzati, ma alcune, purtroppo, risultano delle vere e proprie perdite di tempo, le quali non fanno altro che interrompere bruscamente il ritmo del gioco, con tutti i problemi che ciò comporta. Tolte queste interferenze, ci troviamo di fronte ad una delle migliori storie mai proposte in un gioco del genere: molte situazioni che andremo ad affrontare, sono pregne di una forte carica emotiva e la scelta di introdurre alcuni temi forti (religione, stupri, amori “proibiti” tra i tanti…) ne è indubbiamente la causa, ma tutto ciò non avrebbe avuto lo stesso impatto, se non ci fossero stati dei personaggi così identificabili nella realtà di tutti i giorni. Purtroppo, proprio cercando di riprodurre la realtà, in certi momenti, i dialoghi appariranno leggermente forzati o “buttati li”: è evidente come gli sviluppatori volessero introdurre slang, riferimenti alla pop-culture e modi di dire, il più “young” possibile, considerata l’età dei personaggi nel gioco, ma il risultato nella maggior parte dei casi sarà, da parte del giocatore, uno sguardo vacante, un sopracciglio sollevato e una risatina soffocata.

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Interagendo con le ambientazioni, Max fornirà sempre il suo personale pensiero. Non sempre saremo d’accordo con i suoi “particolari” gusti.

THE BUTTERFLY EFFECT

A livello di gameplay, “Life is Strange” si mantiene sui classici standard dei punta e clicca dove, controllando Max, esamineremo minuziosamente le ambientazioni che esploreremo, ma, ancora più importante, interagiremo con i personaggi, scoprendo interessanti dettagli su di loro o sulla trama principale. E, ovviamente, in molti casi, avremo la possibilità di fare delle scelte, sia nei dialoghi, sia in alcune determinate situazioni che altereranno in modo considerevole il corso degli eventi; a tal proposito, è arrivato il momento di parlare delle abilità di Max: come abbiamo già accennato, poco dopo l’inizio del gioco, la nostra protagonista scoprirà di avere il potere di tornare indietro nel tempo e potremo farlo praticamente in ogni momento, con la semplice pressione di un tasto; oltre ad avere un impatto non indifferente sulla trama, esso rappresenta anche un ingegnoso espediente, per permettere a noi giocatori di esplorare ogni singola ramificazione delle nostre scelte più importanti e avere la possibilità di proseguire con la strada che più ci va a genio, dopo aver assistito alle sue immediate conseguenze.

Il potere decisionale nelle nostre mani in questo caso è immenso, ma la parte migliore è che, come la teoria del caos e l’effetto farfalla ci insegnano, non sempre la risoluzione delle nostre scelte si manifesta in tempi brevi; ci troveremo in molti casi a prendere determinate decisioni, per poi assisterne ai risultati, uno o due capitoli più in avanti, quando ormai non potremo più “riavvolgere il nastro” e cambiare idea; per questo, nonostante questi poteri ci vengano in aiuto in molte occasioni, avremo sempre sopra di noi il tarlo del dubbio, il quale ci attanaglierà ad ogni decisione: sarà giusta? Sarà sbagliata? Sembra giusta adesso, ma che effetto avrà il giorno dopo? Il passato si può alterare, ma il futuro è sempre incerto e lo sarà fino alla fine del gioco. Naturalmente, questi poteri risulteranno utili anche in questioni meno opprimenti, come per risolvere i vari enigmi che ci si pareranno davanti: essi non saranno mai eccessivamente complessi e, nel raro caso in cui non sapremo il da farsi, il gioco stesso ci fornirà degli sporadici indizi; da segnalare, a differenza dei titoli Telltale, la totale assenza di quick time event durante i suddetti mini-games.

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In alcuni casi, le nostre scelte nei dialoghi potranno influenzare il corso degli eventi, mentre in altre occasioni…beh…avranno un impatto minore

UNA FOTOCAMERA DA POCHI MEGAPIXEL

Fin dai primi trailer, i dubbi più grossi su questo titolo, sono sorti in merito al comparto grafico, che appariva scarno e povero di dettagli e, in effetti, è così: sia i personaggi che le ambientazioni, sono stati creati con un ridotto numero di poligoni e textures non ad altissima risoluzione. Analizzando bene la situazione, scopriamo però che tutto questo gioca molto a favore del titolo; essendo “Life is Strange” un gioco dove uno dei temi chiave è rappresentato dall’arte e dalla fotografia, i colori e le textures sfumate, trasformano gli scenari in veri e propri paesaggi, simulandone la realizzazione con artistiche pennellate di colore ad acquerello. Ovvio, non basta tutta l’arte del mondo per nascondere il fatto che alcuni elementi appaiono più squadrati di un quadro cubista, ma quando l’effetto ottenuto è in grado di regalare un pregievole colpo d’occhio, è una pecca perdonabile sul lungo periodo.

Incredibili e indiscutibili vette di qualità vengono però raggiunte dall’incredibile comparto sonoro e dal doppiaggio: le musiche di “Life is Strange” sono realizzate da artisti specializzati in temi folk e indie, con quella marcata nota di melanconia che ben si sposa con le situazioni che andremo ad affrontare. Il doppiaggio è dello stesso calibro, con i personaggi principali doppiati in modo esemplare (seppur non altrettanto si può dire per i comprimari secondari). Viene quasi da dispiacersi che i modelli facciali dei personaggi, non godano della stessa espressività delle loro voci, essendo poveri di animazioni e dettagli, oltre a soffrire di un fastidiosissimo lip-sync inesistente.

In ultimo, segnaliamo che per completare il gioco ci vorranno all’incirca 20 ore, quasi 4 per ogni episodio; tempo destinato ad allungarsi, nel caso vogliate esplorare ogni singola ambientazione di gioco per scovare le foto nascoste (l’unico collezionabile disponibile) o dilettarvi in piacevoli conversazioni con i personaggi secondari. Oppure semplicemente per affrontare nuovamente l’intero titolo o parte di esso, prendendo una strada differente e assistere a delle scene diverse ogni volta.

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I riferimenti alla pop culture abbondano. A volte sono piacevoli e divertenti, a volte…no

COMMENTI FINALI

Life is Strange” rappresenta non solo la miglior avventura grafica dell’anno, ma, senza mezzi termini, uno dei migliori giochi dell’anno in assoluto. Le scelte adottate dagli sviluppatori, nell’ambito dei temi narrati all’interno del titolo, sono estremamente coraggiose e non hanno paura di affrontarle, per quanto pesanti o tristi possano essere. L’elemento paranormale che consente a Max di alterare il corso del tempo, rappresenta una chicca di integrazione trama/gameplay che favorisce la rigiocabilità. Non passeranno inosservati alcuni piccoli difetti come i modelli poligonali dei personaggi molto grezzi o alcuni dialoghi molto forzati, ma nulla che distrugge quello che è, a tutti gli effetti, un’esperienza eccellente, in grado di settare nuovi standard di qualità nel suo genere. Ogni singolo episodio di “Life is Strange” è come l’evoluzione di una farfalla, che da semplice e ignorato bruco, alla fine riesce a diventare una creatura di naturale bellezza da cui è difficile togliere gli occhi di dosso. Una metafora appropriata, per questo capolavoro inaspettato, ma in fondo, proprio per questo la vita è strana.

Tutto ebbe inizio con un Gameboy e Pokémon Blu...Da quel momento, gli RPG sarebbero stati la sua principale fonte di nutrimento. Non disdegna una partitella con esponenti di altri generi videoludici, ma se costretto a scegliere tra fare il soldato nella Seconda Guerra Mondiale, tirare calci di rigore o esplorare dungeons con una spada e una capigliatura improponibile, lui risponderà sempre: "Le ho già comprate le Megapozioni?"

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