Intervista a Mecna: “Vi presento ‘Laska’, il mio nuovo disco”

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Il mondo del rap è una Babilonia di stili e scelte (musicali e non) diversissime tra loro che, grazie anche al boom che negli ultimi anni questo genere ha avuto nel nostro paese, hanno portato numerosi esponenti della scena rap italiana ad affermarsi davanti ad un pubblico sempre più ampio. Tra questi poi una ristretta cerchia meriterebbe un’attenzione ancora maggiore per la qualità e lo spessore dei propri testi e dei propri pezzi, impossibili da non apprezzare. Uno di questi casi è sicuramente quello di Corrado Grilli conosciuto con il nome di Mecna. Un talento infinito che ha in dei testi pungenti, profondi e mai banali il suo punto di forza e il suo bigliettino da visita per chi magari si avvicina per la prima volta alla sua musica. Dietro però al Mecna di oggi ci sono più di quindici anni di carriera, una miriade di brani interessanti e tantissime collaborazioni con alcuni dei pilastri della scena rap italiana che fanno del rapper foggiano una certezza assoluta più che una ‘scoperta’, grazie anche ad uno stile davvero inconfondibile.

Parlavamo in precedenza dei testi di Mecna che rappresentano qualcosa di unico e, nella musica di oggi, davvero raro: incastri efficaci e particolari, riferimenti vari e “pezzi di vita” dello stesso rapper in cui, in fin dei conti, anche l’ascoltatore si può identificare e di questo, permetteteci di dire, sono capaci solo i più grandi. Il 27 gennaio è uscito ‘Laska‘ il nuovo attesissimo disco del rapper foggiano anticipato dal singolo ‘Non dovrei essere qui‘. Noi di MyReviews abbiamo contattato in esclusiva Mecna per parlare con lui del nuovo disco e più in generale della sua carriera.

 

Sono passati quasi tre anni da ‘Disco Inverno’ e ora esce il tuo nuovo lavoro ‘Laska’. Quanto è cambiato Mecna e il suo modo di fare musica in questi tre anni?
“Disco Inverno” è stato il primo disco ufficiale, ma in realtà è stato il punto di arrivo di tutta una serie di esperienze musicali iniziate tanti anni prima, quindi per questo motivo era comunque un disco molto vario. Con “Laska” le cose sono cambiate, è tutto più definito, più asciutto. E’ cambiata la mia consapevolezza nella musica, e soprattutto è cambiato il mio filtro personale, il punto in cui mi dico “Ok, questa strofa spacca”. Ora sono molto più duro con me stesso, mi aspetto sempre il meglio da me, e spero che in questo disco si senta.

 

Cosa puoi dirci riguardo al processo creativo che c’è stato dietro ‘Laska’ e c’è uno dei pezzi contenuti nell’album a cui sei più legato o dietro cui c’è una storia più particolare?
Il disco è tremendamente personale, quindi in ogni canzone c’è qualcosa a cui tengo molto. In “non dovrei essere qui” sono molto contento di come sono riuscito a descrivere le cose che sento su di me in maniera ironica (o forse auto-ironica) facendo comunque trapelare un senso di scomodità. A livello musicale invece sono molto soddisfatto di “Favole” perché credo sia un pezzo attuale e ricco di contrasti tra la voce e il sound.

 

Pochissimi i featuring del disco, in cui hai scelto di collaborare solo con due grandi artisti come Patrick Benifei e Johnny Marsiglia. Come mai hai scelto di lavorare proprio insieme a questi due artisti?
Non ci ho troppo pensato, in realtà. Patrick è secondo me una di quelle voci che potrebbe stare su qualsiasi canzone di qualsiasi genere e sarebbe una figata, sempre. Johnny è attualmente uno dei rapper più forti che abbiamo (ah, non lo dico solo io?) e insieme a Big Joe hanno fatto un (in realtà due, ma l’ultimo era eclatante) disco veramente figo.

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Ascoltando i tuoi brani ciò che colpisce (tra le tante cose positive) sono ovviamente i testi, mai banali e sempre ricchi di significato. Quanto valore ha la componente autobiografica in ciò che scrivi?
Sinceramente non avrei mai iniziato a fare musica se avessi dovuto scrivere di altro. Non concepisco come si possa fare musica sedendosi a tavolino e dicendo “Ok, allora, adesso scrivo un pezzo su questa cosa qui” oppure “racconto questa storia”. Non ce la faccio. Io metto il beat e vedo cosa succede, lascio che si creino delle immagini in testa, cerco di immaginarmi quali voglio che siano le facce della gente che ascolterà quella rima, non il pubblico eh, ma una, due persone a cui sto indirettamente scrivendo, che può essere la tipa con cui esco o uno che mi ha commentato su Youtube. Non so se mi sono spiegato…

 

Proprio in questo senso, se dovessi scegliere tra i pezzi che hai scritto fino ad oggi un brano che rappresenta te o un determinato periodo della tua vita meglio quale sarebbe?
“Dove sei tu”. Perché quel pezzo non parla di nient’altro se non di me che non esco da alcuni pensieri, alcune paranoie che spesso mi bloccano.

 

Dopo l’uscita del disco, quali sono i tuoi progetti per il futuro? E quali invece, sempre artisticamente parlando, le tue speranze?
Adesso partiranno una serie di instore e poi il tour, ma non vedo l’ora di tornare in studio. Sto già pensando alle cose nuove, ascolto ogni giorno tanta di quella musica che vorrei fare tre dischi tutti diversissimi tra loro. Per il futuro non spero niente, me lo sto costruendo io piano piano, quindi quello che sarà andrà bene.

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