Resident Evil HD Remaster – Recensione

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Quando si pensa all’horror in generale, non si può fare a meno di far balzare alla propria mente il nome Resident Evil (Biohazard in Sol Levante). Il marchio principe della nipponica Capcom, ha indubbiamente settato gli standard del genere horror nel mondo videoludico.

Divenuto un vero must tra i videogiocatori della storica Sony PlayStation tra balzi sulla sedia e atmosfere disturbanti, lungo la strada (specialmente dopo il capitolo Code Veronica) qualcosa si è inceppato durante lo sviluppo, e la storica software house di Street Fighter ha smarrito la via tra un mediocre spin-off e l’altro. Salvo poi ritrovare il sentiero perduto con il capitolo “4”, da molti considerato la vera rinascita del brand, e da altri come l’apice prima dell’inevitabile e disastrosa caduta arrivata con i due successivi capitoli.

Il sottoscritto, ha sempre apprezzato quanto di buono ci fosse in ogni titolo della saga principale (escludendo, quindi, spin-off di vario genere), almeno fino al quinto capitolo. Il sesto, per quanto fosse divertente, spettacolare e ricco di contenuti, aveva smarrito quella “magia”, quel feeling e quel filo logico nella storyline che traspariva anche nel quarto e soprattutto nel quinto capitolo, nonostante la svolta action intrapresa dal brand.

A due anni di distanza dal rilascio di Resident Evil 6, Capcom ha pensato bene di ritornare sui propri passi, intraprendendo una serie di progetti che definire puro fan service, è dire poco.

Dopo l’intrigante capitolo Revelations e l’annuncio del ritorno alle origini per Resident Evil 7, Capcom ci delizierà (si spera) in questo periodo invernale con ben due titoli: il remake in alta definizione del capitolo Rebirth uscito nel 2002 su Nintendo GameCube ed il sequel del riuscito Revelations, che dai primi stralci di gameplay pare si basi molto più sull’atmosfera che sulle sequenze action.

Oggi, ci concentreremo sulla recensione del primo, in anteprima su MyReviews, che si spera saprà saziare gli appetiti dei non-morti più famosi nel mondo dei videogame, oltre che della cerchia di fan di vecchia data del brand.

Titolo: Resident Evil HD Remaster
Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom
Genere: Survival horror
Piattaforma: PS3, Xbox 360 (720p), PC, PS4, Xbox One (1080p)
Giocatori: 1
Localizzazione: Inglese, sottotitolato in italiano

Luglio, 1998
Raccoon Forest – Arklay Mountains, nei pressi di Raccoon City.

La squadra Alpha della S.T.A.R.S. (Special Tactics And Rescue Service) del dipartimento di polizia di Raccoon City, viene inviata per investigare sulla scomparsa dei commilitoni del team Bravo, le cui comunicazioni sono sparite nel bel mezzo della missione.

La missione del team Bravo era quella di investigare su strani omicidi avvenuti nei confronti di alcuni abitanti residenti nella foresta limitrofa alla città. La particolarità di questi omicidi era che le vittime erano apparentemente state dilaniate vive.

Il team Alpha composto dal caposquadra Albert Wesker, dai subalterni Chris Redfield, Jill Valentine, Barry Burton, Joseph Frost e dal pilota Brad Vickers, iniziano le indagini sul luogo della sparizione.

Ma qualcosa va storto, Joseph Frost viene improvvisamente attaccato e ucciso da un gruppo di cani apparentemente idrofobi, il team è costretto a battere in ritirata. E come se non bastasse il pilota dell’elicottero Vickers, decide di fuggire vista la situazione estrema. Durante la fuga, la squadra scorge un’imponente magione che servirà da rifugio temporaneo.

Benvenuti nel survival horror.

Trattandosi di un remake in alta definizione, la cosa su cui logicamente bisogna concentrarsi di più è il comparto grafico.

Il lavoro da svolgere in casa Capcom per questo re-remake era piuttosto semplice, dato che le basi di partenza del titolo GameCube erano già ottime. Il titolo utilizzava fondali prerenderizzati di qualità eccelsa, ed un sistema di illuminazione eccezionale (per l’epoca) capace di donare un’atmosfera realmente agghiacciante, quasi irripetibile nel panorama videoludico odierno.

Ebbene, i fondali in prerendering qui avranno un dettaglio ancora maggiore poiché saranno ricreati in tre dimensioni e godranno della trasposizione su schermo in alta definizione o in full hd, nel caso della next-gen. Ed il sistema di illuminazione è stato completamente ricreato da zero, in modo da renderlo dinamico con l’ambiente circostante. Dimenticate quindi le ombre inesistenti del capitolo per GameCube, qui l’illuminazione proietta le ombre dei personaggi giocabili e non giocabili in maniera molto più realistica, anche sulle pareti degli scenari, che fino al capitolo sul cubo di Nintendo erano praticamente un bel quadro inerme su cui muovere dei personaggi in real-time.

Non fraintendete, il risultato appare comunque come un bellissimo quadro inerme, dato che la fisica degli ambienti è stata totalmente tralasciata… Ma d’altronde sarebbe significato per Capcom riscrivere completamente il motore grafico.

Un occhio di riguardo merita anche la rimodellazione effettuata sui protagonisti umani in particolare, ma anche sul bestiario. I modelli dei protagonisti sono molto più dettagliati, rifiniti e caratterizzati da una maggiore espressività facciale. Inoltre, se malauguratamente doveste finire tra le grinfie di una delle creature orripilanti della magione Spencer, gli schizzi di sangue finiranno sulle pareti o per terra. Lo stesso dicasi se doveste saltare la testa di un non-morto affettuoso, con un colpo di fucile a pompa. Certo, non saranno aggiunte da far gridare al miracolo, ma da rispetto alle ultime remaster degli ultimi anni, si nota l’impegno profuso da Capcom sul comparto tecnico.

Ottimo come sempre il comparto sonoro, composto da effetti sonori semplicemente esemplari in grado di farvi realmente accapponare la pelle e da una soundtrack a tema e assolutamente da brividi. Il tutto, se sfruttato con un buon paio di cuffie o un impianto Dolby 5.1 o DTS, è in grado di immergervi completamente in un atmosfera unica e senza precedenti (riproposta in dosi moderate solo nel recente The Evil Within).

Anche nell’impianto di gameplay sono state apportate diverse novità. Il sistema di controllo a nostra disposizione ha ben due configurazioni: quella classica a cui noi tutti siamo abituati ed un nuovo sistema di controllo totalmente interattivo. Ci concentreremo sull’analisi del secondo.

Resident Evil è sempre stato sinonimo di legnosità, ma non nel senso cattivo del termine. Il gameplay era talmente elementare e poco reattivo, da rendere alcune situazioni di gioco (quelle in cui si è in pesante inferiorità numerica) un vero e proprio inferno, suscitando non poco panico.

Ebbene, tutto ciò è rimasto immutato (più o meno), vuoi per una questione di identità, vuoi per la scarsità di mezzi a disposizione del team sviluppatore (si tratta comunque di una base già costruita).

Tuttavia, il nuovo sistema di controllo tramite analogici e totalmente interattivo con lo scenario funziona bene, ma non benissimo.
Per chi non avesse capito di cosa stiamo parlando: in Resident Evil, per andare avanti era necessario premere la direzione su. Indipendentemente dalla posizione del sentiero sullo scenario.

Ora se il sentiero si troverà a sud dello scenario, sarà sufficiente premere l’opportuna direzione tramite analogico, senza fossilizzarsi sul tasto direzionale su (spero di essere stato abbastanza chiaro).

Perché allora precisare che codesto sistema interattivo non funziona benissimo? Per il semplice fatto che il limite di questo sistema di controllo, è il gioco stesso. Nel caso in cui stessimo procedendo verso sud con l’analogico, nel momento in cui ci sarà un cambio di inquadratura dovremo repentinamente cambiare direzione con l’analogico per seguire il sentiero. E questo comporterà in più di un’occasione degli scatti innaturali del personaggio su schermo.

Ma proprio per il limite stesso del gioco, non consideriamo questa imperfezione un vero e proprio difetto, ma più che altro un limite tecnologico, insormontabile per gli sviluppatori Capcom.

Il fattore longevità è soggettivo, nel caso in cui siate dei perfezionisti e degli amanti dei segreti e degli sbloccabili, il titolo potrà portarvi via diverse ore, complice anche un notevole fattore rigiocabilità.

Se siete dei videogiocatori da “singola rush”, Resident Evil potrebbe non essere il titolo che fa per voi. Avremo a nostra disposizione due campagne in singolo, una con Chris Redfield ed una con Jill Valentine. Entrambe le campagne porteranno con sé, pro e contro.

Se con Redfield avremo un inventario più piccolo, potremo beneficiare di una maggiore resistenza ai colpi. Mentre con la bella Valentine avremo a nostra disposizione un inventario più capiente, un arsenale più ampio ed in diverse occasioni il buon vecchio Barry Burton verrà a toglierci le castagne dal fuoco. Ma di contraltare sarà più vulnerabile agli attacchi.

Ciascuna campagna ha una durata in media di circa 8 ore.

VERDETTO FINALE
Questa remaster è sì un’operazione commerciale, condita da tanto fan-service. Ma almeno ha un fondamento di utilità ed una realizzazione che supera molti dei concorrenti rimasterizzati in hd immessi sul mercato recentemente.

Diversi sono i motivi che potrebbero spingervi ad acquistare questa remastered… Se siete degli amanti di vecchia data della serie, il prezzo competitivo, la mancanza di titoli con una tale atmosfera e, soprattutto, se non avete mai avuto la possibilità di provare uno dei remake più riusciti della storia videoludica.

Riassaporando le macabre atmosfere e le cupe tinte di villa Spencer, si spera che Capcom effettivamente opti per un gradito ritorno alle origini con Revelations 2 e col settimo capitolo della saga principale. Perché, non dimentichiamocelo… L’action vende di più. Ma è il survival horror che ha reso Resident Evil uno dei brand più popolari di Capcom, oltre che una delle pietre miliari della storia videoludica. Consigliato.


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